NR. 07 anno XXV DEL 23 MAGGIO 2020
la domenica di vicenza
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Amanda Sandrelli e Blas Roca Rey, ma di chi è il “piede giusto”?

I due attori parlano della piece andata in scena a Bassano che analizza risvolti sociali di assoluta attualità

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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sandrelli

La settimana scorsa, al Teatro Remondini di Bassano, è andata in scena la commedia "Col piede giusto", pièce che racconta di un incidente d'auto avvenuto per mano di un politico in ascesa, che lascia vedova una donna di un quartiere popolare. Una serie di intrecci strutturati in maniera fine e intelligente, accompagnati da battute fulminanti, rendono la tragedia paradossalmente divertentissima. Ne abbiamo parlato con i due protagonisti, Amanda Sandrelli e Blas Roca rey.

La Commedia comincia con un episodio tragico e la contrapposizione dei due status sociali: la donna del quartiere popolare che subisce la perdita del marito e il politico abbiente che, pur avendo degli scrupoli, non riesce a far fronte all'aver commesso omicidio colposo. Sono mostrati solo gli effetti ma non gli eventi. Anche a teatro il fuori campo può essere determinante e foriero di suspense?

Blas Roca Rey: «Al cinema un incidente può essere un colpo di scena, teatralmente possono essere più interessanti gli sviluppi e le conseguenze di una situazione di partenza».

Amanda Sandrelli: «Si può creare una situazione di emergenza e suspense senza mostrare. In teatro quello che non si vede lo racconti e la scrittura di Longoni spesso trae spunto da ciò che non si vede e che condiziona tutto quello che succede dopo. La situazione di stress provoca un indebolimento delle difese e viene fuori più facilmente la verità di ognuno».

Nella scena successiva si vede Elena, la vedova, che viene intervistata: anche qui i giornalisti non si vedono e si evince la fatidica domanda: "Mi dica: cosa prova lei in questo momento?". Lei risponde aggrappandosi al pregiudizio per cui deve essere stato per forza uno zingaro o un immigrato. Perché lei, che è povera e non vede i suoi diritti rispettati, si accanisce con chi può essere derelitto quanto lei e non pensa a una persona di ceto sociale elevato?

A.S.: «Più c'è una situazione di squilibrio sociale più la guerra si fa tra poveri: chi è in una situazione svantaggiata vede chiunque come un possibile nemico o concorrente. Io sento sempre più spesso di gesti razzisti tra persone che dovrebbero invece essere solidali tra loro».

B.R.R.: «C'è una lotta ad accaparrasi l'ultima pagnotta. La domanda sale e l'offerta diminuisce, anche per questo c'è stato un travaso di voti verso la Lega da parte di roccaforti della sinistra: ci sarà sempre qualcuno disposto a rinunciare a 10 euro sulla busta paga, pur di avere un lavoro, sarà sempre più povero di te ed è quasi sempre un immigrato».

Nella prima scena del ristorante, Silvio, l'avvocato, convince Elena a prendere i soldi e a non denunciare, perché non c'è niente di dimostrabile e per lei sarebbe un buco nell'acqua. Come si può ricattare chi non ha niente e non ha mezzi per difendersi?

B.R.R.: «Facendogli balenare la possibilità di avere tanto. È una scorciatoia, che ormai è il modello vero, la linea più diretta, facile, conveniente ed imitata. Che poi ce ne sono di vari tipi: non si tratta di fare una strada breve ma proprio di saltare dei passaggi secondo me fondamentali che sono la preparazione, la professionalità, il merito. Si sta creando una generazione di piccoli mostri e non si può neanche dire che è colpa loro. E questo non lo vedi solo a livello dei ragazzi ma anche di quadri dirigenti: è micidiale che la ‘furbizia' sia vissuta come intelligenza e come ottimizzazione delle regole quando invece ne è l'eliminazione».

Quando la vedova e il politico si incontrano nella casa di lui, è la contrapposizione tra il popolo che non può fare a meno di cedere alla prepotenza e il politico debole che cerca di ripulirsi la coscienza in maniera maldestra. Il punto in cui si verifica la svolta della situazione è forse il momento in cui lei gli dà lo schiaffo.

A.S.: «Sicuramente succede qualcosa per cui lei ha sopportato fino a quel momento e poi c'è una reazione all'ammissione così aperta di perdere tutto. Io credo che il problema sollevato dallo spettacolo sia reale: c'è una tale pubblicizzazione di quelli che con il minimo sforzo ottengono il massimo rendimento... Un sacco di gente che guadagna tanti soldi che manco se lavori come una bestia tutta la vita li guadagnerai mai. Poi è anche colpa dei genitori che suggeriscono le scorciatoie: per uno che arriva ce ne sono 10.000 che non arriveranno mai e che si rovinano la vita, il sottobosco di questo mestiere è quanto di peggio esista».

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