NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Via Rodolfi, l'indifferenza uccide

Parla la madre di un ragazzo morto a 22 anni per un incidente davanti all'Ospedale: "Tante promesse, nessuna soluzione"

di Tiziano Bullato
bullatot@tvavicenza.it

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Via Rodolfi, l'indifferenza uccide

Ci sono delle situazioni che richiedono la nostra capacità di indignarci. Se in una certa strada della città accadono degli incidenti gravi e anche gravissimi, se ogni volta che si verificano si chiede ai responsabili dell'amministrazione di intervenire per cercare di limitare i danni e si ottengono promesse poi puntualmente mai messe in pratica, si deve avere la capacità di reagire in maniera indignata. Il caso specifico è quello di via Rodolfi e a scatenare l'indignazione è il racconto di una mamma.

Margherita Miozzi è la mamma di Mario Cingano. Nel novembre del 2003 Mario aveva 22 anni, era appassionato di bicicletta, partecipava a delle gare e stava impegnandosi negli studi. Iscritto ad ingegneria gestionale a Vicenza stava frequentando con profitto.

Un ragazzo nel pieno della giovinezza che la sera del 2 novembre del 2003 aveva deciso di passare qualche ora con gli amici in un locale, "La Zanza". Verso le due è uscito dal locale e si è diretto a casa. Davanti alla sua lancia Delta la vettura con due amici, e tutti si sono diretti da Porta Santa Lucia verso l'ingresso del pronto soccorso dell'ospedale.

«Forse Mario voleva superare gli amici - racconta Margherita Miozzi - ma io non posso saperlo con certezza. Il fondo stradale era bagnato e ricoperto di migliaia di foglie cadute dai platani lungo il viale. C'è un disegno della polizia stradale (che noi pubblichiamo ndr) che mostra la dinamica dell'incidente. Mario ha perso il controllo della vettura all'uscita dalla curva davanti all'ospedale, ha toccato il cordolo in cemento che divide la carreggiata ed è letteralmente volato dalla parte opposta della strada. La sua macchina si è accartocciata sul platano che separa la strada dal parcheggio. Cinture di sicurezza ed air-bag non sono serviti a nulla. Mario è stato subito soccorso e portato in rianimazione con un edema cranico di grave entità. Ci hanno detto che la situazione era disperata. È sopravvissuto cinque giorni e durante quei cinque giorni abbiamo anche perso la speranza di poter donare i suoi organi. Si era infatti sviluppata una infezione che ha attaccato tutto e che alla fine lo ha stroncato. Mio figlio è morto il 7 novembre del 2003».

È una vicenda drammatica, come è facile capire. Margherita Miozzi la racconta con una lacrima che scende dall'angolo di occhi azzurrissimi e determinati. Perdere un figlio nel pieno della giovinezza deve essere un'esperienza devastante e lo capiscono bene coloro che sono genitori ma, credo, anche coloro che non lo sono. Margherita da quel giorno ha considerato un suo dovere civico arrivare a spiegare che quella strada è pericolosa. Non vuole sostenere che suo figlio non abbia avuto responsabilità in quello che gli è capitato. Ma è evidente che se simili fatti continuano ad accadere non può dipendere sempre e solo dalla condotta di chi guida, ma anche dalle condizioni oggettive di quella strada, di quei platani, di quei cordoli in cemento, di quella maledetta curva.

«Pochi giorni dopo la morte di Mario - racconta Margherita - sentii una trasmissione su TvA-Vicenza alla quale partecipava l'allora assessore alla mobilità Claudio Cicero. Il pubblico era invitato a partecipare telefonicamente e io chiamai. Parlai brevemente con l'assessore e lui mi invitò in ufficio per approfondire quello che, disse, era un argomento estremamente delicato. Dopo pochi giorni ottenni l'appuntamento con Claudio Cicero e parlammo a lungo. Spiegai che - a mio giudizio - quella strada era pericolosa, chiesi che i "cordoli-killer" venissero rimossi, e che fossero installati dei guard-rail davanti ai platani in maniera tale che le auto, seppur fuori controllo, venissero respinte prima di schiantarsi contro i platani. Parlammo del fondo stradale, della presenza delle foglie, del fatto che gli stessi autisti delle ambulanze ritenevano pericolosa l'uscita a sinistra su via Rodolfi».

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