NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Noa: “Io sono sicura che una soluzione sia possibile”

La cantante che ha chiuso il festival biblico si dice fiduciosa che la questione israelo-palestinese possa essere risolta

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Noa: “Io sono sicura che una soluzione sia possibi

Domenica 30 maggio il Festival Biblico si è concluso con il concerto, in Piazza dei Signori, della cantante israeliana Achinoam Nini, internazionalmente conosciuta semplicemente come Noa. Lo spettacolo si apre con "Waltz of the road" in cui la musicista passa da un ritmo malfouf, di origine egiziana, al jazz. Queste incursioni tra generi caratterizzano tutto lo spettacolo: Noa passa con una naturalezza assoluta e impercettibile da un ritmo africano ad uno caraibico per poi passare al jazz o a cadenze arabe. Coinvolge il pubblico cantando dei saluti dedicati alla città di Vicenza per poi passare ad esibirsi anche come percussionista, nella canzone "Mishaela", dove il ritmo maqsoum si mescola a sonorità pop molto eleganti e più europee. Noa utilizza delle congas e dei darbouka modificati ed è con la canzone "I don't know" che la musicista sorprende il pubblico accompagnandolo verso un'atmosfera inaspettata che si avvicina a certe ballate di gruppi come Clannads o i Corrs, coinvolgendo la piazza. Noa poi lascia il palco ai suoi musicisti, primo tra tutti Gil Dor, suo principale collaboratore, chitarrista e arrangiatore, che si esibisce in un assolo di jazz. Grande spazio dedicato alla musica napoletana ("Fenesta vascia", "Santa Lucia luntana" e altre), di cui la musicista è profonda conoscitrice ed estimatrice, al punto di eseguire alcune cantate popolari rimanendo filologicamente vicina ad uno stile barocco del XVIII secolo, epoca in cui furono state scritte.

Lei è una delle principali portavoce di pace per quanto riguarda il conflitto in Medio Oriente. Negli Stati Uniti molte persone sono interessate a questo tipo di problemi, soprattutto per quanto riguarda i problemi legati alla realtà israelo-palestinese. Che differenza c'è tra il punto di vista delle persone giovani e quelle anziane?

Noa: «Io sono cresciuta in America e sono rimasta lì fino a 17 anni ma il mio pubblico è prevalentemente europeo, però è più o meno lo stesso. Io penso che, generalmente, i giovani abbiamo desiderio di vedere dei cambiamenti definitivi più velocemente perché non hanno più molta pazienza. Io stessa non ho voglia di dover aspettare altre due o tre generazioni, vorrei che il prima possibile si risolvesse e che i miei figli ne godessero i benefici. Le persone anziane sono più scettiche e forse un po' più ciniche riguardo al conflitto e forse hanno perso la speranza che si possa risolvere. Io non ho ancora perso la speranza e anche se so che è molto difficile, sono sicura che una soluzione sia possibile».

Lei canta in molte lingue ed è spesso ospite in Italia. Ha cantato di fronte a papa Giovanni Paolo II, ha lavorato con Nicola Piovani per il film che valse l'Oscar a Benigni, "La vita è bella", e con Pino Daniele e Massimo Ranieri. Ha cantato canzoni come "Era de maggio" o "Dicitencello vuje" tradotte in israeliano. Quali sono le caratteristiche che la tradizione musicale napoletana ha in comune con quella israeliana e quali sono le differenze che l'hanno maggiormente interessata o che hanno arricchito il suo background?

«Intanto è strano che alcuni dicano "ricitencello" e altri dicano "dicitencello", proprio perché il modo di parlare il napoletano cambia da zona a zona: dei napoletani mi hanno spiegato che la "d" diventa "r" e che se si va ad Ischia o a Capri, la parlata cambia moltissimo. Per esempio, perché Massimo dice "dicitencello"?

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