NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Cesare Ruffato il poeta pallido e… magro

Intervista all’ottantaseienne voce della cultura veneta: “Continuo a comporre anche se non sono mai e mai stato contento di quello che scrivevo”

di Gabriella Bertizzolo

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INTERVISTA A CESARE RUFFATO (Il poeta pallido e il

Mi accoglie cordialmente nel soggiorno del suo appartamento situato al terzo piano di un fabbricato che beneficia della tranquillità di una via sottratta al traffico vicentino. Ci accomodiamo nelle poltrone poste davanti a una delle tante scaffalature rigurgitanti di libri che arredano e vivificano l'abitazione di Cesare Ruffato, il poeta-medico padovano in cui il nobile "mestiere" ha tracciato indelebili emblemi. Da una polo color pervinca chiaro che si ripete nelle sfumature dei capelli esce un collo scarno a sostenere un viso di austera profondità rischiarato dal brillio di due vivacissimi occhi scuri. Anche il corpo è asciutto e il portamento ancora aristocratico: "Il poeta magro" mi viene da pensare combinando il titolo della silloge poetica di Ruffato "Il poeta pallido" con quello del romanzo di Gian Antonio Stella "Il maestro magro".

So che il 3 marzo Cesare Ruffato, uno dei maggiori poeti italiani contemporanei conosciuto in Europa e nel mondo (le traduzioni dei suoi scritti vanno dal castellano al croato, dal tedesco allo svedese, dallo spagnolo al portoghese e neerlandese, dal francese all'inglese), ha varcato un significativo traguardo e gli chiedo:

Come vivi alla bella età di 86 anni?

«Ottantasei anni? Io ne ho ottantasei? Ma sei sicura?».

Sì, Cesare, sei nato nel 1924, come Mike Bongiorno, e Marlon Brando.

«Sì? Controlla, mi raccomando... (ride) Beh, sto discretamente bene, diciamo che mi mantengo privo di vizi. Da tanto tempo - come sai - ho adottato un tipo di alimentazione moderata, faccio attività fisica».

E per quanto riguarda il tuo rapporto con la cultura e la politica?

«Per la politica, lascerei stare.. (ora il sorriso è un po' malizioso) Piuttosto leggo molto, un po' di tutto».

Osservo che nei modi ha conservato il garbo e la consueta austera signorilità. Si esprime pacatamente, a volte con un alluso compiacimento, peraltro molto attenuato rispetto a quello che caratterizzava la personalità del nostro grafico amanuense, scopritore di una lingua alchemica, in cui tre sono gli oggetti: «la nobiltà del sacrificio/il desiderio dell'oggetto irraggiungibile/ l'ispirazione del dolore» (come si legge nel testo che apre la sezione Verso Dharma, la terza e ultima dopo Sinopsìe e Filosofia presque en prêt-a-porter).

Nel tuo lavorio di scoperta della poesia confluito nella pregevole collana "Elleffe" di Marsilio hai concesso ampio spazio alle poetesse: Annamaria Ferramosca, Isabella Panfido, Nadia Cavalera, Enrica Salvaneschi, solo per citarne alcune...

«E Gabriella Bertizzolo...».

Già (questa volta sono io a sorridere); perché autori quasi tutti appartenenti al gentil sesso?

«È stata una mia precisa scelta quella di vagliare testi poetici di donne (e la sottoscritta sa con quanta severità, puntiglioso labor limae accompagnato a fondamentali consigli lo ha fatto!), perché in me stimolava particolarmente la personalità e vocalità femminile. Pensa che c'è stato un periodo della mia vita in cui leggevo testi in prosa e in poesia scritti esclusivamente da donne».

E le donne lo apprezzano, lo stimano e lo coccolano, a partire dalla bionda Antonella che gli ricorda gli impegni e lo accompagna nelle passeggiate per la città berica e Luisa, la simpatica coinquilina del primo piano che non si dimentica mai di preparargli la crema di piselli o la trota al vapore. Sono entrambe gentilissime e garrule, mi offrono il caffè e io colgo al volo l'occasione per scattare una foto di Cesare (o "Cesarino" come si lascia bonariamente da loro chiamare) sorridente fra le sue amiche. Appoggio la fotocamera su un ripiano dove da una custodia semi-aperta una medaglia d'oro emette mesti bagliori. "Premio Rocca Pendice di Teolo 1961". Vicino, fra pile di libri e diplomi sorridono incorniciati i volti delle due donne che più hanno contato nella vita del "poeta pallido": Francesca, la figlia, e Liliana, la moglie, entrambe prematuramente sottratte da un tragico destino. Affetti indelebili immortalati nella sigla "Elleffe" che unisce le iniziali dei due amati nomi.

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