NR. 41 anno XXVIII DEL 25 NOVEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Bosnia, il viaggio continua

Seconda parte del reportage tra campi profughi, Medugorje e alcuni vicentini

di Federico Murzio
f.murzio@libero.it

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Bosnia 2

Figli di nessuno


Durante la guerra li hanno sfollati per sfuggire ai colpi di fucile dei serbi ed epurati dalle loro case perché fedeli alla Chiesa di Roma e non a quella Ortodossa. Sono gli abitanti del campo profughi "Tasovia" a Cipljna, pochi chilometri da Mostar. Tra loro ci sono anche un paio di famiglie devote ad Allah. Ma nessuno ci fa caso. Quindici anni dopo, sono (quasi) tutti ancora lì.

Sono arrivati dalla Bosnia nord-orientale, una zona a maggioranza etnica serba. I bambini di allora sono oggi adolescenti. E se non bivaccano all'ingresso del campo sono in giro a cercarsi un lavoro o rimediare un pasto. In balia di sé stessi, in ogni caso. In questi ultimi quindici anni altri bimbi sono nati e oggi sono lì, anche loro, con i container come case e il prato infangato come campo giochi. Sono stati più di un milione i profughi durante la guerra, e ben pochi sono ritornati nelle loro abitazioni.

A Tasovia vivono 300 persone anche se numeri certi non ce ne sono. Quando arrivo gli uomini in età da lavoro non ci sono. Ci sono donne di tutte le età, qualche vecchio e una ventina di bambini tra i 5 e i 10 anni. Dimenticati da tutti, i profughi di Tasovia hanno già da un po' dimenticato gli altri e si arrangiano a sopravvivere. Alcune donne sulla settantina m'invitano nelle loro case. Pochi metri quadrati in cui c'è tutto e di tutto. L'ordine sottolinea dignità. Poi un'altra donna più giovane mi fa cenno di seguirla. Arriviamo ad un altro container adibito a servizi pubblici. La dicitura corretta sarebbe "servizi igienici", ma di igienico non c'è nulla. Quando torniamo indietro questa donna mi indica una bionda sconosciuta sui 30 anni, troppo scialba e troppo magra per essere vera. Grazie all'aiuto di chi comprende il bosniaco capisco. Sono stato messo in guardia: la donna bionda è una prostituta. E una ladra. Spesso tutte e due le cose insieme.

In questo campo profughi sono di passaggio i Silicon Klaun di Thiene (http://www.siliconklaun.it/): un'associazione di volontari che praticano la clownterapia. Non si capisce se i sorrisi più grandi siano stampati sui volti dei bambini o su quelli degli adulti quando li vedono arrivare vestiti da pagliacci, multicolori e allegri. Di certo, i bambini bosniaci si divertono. «Cerchiamo di trasmettere positività -spiega Nicola Congiu, 24 anni, tra i fondatori del gruppo- I sorrisi di queste persone che non hanno niente, valgono molto di più». «In realtà -sottolinea Congiu- questi viaggi (i Silicon, oltre ai normali servizi nei reparti dell'ulss 4, sono stati anche in Romania) sono anche percorsi interiori per lavorare su sé stessi».

E così li seguo questi clown vicentini. Prima al pensionato Romanovic, pochi chilometri a sud di Mostar, dove vedo Nicola e i suoi amici intrattenere e abbracciare anziani sconosciuti dall'età indecifrabile, che pur parlando una lingua diversa sorridono e ridono insieme. Poi a Pazaric, a metà strada tra Mostar e Sarajevo, dove c'è l'omonimo ospedale psichiatrico. Qui sono ricoverati un centinaio di pazienti di tutte le età afflitti dalla sindrome di Down, di Rett, con l'Alzheimer, autistici, epilettici. Le strutture sono fatiscenti e nei locali c'è aria stantia di puzza di tabacco e cibo scadente. Non ci sono cure o trattamenti mirati a seconda della malattia. Soprattutto non ci sono soldi. E lo stato dell'ospedale e i risultati di questa politica, a Pazaric, sono sotto gli occhi di tutti.

Una volta scesi dai furgoni siamo avvicinati da queste persone, formano un cordone quasi di protezione che circonda i mezzi. Alcuni ti abbracciano, altri ti stringono la mano, altri ancora ridono. Tutti chiedono "çigaro?", sigaretta. Non sono sicuro sia bosniaco, ma i gesti non lasciano dubbi. Da queste parti vecchi, disoccupati, sottoproletari fumano le Drina, prodotte tra Sarajevo e Mostar. Quando offri loro delle Marlboro, ridono sguaiatamente e le afferrano con dita bruciate e macchiate dalla nicotina, nonostante sulle labbra abbiano penduli mozziconi di altre cicche. In lontananza vedo uno di questi malati prendere a calci un cane zoppo che dorme per terra, sic et simpliciter. Già tra di noi si parlava poco, adesso non si parla più. 

continua »

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