NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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Amanda Sandrelli e Blas Roca Rey, ma di chi è il “piede giusto”?

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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sandrelli

Beh ma nel teatro è ancora abbastanza tranquillo.

B.R.R.: «Si, è ancora abbastanza una riserva indiana ma comincia ad essere attaccato da tutte le parti».

A.S.: «Anche a teatro cominciano a volere il ‘nomino': appaiano il pubblico televisivo a quello del teatro e non è assolutamente così. Il pubblico teatrale lo coltivi e se gli dai una ‘sola' portandogli l'attricetta, vengono una volta, la volta dopo non vengono più».

B.R.R.: «Non basta nemmeno essere bravi: ci vuole un testo, un ritmo, fare tante prove, bisogna costruirla una cosa, avere un'idea. Non puoi andare lì con la faccia e basta: reggi giusto qualche minuto in tv».

A.S.: «In teatro c'è di buono che se rispetti il pubblico, poi lui ti segue. Una signora mi ha detto la cosa più bella: sono 10 anni che mi segue e che sono molto migliorata. È una grandissima soddisfazione. La televisione la devi anche fare per avere visibilità, molti vengono a teatro se ti vedono in tv ma se mi offrissero una fiction tipo "Perlasca", la farei di corsa».

È una commedia molto critica nei confronti di tutti gli strati della società: fa ridere ma, effettivamente, ciò che si vede è un dramma in cui non si salva nessuno. La vedova direbbe: "Er più pulito c'ha ‘a rogna".

A.S.: «Il pregio della scrittura di Longoni è che ti porta dalla sua parte: ti fa ridere con battute popolari e poi ogni tanto ti dà una bella ‘pizza' in faccia, come quella che gli do io. Questo lo puoi fare col teatro civile».

Paolini fa anche ridere infatti.

A.S.: «Fa molto ridere ma ti crea una tensione che tu esci dai suoi spettacoli incazzato come una iena. Io ritengo che sia uno dei modi di fare teatro tra i più necessari in questo momento storico. Longoni dà al pubblico la possibilità di farsi una risata liberatoria che ti permette poi di assorbire delle cose più fastidiose. È come la commedia all'italiana alla Germi, Scola, Moniceli: quei personaggi patetici e cattivi in cui tu non ti riconosci ma se fanno ridere si umanizzano e qualcosa ti arriva».

La struttura dello spettacolo è in un atto unico suddiviso in più scene, c'è un crescendo continuo,una sovrapposizione di profili psicologici che si intersecano. Non è un modo di scrivere quasi operistico?

A.S.: «È una struttura abbastanza classica e quindi anche, sì, di tipo operistico, dentro la quale puoi inserire con facilità altre cose».

Nella parte finale, la vedova dice che con l'aiuto di un ambiente favorevole, si parte appunto col piede giusto, confermando la sua convinzione che piove sempre sul bagnato e che i soldi chiamano altri soldi. Voi siete d'accordo con questa affermazione?

A.S.: «Io non voglio crederci ma che piova sempre sul bagnato è molto spesso vero: quando arrivi a un punto di privilegio di classe sociale, tutto è più facile. Poi però devi fare i conti con te stesso e valutare a quanti compromessi sei sceso per avere quello che hai: se la gente ti riconosce solo perché hai fatto la pubblicità del detersivo, poi tu diventi quello che rappresenti, il detersivo».

B.R.R.: «La tv è una scatola che azzera il contenuto di quello che si vede dentro e l'aspirazione è finire lì dentro in ogni modo».

A.S.: «Oggi il problema è che si pensa che raggiungere questo voglia dire avere la felicità».

Amanda, quali sono i consigli che tua madre ti dà e che ti senti di trasmettere e quanto è importante capire la musica per fare teatro?

A.S.: «Mia madre di consigli ne dà pochi ma mi dà l'esempio sia a livello di mestiere e professione sia a livello materno: mi ha sempre dato un esempio di grande coerenza e di capacità di scegliere. Poi, ho sempre avuto orecchio e capacità di imparare a memoria e questo mi ha aiutato a costruire tutto».

nr. 08 anni XV del 6 marzo 2010

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