NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Quelli del signor C

Il gruppo Osteria Popolare Berica ha tappezzato Vicenza con un manifesto molto criptico ed è stato protagonista al Riviera Folk Festival

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Quelli del signor C

Sabato 6 giugno, al Riviera Folk Festival, si è tenuto il concerto del gruppo Osteria Popolare Berica. Il gruppo vicentino ha presentato il nuovo album "Il ritorno dei Lanzichenecchi", la cui copertina riporta una foto della statua di Sant Ignazio di Loyola. C'è molta storia nei testi della OPB, spesso in rima, ma anche saggezza popolare. Ritmo trascinante e citazioni musicali fanno da commento e cornice a storie di perdenti, di ingiustizie, di soprusi. Il tutto in un'atmosfera ironica, sarcastica ed energica, adatta alla provocazione dissacrante e volgare. L'OPB è formata da Alessandro Valle (voce e testi), Enrico Antonello (voce e tromba), Alessandro Do Soghe (voce e tastiere), Daniele Dominato (fisarmonica), Enrico Dal Brun (basso), Luca Scappellato (chitarra), Marco Donello (chitarra ritmica), Augusto Battistini (batteria) e Roberta Zanotto (cori).

Avete tappezzato Vicenza con quel manifesto che non si capiva cosa fosse: chi è questo signor C, chi è Francis Ford Costola e perché avete tappezzato Vicenza?

Alessandro Valle: «Il Signor C è il signor Cuozzo, come diciamo nella canzone, che nella realtà è un commissario di polizia realmente esistente, qui a Vicenza. La canzone nasce circa due anni fa quando, all'interno della questione "No Dal Molin", dei nostri amici furono oggetto di una perquisizione da parte della Digos di Venezia perché accusati di detenzione di armi da fuoco e terrorismo. Poi la cosa svanì nel nulla perché il tutto ovviamente non esisteva e da questo episodio è nata l'idea di prendere il signor C come pretesto, per raccontare come spesso lo stato o le forze dell'ordine si inventino delle storie senza fondamento per montare "il caso"».

Luca Scapellato: «Come dice il regista, il signor C è il ritratto dell'ingenuità del potere. Abbiamo fatto una prima del video al presidio No Dal Molin e per lanciare il video abbiamo tappezzato la città».

Si ma non c'erano riferimenti né al luogo né a un orario, niente.

A.V.: «Avevamo attaccato i foglietti di carta, però molti sono caduti e altri li hanno strappati. Il manifesto l'abbiamo tenuto così perché ci piaceva così, non è stata una svista è stata una scelta stilistica : per il video come per la locandina ci siamo ispirati a "Il Commissario Pepe" di Ettore Scola. Il video è stato poi presentato a diversi concorsi e festival di corti e video musicali: abbiamo sbancato al festival FF660 di Lubjana ma la soddisfazione più grande è stato un importante festival in Calabria dove abbiamo superato numerose selezioni e siamo arrivati tra i primi 20, insieme a video di nomi importanti come Capossela e Assalti Frontali. Per il video è stata coinvolta mezza città, grazie alla nostra manager Marta Passarin de "I viaggi dell'Alambicco Produzioni Indipendenti". Il video è costato pochissimo, sfruttando le capacità delle persone che conosciamo. il regista è Fabio Butera e il protagonista è Gigi Pistillo che ha ricoperto il ruolo del Signor C.».

Voi andate anche all'estero a suonare.

A.V.: «Abbiamo fatto tre concerti a Bilbao ed è andata molto bene».

La prima volta che ho sentito parlare di voi ero in un supermercato e un signore parlava di voi con la cassiera paragonandovi ai Gogol' Bordello...

Tutti: «Oooooh!!!».

Voi vi sentite affini al gipsy punk dei Gogol' Bordello?

Daniele Dominato: «Noi siamo l'antidivismo».

Spiegateci questa cosa del cinghiale.

Enrico Antonello: «Questa storia deriva da un libro...».

A.V.: «Il libro si chiama "Rulli di tamburi per Rancas" di Manuel Scorza, uno scrittore peruviano».

E.A.: «Sostanzialmente: l'affamamento del cinghiale per poi essere lanciato contro chi rompe le balle!».

Marco Donello: «Il cinghiale ha delle caratteristiche in cui noi ci riconosciamo molto: è selvaggio, è suino , ha una tendenza antisociale e come suino selvaggio è molto tranquillo, però se lo fai incazzare sa come reagire!».

Voi fate musica folk, non raccontate storie legate solo a Vicenza e musicalmente avete anche qualche influenza ska. Non c'è un tradizione veneta di musica folk, come per esempio in Piemonte? Penso ai Lou Dalfin che cantano in occitano e usano strumenti tipici come la ghironda.

A.V.: «Noi siamo affezionati a Bepi De Marzi, usiamo il dialetto veneto, però musicalmente...».

Non c'è una tradizione peculiare di questa zona?

Tutti: «Non sappiamo, diciamo che se c'era è andata persa...».

Augusto Battistini: «C'erano delle danze venete della tradizione popolare nel 1500-‘600 ma sono andate perse. Rimangono solo delle ballate da osteria».

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