NR. 41 anno XXVIII DEL 25 NOVEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei

Serie di incontri sul valore della grafologia. È stretto il rapporto tra la nostra scrittura e la nostra personalità

di Federico Murzio
f.murzio@libero.it

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Dimmi come scrivi e ti dirò chi sei

Dimmi come scrivi, ti dirò chi sei. Possibile? Sembra di sì. Questo il senso degli incontri organizzati dall'Associazione Culturale Il Tritone dal titolo "La grafologia per capire e capirsi: elementi indispensabili per la realizzazione privata e sociale".

 Nella suggestiva cornice dell'aula Francescana dei chiostri di san Lorenzo la relatrice è Gabriella Salini, perito grafologo del Tribunale di Vicenza e consulente dello studio legale Prisco di Milano (già, proprio quello del compianto vice presidente dell'Inter Peppino Prisco). «Lo studio della scrittura ha origini antichissime - spiega Salini -già gli Egizi avevano intuito che nel gesto grafico si riflettono le caratteristiche dell'individuo». «È nel 1622 che la grafologia entra a far parte delle scienze sperimentali per merito di Camillo Baldi dell'Università di Bologna -continua Gabriella Salini- Poi, il filosofo tedesco Ludwig Klages affermava che il corpo vivente era l'espressione dell'anima e che i moti del corpo rispecchiamo i moti dell'anima.Il parallelismo tra scrittura e carattere deriva, quindi dallo stretto rapporto tra corpo ed anima. Per comprendere lo stretto rapporto tra la nostra scrittura e la nostra personalità è sufficiente riflettere che le nostre emozioni ed esperienze di vita la modificano costantemente».


Tratto ed Emozioni

«La scrittura non solo è strumento per capire e capirsi -introduce Salini- Ma è fedele compagna della nostra vita e biografa dei nostri sentimenti». Per descrivere meglio questa asserzione, la perita grafologa porta tre esempi di scritture famose: Garibaldi, Bonaparte e D'Annunzio.

 Dice Salini: «Osservare testi scritti in diversi periodi della vita è un po' come guardare la foto di una persona cara nelle sue varie età». Ecco allora che tre lettere di Garibaldi sono analizzate; tre missive: una della sua giovinezza, una della sua maturità e una della sua vecchiaia. Molti sono gli elementi che incidono sul segno: pendenza delle lettere, velocità, pressione del segno, la grandezza delle lettere, l'occhiello. Appare chiaro, spiega Gabriella salini, come con l'avanzare dell'età e degli acciacchi aumenti l'incertezza della scrittura con la conseguente illegibilità del testo. Tuttavia, i connotati identificatori rimangono. E, in effetti, è proprio nella firma in calce alle lettere che l'individuo mantiene la propria identità, cioè ciò che ci rappresenta.

 Il che, età a parte, non significa che anche gli eventi esterni non condizionano. E, in questo senso, la firma tradisce ben più di un sentimento. Prendiamo Napoleone Bonaparte. Da primo console Napoleone firmava "dritto", con un tratto sicuro, chiaro che significa una sicurezza si sé, consapevoli delle proprie capacità e del proprio ruolo. Proclamatosi imperatore, Napoleone si firmava semplicemente Nap, e anche in questo caso si nota la grande ascendenza del tratto. Lo stesso, quando il francese entrò a Mosca. Successivamente con la ritirata di Russia prima, e la prigionia a Sant'Elena poi, la firma, veloce, tendente verso il basso, senza la sottolineatura tipica dell'epoca, lascia trasparire la consapevolezza dell'imperatore di avere l'ambiente "contro" di lui.


Scrittura e psicologia

L'ennesimo riscontro di quanto le persone proiettino la propria identità e la propria storia nella scrittura è con un altro esempio eccellente: Gabriele D'Annunzio. Salini prende in esame una malacopia di un tema che il futuro Vate, allora quattordicenne, scrisse a scuola. «D'Annunzio istoriava la malacopia con dei disegni -illustra Salini- segno che la scrittura non era sufficiente per dare sfogo alla sua grande creatività. In questo caso il parallelismo tra scrittura e disegno è evidente». «Eppure -continua Salini- dietro ad un tratto grafico che lascia intuire spavalderia, ci sono degli elementi che lasciano trasparire una grande sofferenza nel passato». Ecco allora che la grafologia «Può essere strumento di aiuto per capire il disagio -spiega Salini- almeno finché non è regredito a patologia. Ma non oltre».  

 «Molte cose che sono state dette questa sera coincidono con le teorie psicologiche -commenta padre Celso Mattellini, "padrone di casa" e appassionato grafologo lui stesso avendo studiato l'opera di padre Girolamo Moretti, caposcuola della grafologia italiana. «Sono soddisfatto di questa prima serata che è stata condotta con perizia -dice padre Celso- Soprattutto per il senso di obiettività che si è voluto trasmettere. Perché, la grafologia, è uno strumento per aiutare la persona a vedersi, a conoscere e non è, come è stato più volte e giustamente ripetuto, uno strumento per giudicare».

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