NR. 41 anno XXVIII DEL 25 NOVEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Le Oselle per un mese
in trasferta a Venezia

La collezione della Banca Popolare di Vicenza sarà esposta fino al 5 aprile alla biblioteca Marciana

di Mario Bagnara
mario.bagnara@fastwebnet.it

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LE OSELLE DELLA BANCA POPOLARE DI VICENZA

Per un mese le Oselle veneziane che la Banca Popolare di Vicenza, negli ultimi anni, ha collezionato con acquisti in vari mercati antiquari di tutto il mondo, completando la serie storica delle coniazioni annuali (275 dal 1521 al 1796) lo scorso anno con il reperimento dell'Osella del 1523, per un mese, fino al 5 di aprile prossimo, potranno essere ammirate nella prestigiosa sala della Libreria della Biblioteca Marciana di Venezia in Piazza S. Marco.

La notizia, al di là dell'orgoglio che essa potrebbe e dovrebbe suscitare, per i vicentini che da qualche anno hanno avuto e avranno la possibilità di ammirare la collezione negli interrati di Palazzo Thiene, sede di rappresentanza della Banca, ed eventualmente anche di leggere l'elegante volume Il dono dei dogi. La raccolta di Oselle dogali della Banca Popolare di Vicenza di Alvise Zorzi, distribuito ai soci per lo scorso Natale, sembrerebbe priva di interesse, in quanto ritenuta una bella opportunità solo per i veneziani e i turisti che, per la prima volta, ne potranno usufruire come valore aggiunto alla normale visita dei Musei Civici veneziani.

Nulla di più errato, giacché l'esposizione veneziana è una nuova ed eccezionale opportunità anche per i vicentini, frequentatori o meno di Palazzo Thiene.


"Ritorno" alla zecca veneziana

Anzitutto, nell'ambito del progetto "Capolavori che ritornano" grazie al quale negli ultimi anni, a partire dal 1997, Palazzo Thiene è divenuto un vero e proprio Museo di opere venete, se non addirittura vicentine, in questa temporanea trasferta veneziana mai "ritorno" è stato più pertinente e appropriato. L'attuale sala della Libreria della Biblioteca Nazionale Marciana, eccezionale opera architettonica di Jacopo Sansovino, realizzata tra il 1537 e il 1553 e quindi arricchita da un eccezionale apparato decorativo scultoreo e pittorico di vari autori tra cui figurano anche Alessandro Vittoria, Vincenzo Scamozzi, Tiziano Vecellio, Tintoretto e Paolo Veronese, ospitava proprio la Zecca nelle cui officine (per altro attive, anche dopo le conquiste napoleonica e asburgica, fino al 1870), insieme con le altre monete della Serenissima, si coniarono, a partire dal 1521 anche le Oselle che i dogi erano tenuti ad offrire annualmente a tutti i membri del Maggior Consiglio, ai patrizi veneziani e a coloro che rivestivano le più alte cariche della Repubblica, in sostituzione del tradizionale dono (dal XIII secolo il 4 di dicembre per la ricorrenza di Santa Barbara) delle anatre (oselle in lingua veneta), cacciate in tenute riservate della laguna veneta.

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