NR. 41 anno XXVIII DEL 25 NOVEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La pausa sabbatica
di Meneguzzo

Al Museo "La Casabianca" di Malo il laboratorio si trasforma in archivio per dare spazio e visibilità alla grande massa di materiale artistico raccolto

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La pausa sabbatica di Meneguzzo

(g. ar.) - Fuchs, un illustre personaggio che fu curatore nel 1984 del nuovo museo del Castello di Rivoli, diceva a proposito delle mostre che «non possono essere fatte se non si ha una collezione che ne giustifichi la presenza e ne garantisca il valore». Applicato alla Casabianca di Malo, il museo di arte grafica contemporanea internazionale che Giobatta Meneguzzo ha allestito e arricchito in mezzo secolo di lavoro tutto svolto in prima persona, è un po' come quei vestiti su misura di una volta che soltanto i bravi sarti erano in grado di disegnare tagliare e cucire. Giobatta Meneguzzo compie 80 anni e decide una volta di più di rivoluzionare la sua vita di collezionista: sceglie questo 2010 come data di svolta per attraversare una pausa sabbatica che servirà a trasformare il suo museo in uno strumento operativo ancora più moderno, ancora più efficace nei messaggi che lancia all'esterno. Non più laboratorio, ma archivio. Tutto aperto e tutto disponibile a chi lo voglia consultare. E, naturalmente, tutto rivolto al futuro, nel quale Giobatta Meneguzzo continua a credere fortemente.

L'archivio museo

"Conservare il contemporaneo": l'opera d'arte come manifestazione di un vissuto, diventa opera globale. Questo 2010 promette d'essere particolare per il museo Casabianca, poiché il suo curatore, nonché proprietario, Giobatta Meneguzzo, sta creando un nuovo progetto che mira a trasformare il museo da laboratorio d'arte ad archivio, con lo scopo di dare spazio alla conservazione degli apparati da fotografia, video, materiale cartaceo come riviste, cataloghi, lettere e cartoline di corrispondenza, raccolti dal collezionista, e che sono rappresentativi di un'epoca, che inizia dagli anni Sessanta e continua tuttora, raccogliendo tutte le manifestazioni di specifici costumi dell'arte vissuti in prima persona.Questo progetto, è stato pensato -dice Meneguzzo- affinché «tutti possano usufruire del materiale archiviato con fini di ricerca e approfittando della vastità del patrimonio, si possano recepire sempre diversi stimoli per una ricerca dinamica, creativa e in continua evoluzione».


Un materiale vivo

Questo perché il materiale è un materiale ancora vivo, fa parte della quotidianità di Meneguzzo e della sua esperienza a contatto con gli artisti e i movimenti, permette dunque di essere rivisitato preso da qualsiasi angolazione. Questo programma di valorizzazione è dunque volto alla fruizione pubblica, aspetto del quale il museo si fa portavoce; nel senso che la peculiarità di questa struttura, pur essendo privata, è fin dalla sua creazione quella di rivolgersi anche al pubblico.

Il materiale raccolto in questi cinquant'anni di attività, non è materiale di massa, anzi, la collezione è una raccolta di opere grafiche di artisti internazionali degli anni '60-'90, e comprende disegno, stampa, oggetto multiplo, fotografia ed esperienza video, percorrendo i momenti più significativi dell'arte d'avanguardia del Novecento: dall'Informale alla Transavanguardia, la Pop Art, l'Optical Art, l'Arte Cinetica e Programmata, il Nuveau Realisme, l'Arte Concettuale, l'Arte Povera, la Body Art e la Nuova Pittura, gli Anacronisti e i Graffittisti americani, il Neoespressinismo tedesco; in totale 1200 opere di 700 artisti.

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