NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Omicidio fioretto: l'appello del fratello

“Fate pressione, vi prego, affinché il caso dell'omicidio di Pierangelo venga riaperto. È necessario arrivare alla verità”

di Tiziano Bullato
bullatot@tvavicenza.it

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Omicidio fioretto: l'appello del fratello

«Vi invito a fare il possibile per ottenere la riapertura del caso, fate pressione». A dirlo è il fratello di Pierangelo Fioretto, Alberto. «Io vivo lontano da Vicenza - ha spiegato - e mi sono imbattuto casualmente nella notizia di una possibile revisione del caso. Mi collego attraverso la parabola al canale 907 di Sky, quello che trasmette i notiziari di Tva-Notizie e in questo modo ho visto un servizio che faceva riferimento all'approfondimento pubblicato sul sito de ladomenicadivicenza.it. Ho letto tutto, avidamente, e devo dire che la vostra ricostruzione dei fatti, per come io li conosco, era particolarmente corretta. Ora quello che ritengo sia necessario è arrivare alla riapertura del caso, ma non so se vi siano elementi sufficienti».
Ovviamente per noi è stata una soddisfazione ottenere l'approvazione dei parenti, ma abbiamo voluto sapere di più. «Già nel 1991 - ha spiegato Alberto Fioretto - io non vivevo più a Vicenza. Mi sono trasferito qui, ad Alginate in provincia di Lecco, dove ancora risiedo. Quella maledetta sera mi hanno chiamato al telefono alle nove di sera. Immagini lei come la cosa mi ha colpito. Mi sono precipitato a Vicenza: una cosa terribile, il mio povero fratello e sua moglie Mafalda uccisi in quel modo. Ancora oggi non so spiegarmi cosa possa essere accaduto e ancora oggi mi chiedo se non fosse possibile fare di più e meglio per identificare gli autori del delitto. Ho seguito poco lo sviluppo successivo dell'inchiesta. Noi avevamo delegato un fratello a seguire tutto. Lui abitava a Vicenza, aveva contatti con il pubblico ministero Paolo Pecori, con gli investigatori. Abbiamo sempre cercato di collaborare, di mettere a disposizione tutto quello che poteva essere utile all'indagine, ma non si è mai approdati a nulla. Ad un certo punto ci dissero che le indagini puntavano su una persona, un certo Romano, ma non mi pareva che fosse nemmeno lontanamente simile alle ricostruzioni fatte con gli identikit. E poi era una persona sola, mentre tutti i testimoni avevano riferito che a cercare mio fratello e poi ad ammazzarlo erano stati almeno in due. Non lo so, è chiaro che per noi familiari rimane il dubbio che si sia agito con superficialità, ma non voglio assolutamente accusare nessuno».
Come abbiamo già raccontato in queste due settimane attraverso il notiziario televisivo, il pubblico ministero che da sempre ha seguito il caso, Paolo Pecori si è dichiarato disponibile a riaprire il fascicolo in qualsiasi momento, a condizione che vi sia un elemento pur minimo di novità. «Il fascicolo originario - ha spiegato Paolo Pecori - è sempre stato intestato come duplice omicidio commesso da ignoti. Non si è mai arrivati a scrivere nemmeno un nome nel registro degli indagati e, ad un certo punto, è stato necessario chiederne l'archiviazione al giudice delle indagini preliminari. Ci siamo trovati davanti ad un numero impressionante di vicoli ciechi. Insistere sarebbe stato inutile. Ma adesso, porte aperte a chi dovesse arrivare con una novità».
E la ricerca degli elementi nuovi, come detto, è a questo punto nelle mani del vicequestore Michele Marchese, il dirigente della squadra mobile che, da settimane, sta rileggendo e studiando il fascicolo. Ma non è stata sempre e solo la polizia ad indagare su quell'omicidio, accaduto la notte del 25 febbraio 1991 in contrà Torretti. Subito dopo che i killer, che per tutto il giorno avevano cercato l'avvocato Pierangelo Fioretto in tribunale, misero a segno il loro agguato feroce, fu la polizia ad intervenire sul posto. La scientifica della questura fece i rilievi sulla scena del crimine e sempre la polizia avviò i primi accertamenti. Ma nell'indagine una grande parte la ebbe anche la sezione di polizia giudiziaria dei carabinieri. Gli uomini del maresciallo De Luca seguirono autonomamente alcune piste. In quei giorni gli investigatori, di polizia e carabinieri, attivarono le loro fonti riservate, misero sotto pressione gli informatori, cercando di ottenere notizie dei due misteriosi killer venuti da lontano e spariti nel nulla dopo aver ammazzato l'avvocato Pierangelo Fioretto e sua moglie Mafalda Begnozzi. Dagli archivi spuntano oggi anche moltissime segnalazioni anonime che riferivano di sospetti, possibili piste, spunti investigativi. Quel patrimonio, però, non venne mai messo in comune fra polizia e carabinieri, e ognuno cercò di approfondire per proprio conto alcune ipotesi senza mai incrociare i dati. Già all'epoca la procura diede il via libera ad una serie di intercettazioni telefoniche, ma di un tipo che oggi farebbe sorridere. Si intercettarono utenze telefoniche che iniziavano con 0444... Insomma si misero sotto controllo dei telefoni fissi, di abitazioni private e forse anche di alcuni studi. Del resto all'epoca nessuno usava telefoni cellulari, non esistevano ancora. E da quelle intercettazioni non uscirono elementi di peso. Ripercorrere quell'indagine, oggi, appare improponibile: alcune delle persone che finirono nel mirino delle indagini sono morte, altre hanno decisamente cambiato vita. In ogni caso nessuno è più ciò che era allora. 

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