NR. 08 anno XXV DEL 30 MAGGIO 2020
la domenica di vicenza
google
  • Newsletter Iscriviti!
 
 

Quando la messa è grande si può anche ballare

Prima europea al Comunale sulle note di Mozart ha danzato la compagnia di Pascal Rioult: “La struttura della musica equivale a quella della coreografia”

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

facebookStampa la pagina invia la pagina

photo by Nina Alovert

Venerdì 26 marzo al Teatro Comunale di Vicenza è andata in scena la prima europea dello spettacolo di danza prodotto dalla compagnia Rioult Dance Theatre di New York: la "Grande Messa in Do minore K 427" di W. A. Mozart. Rioult propone una scenografia semplice, fatta con un' infinta stoffa di seta che lui illumina coi colori del cielo. I costumi richiamano al ‘700 europeo e la gestualità della sua coreografia rimanda a un'estetica tipica di una scultura e un'architettura grandiose. Rioult porta in scena la commistione tra la cultura americana e quella europea senza risultare pomposo e ridondante ma leggero e godibile anche nei momenti drammatici.

Pascal RioultQuesta Messa è una delle opere più importanti e famose della musica classica. L'influenza di Bach, Haydn e Händel è evidente. Quali sono gli elementi che la danza moderna può avere in comune con la musica barocca e, in questo caso, con Mozart?

Pascal Rioult: «Sapere che è una delle opere più famose della classica mi ha molto affascinato, proprio perché molto difficile. Volevo farla e ho lavorato molto, negli anni scorsi, sulla struttura. La mia opera può essere definita classica: la struttura della musica, per me, equivale a quella della coreografia. Questo è quello che mi piace fare con la musica. Mozart era un uomo molto sopra le righe, con un'immaginazione incredibile e ciò che mi piace di Mozart e Bach è che loro avevano un forte senso della struttura. Con questo, uno può fare ciò che vuole, qualcosa di magico».

La Messa è praticamente tutta cantata. Può ricordare un po' l'opera e spesso quando si pensa a Mozart vengono in mente subito le sue opere liriche. In che modo questo aspetto così teatrale ha influito sul suo lavoro coreografico?

«Io immagino che a quei tempi un'opera sacra come questa, nelle chiese, fosse qualcosa di sconvolgente. Specialmente la parte dei due soprani, che sono davvero molto operistici, molto articolati e molto sensuali».

Si, sembrano quasi un decoro floreale.

«Assolutamente. Io penso che Mozart fosse abbastanza così: capace di fare musica sacra con delle voci sensuali da teatro. Lui scrisse l'opera per sua moglie, poi si innamorò di questo soprano. Questo per me è importante, mi interessano l'aspetto e il messaggio spirituali del sacro ma la mia opera è sensuale e penso che Mozart mi piaccia proprio per questo».

Lei è francese e l'estetica barocca è molto importante nella sua cultura. Però vive in America da molti anni. Ci sono dei tratti caratteristici, nel suo lavoro, che il pubblico riconosce come propriamente europei?

«Si, decisamente. Per me sia l'America che la Francia sono posti speciali, è un po' come sedersi contemporaneamente su due sedie perché la mia cultura è europea e il barocco per noi, come anche in Italia, è molto importante e a me piace molto. la mia formazione culturale, per quanto riguarda la musica, le arti e l'architettura proviene dall'Europa ma la mia preparazione coreutica è completamente americana, ho cominciato a danzare lì e non ho mai fatto classico. Ho cominciato direttamente col moderno che è un'invenzione completamente americana, come lo è il jazz. Sono forme d'arte americane e la mia cultura, nella danza, è molto fisica».

Un po' come se fosse un'espressione artistica eseguita per mezzo dello sport?

«Si. Martha Graham, che è stata la mia mentore, era solita definire i danzatori come artisti di Dio, e ora capisco che intendeva dire: devono essere atleti che usano l'arte per comunicare qualcosa che è molto più grande di loro».

In questa Messa, e nella musica barocca in genere, la musica sembra essere qualcosa di inafferrabile, un puro pensiero che fugge via molto velocemente. Ho letto che lei sta lavorando alle fughe di Bach e a "Il clavicembalo ben temperato". A quali difficoltà lei e i suoi danzatori dovete far fronte rispetto ad altra musica classica?

«È molto diverso perché la musica è allo stesso tempo semplice ma molto difficile. Questa è la magia di Mozart e specialmente di Bach. Molti musicisti stessi non riescono a capire come in così poco ci possa essere così tanto. A me interessa molto l'artigianato, il manufatto e in Mozart c'è molto artigianato».

photo by Nina Alovert

continua »

Come installare l'app
nel tuo smartphone
o tablet

Guarda il video per
Android    Apple® IOS®
- P.I. 01261960247
Engineered SITEngine by Telemar