NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La storia di Loretta, donna di ferro

Costretta su una sedia a rotelle a 33 anni per un errore medico, ha lottato per 16 anni contro la malattia e per avere ragione in una causa civile. È morta prima di poter vincere, ma i suoi cari dicono: "Ha lottato sempre e probabilmente ha sempre vinto"

di Tiziano Bullato
bullatot@tvavicenza.it

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La storia di Loretta, donna di ferro

Si potrebbe essere indotti a pensare che una donna che, all'età di trentatre anni, entra in sala operatoria e ne esce paraplegica possa finire per essere una donna che si fa vincere dalla vita, che attende poi passivamente l'arrivo della morte. Ebbene, se la vicenda in questione è quella di Loretta Romio, allora si è costretti a ricredersi e ad ascoltare il racconto del marito e dei figli, che la descrivono come una donna piena di vita e di vitalità, in grado di lottare per sedici anni contro il mondo, contro la malattia, contro coloro che riteneva responsabili del male che le era stato fatto e contemporaneamente capace di prendersi cura dei figli, del marito, della casa e di mille altre cose: del giardino e dei pavimenti, delle cene di lavoro o dei viaggi.

Insomma come avrete capito, Loretta Romio era davvero una donna eccezionale, o almeno così la descrivono i parenti ma anche l'avvocato Gaincarlo Rubisse che ha seguito la vicenda giudiziaria di Loretta per circa 18 anni, e fino alla sua postuma conclusione. E si capisce che anche per l'avvocato quella di Loretta non è stata una storia come tutte le altre: davanti a noi ha consegnato alla figlia una piastrella di ceramica. È stato proprio l'avvocato Rubisse a voler far trascrivere il passo saliente della sentenza che recentemente ha dato ragione a Loretta su quella piastrella di ceramica. I familiari si occuperanno di farla applicare sulla tomba di Loretta. «Lei se lo meritava», ha detto semplicemente Giancarlo Rubisse.

Avrete capito che questa è una storia davvero particolare e che vale la pena di raccontare. Loretta Romio è nata nel 1957, ed è sposata con Roberto Trevisan, quattro anni più vecchio, socio di una azienda di scavi e movimento terra. I primi anni non sono stati semplici: casa in affitto, lavoro di estetista per Loretta e poi l'arrivo dei due figli: Lorenza nel 1977 e Matteo nel 1980. Sul finire del 1989 la famiglia riesce a mettere a frutto i risparmi e compra finalmente la casa dei sogni a Grisignano, Loretta comincia a fare preparativi per aprire un proprio studio di estetista. Ma all'inizio del 1990 Loretta comincia anche ad avvertire un doloroso fastidio alla schiena. «La mamma - racconta la figlia Lorenza - lavorava la piano terra di casa nostra. Al pomeriggio la vedevo spesso ritornare in casa. "Prendo un po' di fiato" diceva, "perché sono piena di crampi alla schiena". Ma non riusciva nemmeno a stare seduta, poverina».

Da quei disturbi Loretta cerca di guarire, inizialmente con un po' di fisioterapia, poi rivolgendosi al suo medico di famiglia e quindi a strutture specializzate. Iniziano gli accertamenti diagnostici, esami di tutti i tipi (tranne quelli giusti, pare di capire), fino al primo accesso al pronto soccorso del 14 maggio 1990. Qui viene vista da un chirurgo e le viene consigliato di vedere un ortopedico. Il dottor Piergiorgio Infelise diagnostica una lombalgia e tratta con antidolorifici. Seguono una Tac spinale a Cittadella. A giugno Loretta Romio inizia una serie di dieci sedute in terapia antalgica, ma rifiuta la decima per il troppo dolore. «Ricordo come se fosse adesso - dice il figlio Matteo - come ad un certo punto i medici avessero cominciato a non credere più alla mamma. La trattavano come una malata immaginaria. I test e gli esami erano tutti negativi e loro la trattavano con quella sufficienza tipica di chi sa benissimo che non c'è malattia, ma solo una bassa capacità di sopportare il dolore. E invece, ovviamente, non era così».

Loretta Romio comincia a non camminare più bene, è sempre tormentata dal dolore. Si arriva così al 16 agosto 1990. Loretta viene ricoverata in neurochirurgia solo dopo aver minacciato di chiamare i carabinieri e il dottor Patrizio Cervellini la sottopone a Tac e mielografia che mostra un processo espansivo in corso. Insomma si comincia a sospettare che a livello della colonna vertebrale ci sia un tumore che si sta espandendo. Il 23 agosto viene eseguita la risonanza magnetica a Isola Vicentina e arriva la conferma della presenza della massa tumorale. L'intervento chirurgico viene programmato per il 27 agosto, ma accade l'imprevisto. Nelle prime ore del 26 agosto insorge la paraplegia: Loretta Romio non sente più le gambe e la parte inferiore del corpo. È paralizzata. «Quella mattina sono arrivato in ospedale e non ho trovato Loretta nella sua stanza - ricorda Roberto Trevisan - mi hanno detto che era stata portata in sala operatoria. Non hanno avuto nemmeno il tempo di avvertirmi. Quello che era accaduto, in tutti quei mesi, è che il tumore aveva avuto il tempo di crescere e di schiacciare, schiacciare. Alla fine il midollo spinale è stato compromesso in maniera irreversibile e Loretta è rimasta paralizzata».

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