NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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“Il giardino dei ciliegi”: opera prima sulla storia di una bambina adottata

La vicentina Virginia Dalla Pozza, dopo aver approfondito le norme sui diritti dei bambini, ha raccolto le sue esperienze in un libro che racconta le vicende di una ragazza italo-brasiliana

di Gianni Giolo
giolo.giovanni@tiscali.it

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“Il giardino dei ciliegi”: opera prima sulla stori

"Il giardino dei ciliegi" è l'opera prima della vicentina trentacinquenne Virginia Dalla Pozza che, dopo la laurea in giurisprudenza, ha frequentato vari corsi di specializzazione in diritto di famiglia e dei minori, conseguendo anche un master presso l'università di Edimburgo. Ha approfondito le norme sui diritti dei bambini, e, nel corso degli anni, ha intrapreso numerosi viaggi all'estero: Parigi, Dublino, New York. Tutte queste esperienze le ha riversate nel suo bellissimo libro "Il giardino dei ciliegi" (Edizioni Palomar) scritto con uno stile alto e sorvegliato, percorso da una profonda passione e da una suspance narrativa che prende, capitolo per capitolo, il lettore e lo rende partecipe di emozioni e intimi trasalimenti che ubbidiscono a un sentimento rapinoso e trascinante dell'esistenza e fanno del libro un'esperienza di lettura avvincente e convincente.

 

La storia di Amaranta

È la storia di Amaranta, una bambina nata a Rio de Janeiro e adottata da una famiglia facoltosa vicentina che le fa passare un'infanzia e una giovinezza felice in una villa veneta, ma che casualmente viene a sapere della sua adozione, si sente tradita dai suoi genitori adottivi e fugge di casa per andare prima in Brasile e Rio de Janeiro alla ricerca dei suoi genitori e poi a Parigi dove fa la fotografa e vive felicemente con il suo fidanzato Matthieu. La prima parte del libro, scritto in prima persona a mo' di racconto o di diario, è tutta dedicata alla descrizione della vita felice di Amaranta che alle prime luci dell'alba assiste all'aprirsi di una nuova giornata nella capitale parigina: «Avvolta dal calore di quella meravigliosa sensazione decisi che era l'ora d'iniziare la giornata nel modo in cui ero consueta fare tutte le mattine. Spalancai la finestra del salotto che su rue Saint-Louis-en-L'Île per essere baciata da sole ancora tiepido. Da lì la bellezza di Parigi inondò la stanza riempiendola di meraviglie che coglievano l'osservatore più esperto del tutto impreparato. Si aveva l'illusione di entrare nel vivo in un quadro di Monet e di restare involontariamente sedotti da tanto fascino e bellezza».

 

Una lettera da Vicenza

A Parigi Amaranta riceve una lettera dei suoi genitori adottivi vicentini che le scatena dentro un fiume in piena d'emozioni: «Cara Amaranta, ci manchi tanto e oggi più che mai. Ci basta che sei felice e che stai bene. Non c'è giorno in cui non speriamo di vederti comparire alla porta per poterti riabbracciare. Preghiamo sempre che tu prima o poi ci possa perdonare, ma, se anche non lo farai, sappi che sei e sarai sempre la nostra amata bambina. Buon compleanno, cara!, firmato "papà, mamma, Emma e nonna Ester"». «Come era possibile - si chiede la protagonista - provare ancora tanto dolore dopo che erano passati già due anni? Perché sentivo nostalgia e rabbia nello stesso tempo? Non potevo credere che la mia sicurezza si sbriciolasse come argilla sotto l'acqua ogniqualvolta che i miei genitori cercavano di contattarmi. Avevo una ferita aperta che cercavo disperatamente di ricucire, ma che sanguinava non appena il passato bussava alla porta».

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