NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Flamenco tra danza, musica e operette

Successo per lo spettacolo che mette insieme cantanti lirici e bailaores e danzatori e voz flamenche

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Flamenco tra danza, musica e operette

Il 27 maggio, al Teatro Comunale di Vicenza, è andato in scena lo spettacolo "Opera Y Falmenco". L'ensemble barcellonese propone una sorta di recital tra flamenco danzato, cantato e brani di operette spagnole. Lo show ha girato tutta l'Europa e quella di Vicenza era l'ultima data del tour. In Spagna ha riscosso grande successo ed è stato visto da più di 800.000 spettatori. Sul palco si alternano due cantanti lirici, il tenore Oscar Marin e il soprano Giselda Ramon, due bailaores, Katia Moro e Ivan Alcalà, l'ensemble classico dell'Orchestra Lirica de Barcelona con il gruppo flamenco El Duende e la voz flamenca Sara Flores, in qualità di voce recitante. La notevole bravura dei danzatori ha particolarmente colpito il pubblico del TCVI che ha partecipato in maniera molto calorosa con numerosi applausi a scena aperta. Molto efficace e penetrante la voce della cantante Sara Flores che, con la sua drammaticità, ha contribuito a sottolineare il tono passionale e tormentato della storia d'amore che viene raccontata tramite i vari brani eseguiti e i numeri di danza. Non è uno spettacolo che si potrebbe definire "turistico", piuttosto una specie di commistione tra tradizione e modernità, sicuramente fruibile da un grande pubblico che è magari poco vicino al genere di flamenco "puro" ma che sicuramente è in grado di riconoscere il talento e la qualità del lavoro proposto da questa compagnia. L'allestimento è sobrio e minimale, sul palco una tavola di legno e nessuna scenografia, i costumi sono eleganti e anche quelli indossati dalla bailaora Katia Moro, pur essendo talvolta molto ricchi, non scadono mai nel kitsch. Il flamenco danzato dal bailaor Ivan Català è forse meno "composto" di quello della collega e probabilmente subisce l'influenza estetica che tanto piace agli estimatori di Joaquin Cortés, riuscendo, però, a rimanere molto credibile sia per la tecnica che per l'interpretazione. È uno spettacolo di qualità, che non si perde nel prevedibile e che può piacere sia agli appassionati del genere, purchè aperti alle contaminazioni tra generi, sia a chi ha voglia di avvicinarsi a questo tipo di cultura folklorica con attenzione, poiché non viene proposta una tradizione "da cartolina". I tratti caratteristici (e forse pure un po' ostici per i conoscitori meno esperti) del modo di cantare e dell'espressività coreutica rimangono perlopiù inalterati. Vengono utilizzati insieme ad altri tipi di arti performative per cercare di sfruttare le varie tradizioni spagnole come linguaggio utile a raccontare una storia che può essere ambientata in qualsiasi epoca o luogo. Ai puristi del flamenco forse potrà non piacere un tipo di proposta come questa ma sicuramente non si può negare che l'idea di unire a un ensemble sinfonico un gruppo folklorico, due cantanti lirici e due danzatori è utile a proporre una visione sulla cultura tradizionale di un paese che deve essere pronto a intercettare le esigenze di un pubblico sì legato alla propria storia ma che è stato capace di rispondere favorevolmente ai notevoli cambiamenti culturali di un Paese che, soprattutto negli ultimi anni, è riuscito ad imporre i propri artisti, di qualsiasi disciplina, in tutto il mondo. Dopo lo spettacolo abbiamo incontrato il tenore Oscar Marin e la bailaora Katia Moro per una breve intervista.

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