NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Una serie di flash sul Quattrocento vicentino in un nuovo saggio di Giovanni Pellizzari

Nel poderoso volume dell’accademico olimpico una raccolta di studi originali che fanno parlare gli antichi documenti per ricostruire le storie dei rapporti tra Vicenza e Venezia

di Gianni Giolo
giolo.giovanni@tiscali.it

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Una serie di flash sul Quattrocento vicentino in u

"Variae Humanitatis silva" ("pagine sparse di storia veneta e filologia quattrocentesca") è un ponderoso e poderoso volume dell'accademico olimpico Giovanni Pellizzari che, nella prefazione, si rivolge "lectori benevolo" precisando che «in origine la raccolta doveva comprendere solo un inedito, il saggio su Ognibene, che, giacendo da qualche anno in un cassetto, mi pareva subisse una sorte immeritata». Il volume, prima dato a una rivista scientifica, venne proposto all'Accademia Olimpica, perché la prima voleva sottoporre il testo a una "cura dimagrante". Il presidente Fernando Bandini e la Presidente della classe di lettere Ginetta Auzzas hanno prontamente accettato. Poi lo studioso si imbattè in una lettera di Pietro Del Monte d'argomento vicentino e da questa «proliferò mostruosamente come da un rizoma malizioso» una serie di scritti e di testi che costituiscono la seconda e maggiore parte del volume. Il libro non è certo di facile consultazione e, per l'enorme mole di erudizione tale da scoraggiare un lettore che non sia uno specialista e uno studioso di professione, un libro, insomma, per dirla alla Marchesi, scritto più per i "cuochi" che per i "convitati", ma necessario e indispensabile che colma una lacuna della nostra conoscenza del Quattrocento vicentino. Alla fine l'autore ringrazia la "cara" Accademia, l'eccellente personale della Biblioteca Bertoliana e Renata Simoni che ha avuto la pazienza di seguire «un progetto mobile, pieno d'insidie e di spossanti ripensamenti».

 

Le relazioni con Venezia

In un'intervista al Giornale di Vicenza il Pellizzari afferma: «Sono convinto che il Quattrocento a Vicenza riservi ancora mille sorprese e che dunque valga la pena di approfondire le ricerche e tentare una più ardita impresa. Ho trovato una serie di scritti di vario argomento, che sollevano un velo sulla società dell'epoca e sui rapporti di potere ed interesse che reggevano le relazioni di potere e le relazioni con Venezia. La mia raccolta è un insieme di flash scattati all'ombra dei palazzi e delle contrade che ancor oggi riconosciamo nella nostra geografia urbana. Si tratta di una miscellanea, dove sono i documenti stessi che vengono fatti parlare, dando però una chiave interpretativa e quindi un percorso storico. Ho riunito il materiale in quattro capitoli principali. Il primo è "Occasioni", dedicata alla Cronaca Morosini, oltre 1500 pagine spesso danneggiatissime, ma piuttosto avare per quanto riguarda la storia vicentina.

 

Un'umanità quasi fiamminga

Poi una serie di sentenze tratte dai libri delle cosiddette "raspe criminali", giudizi emessi sui reati di ogni giorno che però ci riportano una vivace rappresentazione della vita e delle consuetudini del popolo e ci restituiscono un'umanità quasi fiamminga, festosa e attaccabrighe, e quindi sposta l'attenzione dalla vita dei potenti a quella del normale cittadino. E si parla di giovani, di soldati e macellai, di agricoltori e artigiani. Ancora si riportano le usanze nel caso di funerali e matrimoni, con uno sguardo sulle relazioni fra le famiglie più antiche e i personaggi all'epoca più influenti».

 

Un esame per i notai di campagna

Il libro termina con il capitolo "Archivalia". «Si tratta - continua il Pellizzari - di un termine inventato per indicare un aspetto singolare e significativo legato a una classe molto potente, quella dei notai. Nel 1429 i notai del collegio cittadino decisero di sottoporre i notai di campagna a un esame di abilitazione in luogo dell'investitura che veniva concessa dal Conte palatino, spesso in cambio di regalie. Ci sono circa 103 verbali di analisi di queste procedure ed è chiaro il conflitto tra questa presa di posizione dei notai e il potere del Conte. Spesso l'esame veniva sostenuto da notai che avevano un'attività anche ventennale e che quindi venivano trattati con grande rispetto. Da questi atti emerge una mescolanza continua di stili assolutamente diversi: costumi barbarici, che risalgono ai Libri de feudis, si mescolano a intenzioni moderne come la volontà di legittimare i notai in maniera autonoma che proveniva dagli influssi delle università di Bologna e di Padova. Insomma una Vicenza gotico-romanica con delle "fughe" in avanti».

 

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