NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Entusiasmante l’Oreste in greco moderno nella versione presentata al Teatro Olimpico

Tutti i posti disponibili affollati da un pubblico felice di assistere ad uno spettacolo che è stato anche illustrato in scorrimento su due grandi schermi laterali da una traduzione in italiano

di Mario Bagnara
mario.bagnara@fastwebnet.it

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Entusiasmante l’Oreste in greco moderno nella vers

A chi aveva espresso dubbi, se non esplicite critiche, sull'edizione olimpica di un Oreste euripideo in greco moderno (tradotto dall'antico originale dal poeta contemporaneo Stratis Paschalis, nato ad Atene nel 1958), credo che i risultati delle tre repliche (24, 25 e 26 settembre scorsi) abbiano fornito una risposta molto convincente.

Anzitutto il pubblico è accorso in massa, esaurendo tutti i posti disponibili: evidentemente non è stato dissuaso dalle difficoltà di comprensione del testo recitato. Il teatro per altro non è fatto soltanto di parole, immediatamente percepite nel loro significato, anche se proprio il Teatro Olimpico è il teatro della parola per eccellenza, ma anche di altre componenti come la gestualità, il ritmo delle azioni, la musica... All'Olimpico comunque i presenti hanno potuto seguire la recitazione in greco moderno senza particolare disagio, leggendo la bella versione italiana curata da Mattia De Poli, in scorrimento sui due grandi schermi disposti lateralmente sul palcoscenico. E con questa soluzione, per la prima volta, a mia memoria, adottata per una rappresentazione teatrale in lingua straniera, sono convinto che la stessa versione originale di Euripide sarebbe stata accolta con entusiasmo ancor maggiore.


Sulla scena palladiana, rigorosamente rispettata, solo un pianoforte suonato dagli stessi protagonisti

Assolutamente fugato poi anche il timore che il teatro palladiano venisse contaminato da scenografie invasive. Nella mia lunga frequentazione dell'Olimpico, nessun altro spettacolo ha mai così rigorosamente rispettato e quindi esaltato le scenografie palladiane e scamozziane permanenti: sull'enorme palcoscenico, allargato fino a coprire interamente anche la buca dell'orchestra, solo un pianoforte per l'esecuzione dal vivo del commento musicale di sottofondo, anch'esso armonicamente integrato nel contesto della recitazione e, sorprendentemente, eseguito via via dagli stessi protagonisti (la giovane Ermione all'inizio e alla fine, Pilade che si presenta al pianoforte prima ancora di iniziare il dialogo con Oreste e uno dei tre coristi maschi): indubbiamente una bella prova di polivalenza artistica dei componenti la Compagnia del Teatro Nazionale Greco!


Apollo, deus ex machina

E il pubblico, vicentino e non, ne è rimasto affascinato, profondamente immedesimato, per quasi due ore, nell'azione tragica che, non priva di qualche risvolto comico, più o meno velato, alla fine si è risolta nel finale lieto, assicurato dall'intervento del deus ex machina Apollo che, dopo aver seguito a distanza, con apparente distacco, gli "inutili" tentativi dei protagonisti di sottrarsi al destino, si unisce alle ultime battute del Coro, affermando che «Dio è principio e fine di ogni cosa/... Grande è la sua potenza: lui dà la vita e la toglie», finendo per premiare tutti, anche i sacrileghi che comunque hanno agito sotto sua ispirazione.

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