NR. 07 anno XXV DEL 23 MAGGIO 2020
la domenica di vicenza
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Uno Shakespeare “amletocentrico”

Grande successo per l’allestimento curato da Piergiorgio Piccoli: “Lo spettacolo è il mondo visto attraverso gli occhi del protagonista”

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Amleto1

Prima regionale trionfale giovedì 28 gennaio, al Teatro Comunale di Vicenza, per "Amleto" diretto da Piergiorgio Piccoli, tanto da dover aggiungere una replica la sera successiva. Messo in scena con l'aggiunta di alcuni brani musicali ispirati a dei sonetti di Shakespeare, "l'Amleto" di Piccoli si presenta elegantissimo e asciutto nella regia che scenicamente, invece, manifesta gli intrighi di corte attraverso un macchinario a cremagliera, utile per dimostrare come i personaggi stessi siano intrappolati in un ingranaggio ideologico. Abbiamo incontrato il regista.

Questo suo Amleto comincia con la processione del funerale come nel film di Zeffirelli, poi c'è subito la festa del matrimonio dei due regnanti e la tavola viene imbandita sulla bara del re defunto. Sembra "Nodo alla Gola" di Hitchcock.

Piergiorgio Piccoli: «Lo sto proprio preparando: "Nodo alla Gola", debutterà ad aprile. La cosa del cadavere nella cassapanca è affascinante. Qui, però, l'intento era di creare un passaggio molto repentino tra funerale e festa».

È un'ironia nera molto british.

«Sì sì, così come è si è passati nel cuore di questi personaggi, nel giro di breve tempo, dal lutto alla festa: Shakespeare lo spiega molto bene nel testo e, scenicamente, mi sembra carino giocare con il doppio ruolo della bara-tavola imbandita».

Amleto, nella sua versione, non c'entra niente con l'ambiente che lo circonda: lui entra in scena incappucciato e già da lì si capisce che lui sarà in quel modo. Sia per come è vestito, che per come è illuminato, lui ha senso soprattutto quando rimane da solo sul palco.

«Tutto lo spettacolo è il mondo visto attraverso gli occhi del protagonista: lui è la voce della coscienza della corte corrotta e della sua stessa coscienza, corrotta e desiderosa di vendetta, la voce dei suoi rapporti malati coi genitori. Tutto è "amletocentrico". A parte Ofelia, che è un altro personaggio che vive la realtà a modo suo, gli altri gravitano attorno a una visione che Amleto vuole avere e che è però vera».

La sua versione non inizia col tradizionale : "Marcello! Bernardo!". Come mai voi registi contemporanei spesso scartate l'incipit originale?

«Perché è un di più, drammaturgicamente non è fondamentale: aveva senso ai tempi di Shakespeare quando c'erano dei cambi di scena facili e repentini, fatti coi fondalini che si spostavano e si giravano».

Il macchinario che lei presenta non è solo un simbolo statico ma contribuisce al linguaggio scenico. È un personaggio passivo?

«No, perché è una macchina che sancisce salti temporali e d'ambiente: ha una sua funzionalità pratica in un contesto come questo, dove i personaggi entrano o si ritrovano in un'altra scena».

L'allegoria del fantasma è espressa col fumo e con il cono di luce bianco-ottico, molto freddo. Questa è l'unica luce davvero bianca che lei utilizza per tutta la tragedia. Il bianco è il colore delle vittime?

«Il bianco è sicuramente il colore della morte, dell'innocenza, così come è il colore di Ofelia. Sì, è vero, è anche il colore delle vittime».

Nell'incontro con lo spirito, Amleto sembra rivivere l'agonia del padre. È la scena forse più violenta, tra l'altro lui parla all'unisono con il fantasma. Come mai questa scelta di far agonizzare Amleto tramite un evento che assomiglia molto a una trance medianica?

«Tra le tante ipotesi c'è quella secondo la quale l'apparizione del fantasma del padre sia frutto dell'immaginazione di Amleto: gli amici vedono qualcosa ma non è ben definito. Amleto invece lo sente sulla sua pelle, così come in vita forse aveva sentito l'autorità e il dispotismo del padre».

Un dare corpo alle ombre, insomma.

«Esatto».

Sì, però, qualora fosse tutta fantasia dovrebbe essere un'intuizione geniale: l'illuminazione da qualche parte deve arrivare per forza, perché qualcuno o qualcosa, effettivamente, gli rivela che il padre è stato avvelenato.

«Sì, qualcuno glielo rivela: lo spettro».

Sì ma se è una fantasia?

«Eh, se è una fantasia non si capisce come mai lo zio reagisca così alla pantomima degli attori. Ci sono tante versioni: qualcuno ha detto che la reazione dello zio è legata al rapporto che aveva col fratello, ma non ad un fatto contingente. Ci sono delle versioni in cui Amleto è davvero pazzo e si immagina tutto».

continua »

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