NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
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Stalking: nel segno dell'ossessione

Nel vicentino la legge in un anno non ha prodotto gli effetti deterrenti sperati. L’esperienza dello sportello del Comune di Vicenza. Ma chi è lo stalker? Risponde la dottoressa Frison

di Pietro Rossi

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Stalking: nel segno dell'ossessione

«Io non sono un nemico: è per amore che ti inseguo». I greci, certo, la sapevano lunga. L'amore dichiarato da Apollo alla ninfa Dafne, che si trasforma in persecuzione al rifiuto di lei delle avance del dio, suggella in qualche modo nel mito il sempre più frequente fenomeno dello stalking. Termine anglosassone che significa, appunto, persecuzione. Quelle parole racchiuse nelle Metamorfosi di Ovidio danno però anche la misura di quelle ossessioni che nascono da rapporti di coppia apparentemente normali e poi sfociano, frequentemente, in atti violenti. Le più colpite, inutile dirlo, sono le donne. Anche a Vicenza. Provincia che risulta essere sopra la media nazionale come numero di denunce di maltrattamenti e persecuzioni.

Da più di un anno, in Italia, «chiunque molesta o minaccia con atti reiterati e idonei a cagionare perduranti e gravi stato di ansia o paura» è punito con la reclusione da 6 mesi a 4 anni. Ma la legge non ha ancora prodotto i suoi effetti deterrenti. I dati della questura di Vicenza parlano chiaro: 17 denunce nel 2009 e solo 4 nel 2010. Eppure, le statistiche mostrano una realtà ben diversa. E cioè che 18 donne - dai 16 ai 64 anni - su 100 sono colpite dallo stalking, mentre per metà di loro la persecuzione non è altro che il preludio alla violenza. Se a questo si aggiunge il fatto che appena il 6% delle vittime trovano la forza di segnalare gli atti vessatori, si capiscono le dimensioni del sommerso, cartina tornasole di un "fattore culturale" difficile da cambiare.

 

Violenza domestica: chiama lo 0444/222550

 

Per farlo ci vogliono risorse, ma le stesse strutture sono molto spesso insufficienti. In città c'è uno sportello - ospitato al Consultorio di San Lazzaro e messo in piedi 3 anni fa dall'assessorato per le Pari Opportunità del Comune di Vicenza, dall'Ulss 6 e dall'associazione "Donna chiama Donna" - che assiste chi subisce violenze fisiche e morali. A condurlo una psicoterapeuta dell'Ulss 6, la dottoressa Federica Frison. Lei, da sola, non riesce però a ricevere tutte le donne che chiedono aiuto all'apposito call-center.

Da luglio 2007 a giugno 2010 le telefonate arrivate sono state circa 300, ma solo 100 donne - i casi più significativi - sono state ascoltate direttamente dallo psicologo e seguite per cercare di risolvere il problema della violenza privata. Tanto che, la scorsa settimana, il consigliere con delega alle pari opportunità Cristina Balbi ha annunciato la pubblicazione di un avviso per reclutare psicologi e assistenti sociali volontari, attraverso un corso di formazione di 18 ore a carico del Comune. «Con i volontari vogliamo allargare l'azione dello sportello - dice Balbi - ma comunque resta il problema che non arrivano i fondi, previsti dalla legge, per costruire una rete che sia veramente articolata».

Rete che significa anche prevenzione. Non solo assistenza alla vittime, quindi, ma anche un percorso di riabilitazione per gli stalker. Una strada ancora più difficile da mettere in pratica, soprattutto per la totale assenza di strutture adeguate (l'unica in Italia si trova a Bologna). Eppure lo stalking, sempre più spesso, altro non è che il primo campanello di allarme di una discesa verso il buco nero della violenza privata. Che potrebbe essere fermata per tempo.

 

La fragilità maschile

 

Questi persecutori ossessionati hanno dei profili ben precisi: il soggetto rifiutato; il rancoroso; il molestatore in cerca di intimità; il corteggiatore inadeguato. Il passo dalla nevrosi acuta alla patologia psicologica a volte è breve e, a quel punto, nasce il soggetto più pericoloso: il predatore. Ed il predatore, prima o poi, arriva sempre all'aggressività fisica. «Lo stalker, nella stragrande maggioranza dei casi, agisce sotto l'impulso della gelosia - spiega la dottoressa Frison - l'uomo ritiene di essere tradito dalla donna e comincia a perseguitarla: le telefona, la spia, la segue, entra nel suo computer, fruga fra le sue cose». Ancora peggio se interviene il trauma della separazione. «In alcuni casi, dopo un po', la persecuzione si ferma e l'ossessione sparisce, magari perché c'è una denuncia o l'avvertimento di un avvocato. Ma altre volte lo stalker passa alla violenza». Uomini fragili rispetto alla loro identità, che instaurano uno dipendenza affettiva? «Certo, e possono essere di qualsiasi estrazione: operai, disoccupati, imprenditori, professionisti. La maggior parte sono italiani, vicentini. E nel 40% dei casi tutto inizia in famiglia. Magari perché la compagna cambia abitudini, vuole essere più indipendente. Oppure, semplicemente, perché l'amore finisce. E lui non se ne fa una ragione».

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