NR. 08 anno XXV DEL 30 MAGGIO 2020
la domenica di vicenza
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Il Casanova malinconico

Aterballetto ha portato al Comunale uno spettacolo che sintetizza in quattro quadri la vita del famoso personaggio

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Il Casanova malinconico

Domenica 7 febbraio, al Teatro Comunale di Vicenza, è andata in scena la nuova produzione della Fondazione Nazionale della Danza Aterballetto, "Casanova". Lo spettacolo, strutturato in un atto unico della durata di circa un'ora e un quarto, ha usufruito di una scenografia minimale, atta ad attrarre l'attenzione dello spettatore proprio sulla coreografia: uno sfondo nero totale con un grande specchio di ispirazione barocca. La Biografia di Casanova viene strutturata in episodi in cui le vicende si susseguono e si rincorrono tra loro, in una ricerca introspettiva e tormentata: le donne che ha amato di più, la fuga dai piombi, i duelli e le altre donne, tutte uguali ma diverse e tormentate come lui. Abbiamo incontrato la direttrice artistica di Aterballetto e fondatrice del Balletto di Toscana, Cristina Bozzolini.

Il vostro "Casanova" ha un'impronta drammatica e malinconica. Nella realtà era coevo di Goldoni e di personaggi che lui conobbe come Mozart, Caterina II di Russia, Rousseau, Voltaire. Avete preferito concentrarvi su degli aspetti più introspettivi che su quelli rocamboleschi, seppure straordinari, come possono essere questi incontri?

Cristina BozzoliniCristina Bozzolini: «Casanova è stato un grande personaggio, non è come Don Giovanni, che è molto più frivolo e che non abbiamo la certezza che sia esistito davvero: era un intellettuale e musicista, un uomo di cultura che ha fatto e provato di tutto perchè aveva un profondo amore per la conoscenza. Certo, ha amato molte donne, poi le ha lasciate, le ha anche riprese, ma non come oggetti. Il nostro coreografo, Eugenio Scigliano, ha fatto degli studi approfonditi in merito e non potendo raccontare tutto, ha scelto le cose che erano più vicine alla sua sensibilità, la parte più introversa e malinconica: a lui è piaciuto rappresentare la malinconia di Casanova che finisce la sua vita in solitudine. Molti pensano che nonostante abbiamo amici e parenti, alla fine siamo sempre un po' soli, soprattutto quando non siamo capiti».

Anche questo girovagare che lui fa per tutta l'Europa...

«Sì, lui ha girato molto e cercava sempre qualcosa, e se cerchi è perché non hai trovato ancora ciò che ti dia la calma. Lui la calma l'ha trovata nella solitudine: non è rassegnazione, ma una presa d'atto. La solitudine può essere un peso ma, allo stesso tempo, può farti sentire leggerissimo e libero».

Sono state scelte musiche del ‘700, che tipo di gestione viene effettuata sul lavoro coreutico quando si utilizzano musiche di epoche passate?

«C'è un rapporto bellissimo tra danza contemporanea e musica del ‘700: è una musica davvero modernissima e attuale. In questo caso ci sono anche dei brani più descrittivi che rappresentano bene anche l'epoca per quanto riguarda danze, atteggiamenti umani e modi di fare. Ci sono anche delle musiche completamente astratte».

Si parla di un antieroe veneziano. Dal punto di vista della figurazione e dell'impatto visivo quali sono secondo lei gli elementi che possono richiamare a un'estetica di gusto veneziano? Lo specchio, per esempio?

«Sicuramente lo specchio, ma anche i costumi, anche se sono molto essenziali. Le danze di gruppo che, secondo me, sono fatte così bene che sostituiscono la scenografia, dando proprio l'immagine dell'epoca».

Casanova era anche massone, come Mozart. Era scrittore e, all'epoca, gli artisti che appartenevano alla massoneria, facevano continui riferimenti nelle loro opere ai simboli tipici della setta. Voi avete tenuto conto anche di questo aspetto oppure avete preferito tralasciarlo a favore di altre chiavi di lettura?

«No, questo è stato completamente tralasciato».


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