NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Un festival fatto di 400 spettacoli

Dal 30 giugno al 4 settembre, in 33 città del Veneto, avrà luogo il festival Operaestate, che quest’anno festeggia il suo trentennale. Ne abbiamo parlato con il condirettore artistico e vice direttore generale Carlo Mangolini

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Un festival fatto di 400 spettacoli

Trent'anni di festival e continua la collaborazione con il British Council. Come si rapportano tra loro territorio veneto, British Council, enti internazionali e tutti i vostri progetti?

Carlo Mangolini: «Il British Council è uno dei tantissimi partner internazionali con cui collaboriamo. I sostegni internazionali sono moltissimi e fanno riferimento ai rapporti che si sono consolidati soprattutto grazie a Roberto Casarotto che gira per tutto l'anno, tutti i festival europei e che è il nostro responsabile per i progetti internazionali. Lui cura la programmazione di BMOTION danza, che è un progetto completamente suo. È grazie a lui che abbiamo portato moltissimi artisti internazionali, spesso per la prima volta in Italia. È anche il referente per l'Italia di un network che si chiama Aerowaves, che seleziona progetti in tutti i paesi. I migliori vengono selezionati da una commissione e fatti circolare in tutta Europa. Il festival lavora in una prospettiva "glocale", cioè uno sguardo globalizzato però con un'attenzione alle caratteristiche del territorio e alla sua valorizzazione. Il British Council ha selezionato, in alcune aree mondiali, diversi operatori che, nelle arti visive, danza, o altri aspetti culturali, avevano presentato un progetto di sviluppo proprio e di crescita culturale. In questi progetti doveva essere descritto che tipo di strutture erano necessarie, che tipo di corsi dovevano fare per crescere professionalmente, eccetera e hanno scelto Roberto, investendo sulla sua professionalità. La prospettiva glocale in questo caso è perfetta per questo progetto, poiché l'obiettivo è formare gli operatori culturali in una prospettiva internazionale per fare in modo che, quando questi operatori culturali ritornano sul loro territorio, siano in grado di produrre in operatività quello che hanno imparato in giro per il mondo».

Quante altre realtà culturali ci sono, in Italia, analoghe a questa?

«Ci sono diverse strutture sia a Roma, che in toscana, a Milano, in Trentino e in Puglia. In linea di massima le regioni del centro nord sono più orientate verso l'Europa centro settentrionale, mentre le regioni del sud più verso gli altri paesi del Mediterraneo».

Interdisciplinarietà, sia come proposta di spettacoli che come offerta di aggiornamenti. Il pubblico come reagisce a queste attività di approfondimento?

«Da questo punto di vista, l'esperienza delle residenze è molto importante. Si sviluppano così: gli artisti si fermano una settimana, 10 giorni, massimo due settimane e portano avanti le loro ricerche, generalmente al Garage Nardini, che è la nostra sede dedicata ai linguaggi del contemporaneo. Alla fine del percorso, c'è un momento di condivisione con il pubblico, che è a ingresso libero, abbiamo avuto un grande riscontro di pubblico e per l'artista è molto importante, perché c'è un dibattito finale che permette un feedback immediato che può portare ad altre idee».

In 30 anni vi siete ingranditi moltissimi: 33 città coinvolte, 400 spettacoli. È coinvolta tutta la località pedemontana. Vicenza, che è il capoluogo di provincia, non è minimamente contemplata. Come si fa ad essere così localizzati e peculiari ma al tempo stesso così credibili, visto che è comunque un festival europeo molto importante?

«Fuori dai grandi centri e arterie urbane, c'è una grande vivacità culturale. Critici eminenti hanno messo in evidenza come la provincia sia sempre più protagonista. la forza della credibilità internazionale della provincia è proprio quella: il luogo. Bassano in questo senso è un esempio: gli operatori internazionali vengono qui e vedono che è ancora puro e incontaminato, che ha una sua dimensione umana, i teatri sono tutti vicini e la gente può muoversi facilmente, dopo lo spettacolo puoi fare una passeggiata in centro. Poi Bassano ha un suo fascino e c'è un'atmosfera che evidentemente piace molto».

E poi c'è Bmotion, che è la punta di diamante per quanto riguarda la proposta del contemporaneo. Sta davvero diventando un punto di riferimento anche all'estero? Voi date moltissimo spazio alle realtà underground e non è da tutti: vi cercano in molti?

«Avverti che la prospettiva è cambiata quando non sei tu che cerchi gli artisti ma sono loro che cercano te».

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