NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Con Vicenza Jazz XV edizione
il ritorno del grande Galliano

Ampia intervista al direttore Riccardo Brazzale sulla manifestazione che il 7 maggio si aprirà con il concerto del fisarmonicista francese

di Mario Bagnara
mario.bagnara@fastwebnet.it

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Joshua Redman

A meno di un mese dall'inizio della XV edizione del New Conversations - Vicenza Jazz, dedicata al "Jazz di là dalle Alpi", è più attuale che mai l'invito che campeggia nei manifesti ALLONSANFÀN (andiamo, ragazzi!), tratto dall'inno nazionale francese "La Marseillaise". Nella centrale operativa dell'Assessorato alla Cultura del Comune di Vicenza tutto, o quasi tutto (visto che in questo genere di musica l'improvvisazione è una caratteristica predominante) è pronto. Ai blocchi di partenza soprattutto Riccardo Brazzale che, pur avendo ridotto le sue responsabilità di gestione culturale (sostituito nel ruolo dirigenziale dal suo ex braccio e mente operativi Loretta Simoni), mantiene l'incarico della gestione delle attività musicali cittadine, avendo nel contempo, con la scelta del part time, assunto anche l'impegno di docente al Conservatorio cittadino. A lui, ideatore insieme con Luca Trivellato, sensibile e generoso main sponsor (ritiratosi solo nel 2008 per protesta e ritornato alla grande lo scorso anno), e quindi direttore artistico di un festival molto apprezzato dalla critica nazionale ed estera, rivolgo qualche domanda molto confidenziale, visti i profondi rapporti di collaborazione e di amicizia.

Caro Riccardo, con questa intervista sono a riprendere una conversazione iniziata su La Domenica di Vicenza nel 2004, a conclusione della nona edizione del Vicenza Jazz, da te giudicata "una delle più belle edizioni", e continuata, sempre su questo giornale, nel 2008, dopo un'esperienza un po' di transizione, "solitaria" per il ritiro temporaneo di Luca Trivellato, che tu comunque hai definita "né la migliore né la meno interessante". Che cosa è cambiato o sta cambiando in questi anni per quanto riguarda questo genere di musica sempre più diffuso?

«Devo ammettere che spesso, alla fine di un festival, sono stato indotto a dire che si era appena conclusa una grande edizione. Tuttavia, con uno sguardo retrospettivo se possibile un po' distaccato, posso tranquillamente affermare che quella del 2009 è stata un'edizione per molti versi difficilmente ripetibile, non fosse altro per i numeri che l'hanno caratterizzata, oltre che per la qualità. Però ho bellissimi ricordi anche del 2006, l'ultima volta che organizzammo il jazzclub agli Zavatteri, sotto la Basilica Palladiana. E per tanti altri motivi, anche di coinvolgimento personale, ricordo con grande piacere il 2002: era il primo anno in cui entrava a pieno regime la circolazione della moneta europea e per l'ultima volta fu possibile portare artisti davvero grandi e creare progetti originali con un budget tutto sommato contenuto. Poi l'euro ha fatto la sua parte e il mercato non è più stato lo stesso: forse tocca dire che l'ultimo, vero cambiamento nel panorama del jazz (ma anche della musica e dello spettacolo in generale) l'ha portato proprio l'avvento dell'euro!».

Per te in particolare, ma anche per gli amici della tua orchestra e quindi per lo stesso festival vicentino, una "tua creatura", molti e prestigiosi sono stati i riconoscimenti in questi ultimi anni. Quali ti hanno maggiormente gratificato e per certi aspetti stimolato anche nell'impegno di direttore artistico?

«Sotto il profilo personale, certamente la vittoria al referendum come miglior compositore-arrangiatore italiano per il 2008. Del resto, con l'orchestra viviamo da qualche anno un periodo di soddisfazioni e farò certamente di tutto perché questo abbia a continuare. Ma in realtà non guardo mai indietro con nostalgia: il festival più bello spero sia sempre quello che deve ancora venire!».

Quest'anno, sempre nella linea progettuale incentrata sul jazz europeo, dopo l'Inghilterra (2006), la Germania (2007), i Balcani e l'Egeo (2008) e la Scandinavia (2009), toccherà alla Francia essere oggetto di particolare attenzione. Due, mi pare, le ricorrenze anniversarie: il centenario della nascita di un grande jazzista e i quindici anni del secondo gemellaggio di Vicenza, con la suggestiva città francese di Annecy. Altre motivazioni?

«Il centenario di Django Reinhardt è una ricorrenza molto importante per il jazz europeo. Django è stato certamente il primo musicista del nostro continente a fare del jazz in maniera assolutamente originale, senza sentire minimamente l'assillo di dover riproporre al meglio il jazz americano. E questo accadeva ancora a metà degli anni '30. In realtà abbiamo dovuto poi attendere una quarantina d'anni perché il jazz europeo si ponesse con autorevole autonomia. Django è stato davvero un grande pioniere».

Brad Meldhau

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