NR. 04 anno XXVII DEL 19 MARZO 2022
la domenica di vicenza
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Cevese: si cerca un erede

Nel volume “Per Vicenza 1945-2008” si auspica che qualche giovane raccolga la fiaccola della difesa della bellezza lasciata cadere dal “tedoforo” Renato

di Gianni Giolo
giolo.giovanni@tiscali.it

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Cevese: si cerca un erede

"A tutt'oggi il prof. Renato Cevese manca di eredi", scrivono Andrea e Tommaso Cevese nella lettera aperta che apre il volume "Per Vicenza 1945-2008" (Cierre edizioni). Il loro padre, recentemente scomparso, il "teodoforo del Bello vicentino" (alla consegna del prestigioso Premio Mazzotti nel 2007 così disse di se stesso: "Sono stato il teodoforo che, in giovane età, portò la fiaccola dell'appello per la salvezza delle ville venete"), storico  dell'architettura, fondatore del Centro Internazionale "Andrea Palladio", fra i maggiori studiosi di Palladio e del  palladianesimo, che ha dedicato la sua esistenza alla valorizzazione e alla tutela del patrimonio artistico delle ville venete, pubblicando in particolare una monumentale monografia su quelle vicentine, ricerca un "erede", persona o ente di qualche natura, che voglia continuare le sue battaglie per la tutela e la salvaguardia delle rare bellezze dell'arte vicentina.

Vicentino e veneto


Per l'anagrafe dovrebbe trattarsi di un vicentino (o veneto) che abbia varcato, almeno, la soglia della laurea. E la speranza è confortata dal fatto che la nostra società non manca di giovani capaci. La sensibilità verso il Bello è un dono della Natura, è una capacità di "vedere oltre", di filtrare le immagini, e si accompagna spesso a un grande senso dell'Armonia. Lo studio aiuta a coltivare e sviluppare il senso del Bello, ma la predisposizione naturale è imprescindibile. Un poco come la propensione per le scienze  esatte.


Il coraggio è fondamentale


Altro requisito per questo "erede intellettuale" che vorremmo si facesse avanti, è il coraggio. Come diceva il Manzoni, il coraggio uno non se lo dà. Ci nasci insieme, come succede con il colore degli occhi. Il coraggio se lo si pratica lo si migliora, ma se lo si possiede è impossibile non praticarlo. Il coraggio è una delle poche entità che si autorigenerano: come i capelli, anche se il mondo è pieno di calvi. Ora, l'"erede" dovrebbe possedere questa rara virtù in grande abbondanza. Secondo Montanelli, che di questa virtù se ne intendeva, in Italia non basta avere coraggio, occorre essere degli eroi. Difendere il patrimonio artistico significa innanzitutto combattere contro l'ignoranza, il cinismo e spesso la malafede degli amministratori pubblici e dei portatori di interessi economici forti, i famosi "palazzinari".
 

Tra pelatri e imprenditori

Significa, certe volte, agire da pacieri tra amministrazioni invidiose le une delle altre, che pongono veti incrociati esasperando il processo burocratico fino a paralizzare ogni decisione utile al recupero del patrimonio artistico. Significa convincere prelati dubbiosi, o sensibilizzare imprenditori poco illuminati. Significa rinunciare ad arricchirsi in fretta e, se la propria carriera dipende dalle simpatie altrui, vuol dire quanto meno rallentare la progressione professionale, soprattutto se accademica. Insomma, eroismo non è una parola enfaticamente fuori luogo in questo contesto. E certi eccessi polemici degli storici dell'arte, per quanto infelici, possono essere compresi. 

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