NR. 41 anno XXVIII DEL 25 NOVEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Protezione Civile in Veneto un esercito di 16 mila “soldati”

Toffoletto: “I sindaci debbono imparare l’importanza del nostro servizio”

di Federico Murzio
f.murzio@libero.it

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murzio inchiesta

Un convegno per fare il bilancio di quanto fatto nell'anno appena trascorso. Un convegno per dimostrare di esserci e guardare al futuro. Questo il senso dell'incontro organizzato dalla Protezione Civile dell'Ana (Associazione Nazionale Alpini) della Sezione di Vicenza.

La presenza in sala di Elena Donazzan e di Silvano Sgreva, rispettivamente assessore regionale con delega alla protezione civile e consigliere comunale del capoluogo responsabile della protezione civile; e le relazioni di Graziano Salvadore, responsabile del sevizio protezione civile della nostra provincia, di Michele Longo, del Centro Operativo Ana nazionale, e l'intervento Graziano De Sabata, funzionario della Regione Veneto, significano ben più di un incontro organizzato per auto-celebrarsi. D'altra parte la protezione civile era un mondo già abbastanza complicato senza che, a livello nazionale almeno, s'instillassero dubbi non tanto sui risultati finali, ma quanto sul modo di ottenerli. Tra gli addetti ai lavori il peso della cronaca, pur nella sua variante berica,  si sente anche qui.

L'assessore Donazzan (PdL) sottolinea infatti che: «L'augurio che faccio è quello che non si possano più vedere le nostre divise in situazioni drammatiche come quelle de L'Aquila, ma neanche infangate come in questi giorni di cattiva stampa. Perché per quanto lo posso conoscere, Guido Bertolaso è una brava persona». E ancora: «È nostro compito difendere e tenere pulite le nostre divise. Per chi ha cercato di mettere in commistione il malaffare e il cattivo comportamento dobbiamo dire che non c'è posto per loro nella protezione civile. Quest'ultima scrive pagine bellissime nella storia d'Italia ed è nostro compito continuare così». Mentre Sgreva (PD): «Penso che l'onestà della protezione civile non sia stata assolutamente intaccata. Quella nazionale è una vicenda che non tocca i volontari della cui generosità e del cui spirito di sacrificio nessuno dubita». Poi rivolto alla platea: «Che dopo voi siate anche all'interno degli alpini vi fa onore perché vi rende attenti non solo a quello che è stato il vostro passato e al vostro presente, ma siete calati nella realtà quotidiana. Il vostro lavoro, il vostro spirito di sacrificio quindi servono anche da esempio, soprattutto per i più giovani».


Protezione in Provincia

Che questo mondo sia piuttosto complesso lo s'intuisce solo guardando i numeri. In Veneto l'esercito dei volontari della protezione civile annovera tra le sue fila qualcosa come sedicimila persone, tra uomini e donne. Di questi, circa un terzo, sono inquadrati nelle squadre protezione civile dell'Ana.

Nell'Albo regionale degli iscritti la provincia di Vicenza è tra le più attive. Sono presenti infatti ben 63 organizzazioni: una sezione dell'Agesci, quattro sezioni Ana (oltre a Vicenza, ci sono Bassano, Marostica e Valdagno), quattro sezioni Ari e tre nuclei dell'Associazione Nazionale Carabinieri. Poi, ci sono quelle a carattere locale: quattro gruppi comunali, cioè costituiti da delibere dei rispettivi consigli comunali, e quarantasette libere associazioni di protezione civile. Ventidue di queste sono coordinate tra loro attraverso il Coordinamento delle Associazioni Volontarie di Protezione Civile della Provincia di Vicenza. Ente che è, ovvio, riconosciuto dall'Albo Regionale.

Nella selva legislativa che regola e stabilisce chi fa che cosa, le funzioni delle province sono stabilite dall'art.108 del decreto legislativo 112 del 1998. Così le descrive Graziano Salvadore: «L'attuazione delle attività di previsione e degli interventi di prevenzione dei rischi con l'adozione dei connessi provvedimenti amministrativi; la predisposizione dei piani provinciali d'emergenza sulla base degli indirizzi regionali; la vigilanza sulla predisposizione dei servizi urgenti, anche di natura tecnica, da attivare in caso di eventi calamitosi». Prima di tutto, però, Salvadore ricorda che: «Il servizio di protezione civile è tutelare l'integrità della vita, i beni, gli insediamenti e l'ambiente, con questa priorità d'intervento dai danni e dai pericoli che possono causarsi da eventi naturali o da eventi calamitosi. Se gli interventi che pianifichiamo rispettano queste finalità bene, altrimenti non è protezione civile. Stop». Precisazione necessaria a fronte di continue richieste d'intervento della protezione civile che con l'integrità delle persone e delle abitazioni o dell'ambiente non hanno nulla a che fare. Ecco allora che gli eventi, i soli che autorizzano l'intervento della protezione civile sono tre. Spiega Salvadore: «Eventi naturali che un singolo ente (il comune o il genio civile, ad esempio) non può fronteggiare con le risorse proprie; eventi che per intensità o estensione richiedono un coordinamento che raggruppi diversi enti e sia coordinato; ed eventi che sono le vere e proprie catastrofi che richiedono le famose ordinanze di protezione civile». Partendo dal tipo di emergenza e dal bisogno d'intervento si stabilisce il lavoro della protezione civile stessa. E siccome in Italia la protezione civile non è un unico monolite, il pericolo è quello che ognuno corri per conto proprio con una conseguente dispersione di risorse. Umane certo, ma soprattutto di soldi.


I numeri degli alpini

Giuseppe Galvanin In questi ultimi anni Giuseppe Galvanin, presidente dell'Ana di Vicenza, e il suo staff  con Roberto Toffoletto in testa, hanno riunito un piccolo esercito di 500 volontari suddivisi in 15 squadre. Gran parte di queste sono convenzionate con i comuni della provincia. Tra automezzi, divise (500 euro il costo pro capite), assicurazioni, carburante, strumentazione varia (da quella sanitaria alla squadra cinofila) l'investimento in denaro è stato notevole.

Il banco di prova è stato il sisma abruzzese: 240 volontari alternatisi in quasi 10 mesi di stato d'emergenza per una spesa complessiva che si aggira intorno ai 18 mila euro. Una bella prova, dicono gli addetti ai lavori, ma il problema è sempre quello: fino a quando la protezione civile in generale, e quella Ana in particolare, potranno mantenere questi alti standard con le sempre più limitate risorse a loro disposizione?

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