NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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A Villa Pisani, a Bagnolo di Lonigo, intervista sulla mostra a Francesca Pola

Nella rassegna ha assunto l’incarico di curatore delle esposizioni in sintonia con il direttore Luca Massimo Barbero, dedicata al toscano Bruno Querci e all’inglese David Tremlett, maestro internazionale del presente

di Maria Lucia Ferraguti

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A Villa Pisani, a Bagnolo di Lonigo, intervista su

Francesca Pola curatore, storica e critica d'arte contemporanea. Nata a Genova, ha studiato all'Università Cattolica, dove attualmente insegna. Dal 2009 ha assunto l'incarico di curatore delle esposizioni, in stretta sintonia con il direttore Luca Massimo Barbero, al museo MACRO di Roma. Il museo, dedicato al contemporaneo, ha recentemente fatto rivivere con la mostra "laboratorio" A Roma, la nostra era avanguardia, la storia appassionante della città negli anni Settanta, attraverso uno straordinario intervento convergente, fatto di interviste, dialoghi, filmati, opere, documenti e fotografie, attorno alla figura di Graziella Lonardi Buontempo, fondatrice e segretaria generale degli Incontri Internazionali d'Arte. La rassegna ha voluto approfondire con un'ottica a tutto tondo la personalità artistica di straordinario risalto di un personaggio di primo piano, rappresentativo della vivace stagione creativa della capitale in quegli anni.

Ora, a Villa Pisani Bonetti a Bagnolo di Lonigo, a Vicenza.

La villa Pisani offre lo straordinario esempio di presentarsi da modello, per essere punto di contatto del tutto particolare tra architettura del passato ed arte contemporanea. L'incontro in questo luogo offre l'opportunità di poter mettere a fuoco la figura particolare dei curatori d'arte e il loro lavoro. Lei è curatore, con il direttore del progetto Luca Massimo Barbero, dell'attuale esposizione dedicata al toscano Bruno Querci e ad un maestro internazionale del presente, l'inglese David Tremlett. Può parlare di lei e del suo ruolo?

Abbiamo tutti una nostra storia individuale: un'identità di curatore che si esprime nei progetti espositivi. Come curatore, il mio obiettivo è condividere un'idea d'identità culturale, che si traduce in un'idea di storia continua e positiva, che permette di riconoscerci, con consapevolezza, nelle sue radici. Quindi ci si riconosce nel presente, che ha un suo valore autonomo in quanto attualità, ma che in quanto tale non può prescindere dal passato. Solo così è possibile costruire un futuro di rilevanza, di autentica novità, nella consapevolezza di questo legame. È un filo conduttore che si riflette in tutta la mia attività, non solo di curatore, ma anche di autrice e storica dell'arte indipendente, e naturalmente anche nel mio ruolo istituzionalizzato, attraverso la possibile realizzazione di vari progetti».

È questo il pensiero forte che la lega a Luca Massimo Barbero, il direttore dell'attuale progetto espositivo?

«Con Luca Massimo Barbero per me si è verificata una forma di riconoscimento, dei nostri obiettivi e dei nostri percorsi, che sono felice si siano incontrati. Da lui ho imparato e continuo a imparare moltissimo: è un curatore eccezionale, professionalmente e anagraficamente più maturo di me, e di grande generosità umana e intellettuale. La rassegna di Villa Pisani Bonetti ha come fulcro l'idea di vivere la villa veneta, ma non per questo è in alcun modo l'espressione di una situazione locale: è una situazione esemplare, archetipica, che diventa il simbolo della continuità nel tempo della nostra visione, grazie alla bellezza straordinaria e preziosa dell'architettura di Palladio. L'idea è di presentare artisti che, con un linguaggio attuale, vivo, si mettano in dialogo con questo luogo, che costituisce un'identità. È un'identità territoriale non solo del Veneto, ma di tutta la cultura occidentale, perché l'architettura palladiana è patrimonio universale. Questi artisti oggi presenti con le loro opere, dialogano attraverso il tempo accogliendo le sollecitazioni della storia, e la rendono viva».

È ciò che avviene al MACRO, il Museo d'arte contemporanea di Roma?

«Al MACRO il progetto che condivido con Barbero è quello dedicato alle "radici del contemporaneo". L'idea quella di affondare l'attenzione sulla presentazione di un pezzo di storia, su di un passato più o meno recente per renderlo vitale per le giovani generazioni, per i giovani artisti, per una continuità della storia. Sino al 10 ottobre sarà visitabile la mostra A Roma, la nostra era avanguardia, una rassegna che pone l'accento, secondo un'ottica internazionale, sulla storia artistica della capitale. Si tratta di far conoscere il passato come elemento di valore, di priorità in vista del futuro; senza Amarcord o nostalgia. Allo stesso modo, abbiamo lavorato in parallelo sia con artisti storici che con artisti viventi».

C'è una mostra che abbia acquistato un ruolo particolare nel suo lavoro?

«Credo che tutte le mostre che ho fatto, tutti i curatori e gli artisti con cui ho lavorato mi abbiano lasciato qualcosa di particolare e di significativo. Se devo menzionarne una che mi ha particolarmente emozionato, è stata quella dedicata al gallerista veneziano Carlo Cardazzo, curata da Barbero (io partecipavo al comitato scientifico) per la Collezione Peggy Guggenheim di Venezia nel 2008. È un ulteriore incisivo esempio di quello che indicavo prima: attraverso la figura di questo personaggio, abbiamo raccontato uno spaccato storico-artistico del XX secolo in una chiave dall'attualità straordinaria. Un'altra mostra che mi ha dato molto, anche questa come l'altra, per via dell'enorme ricerca e raccolta di materiali che l'ha resa possibile, è quella dedicata a Torino sperimentale 1959-1969, che ho curato nella primavera di quest'anno con Giorgina Bertolino: abbiamo costruito una sorta di biografia artistica della città per immagini, attraverso opere, immagini, filmati e ogni tipologia di documento di quel decennio».

Può approfondire l'idea che la unisce a Luca Massimo Barbero, direttore del MACRO?

«È l'idea di lavorare con gli artisti in modo positivo, dialogando, costruendo insieme progetti che vivano nel futuro, mettendo in risalto i valori delle continuità. È la consapevolezza che le mostre d'arte contemporanea non sono scelte alla moda, ma sono l'espressione di un'idea profonda per costruire cultura, secondo una certa modalità, attraverso nuove possibilità d'incontro con il pubblico».

La sua figura di critico d'arte è quindi presente a Villa Pisani di Lonigo e a Roma, al museo MACRO, sede rappresentativa di un preciso modello evolutivo e luogo propulsore per l'arte contemporanea.

«A Roma, con un gruppo di validissimi collaboratori, stiamo cercando di costruire proprio questo: spostare l'attenzione, cambiare il modo di fare le mostre, senza proporre "temi" o "retrospettive", ma creando invece nuove occasioni espositive che veicolano un pensiero, e che ci auguriamo ne suscitino molti altri».

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