NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Dopo la Grecia solo Vicenza

Dopo la tournè nei teatri antichi all’aperto la compagnia del teatro nazionale Greco ha accettato solo l’invito di Vicenza. Grande rispetto per la scenografia dell’Olimpico. Intervista con l’interprete di Elettra

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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oreste

Il 63° Ciclo di Spettacoli Classici al Teatro Olimpico si è aperto venerdì 24 settembre con l'"Oreste" di Euripide. Portato in scena con un allestimento in abiti contemporanei dalla compagnia del Teatro Nazionale Greco diretta dal regista Yannis Houvardas, lo spettacolo è stato recitato in greco moderno con sottotitoli in italiano. Il regista ha preferito non aggiungere nulla alla scenografia del Teatro Olimpico e ha gestito gli attori organizzando gestualità e movimenti in modo da sfruttare tutto lo spazio scenico, in maniera quasi coreografica. Eccellente interpretazione da parte di tutta la compagnia che non solo ha dato prova di grande preparazione attoriale, ma anche di presenza scenica fisica molto intensa, usando il corpo in modo estremamente espressivo. Il coro, rappresentato da dei giovani che sembrano capitati sul palco quasi per caso, in gita scolastica, ha offerto una performance spettacolare soprattutto dal punto di vista vocale, dove la recitazione sembrava essere organizzata seguendo una partitura musicale. L'illuminazione della fuga prospettica è stata sapiente e suggestiva senza essere invasiva sia dal punto di vista estetico che narrativo: più punti luce che creavano delle ombre portate, a guglia, che si moltiplicavano e intrecciavano tra loro quasi a sottolineare l'aspetto inquietante della vicenda, enfatizzato dagli attori illuminati dal basso. Gli artisti in scena hanno convinto il pubblico che li ha omaggiati con parecchi minuti di applausi. Abbiamo intervistato l'attrice Stefania Goulioti, interprete del personaggio di Elettra, sorella di Oreste, che parla un ottimo italiano grazie anche al fatto che per un po' di tempo ha lavorato al Piccolo di Milano.


Come mai è stato deciso di portare questo spettacolo all'estero?

Stefania Goulioti: «Questo è l'unico posto all'estero: abbiamo fatto un tour in Grecia e poi c'è stato questo invito di Vicenza ma non c'è una tournèe all'estero».

Che impressione vi ha fatto il pubblico italiano?

«È stato molto caloroso. Per tutta l'estate abbiamo recitato all'aperto, in Grecia abbiamo dei teatri antichi grandissimi e facciamo un notevole sforzo per mantenere la concentrazione del pubblico. Qua c'è stato questo silenzio assoluto e tutti facevano attenzione, è stato perfetto perché con questa calma non abbiamo dovuto fare alcuno sforzo: è stata la prima volta che ho goduto dello spettacolo perché con questa calma sono riuscita a interiorizzare i miei pensieri. Nella tournèe greca abbiamo dovuto esprimerci in maniera molto più forte».

L'allestimento in abiti moderni può aver condizionato la recitazione? Avreste recitato in maniera diversa se aveste indossato i costumi d'epoca?

«Forse si ma in un modo sbagliato perché anche se avessimo avuto i costumi tradizionali avremmo dovuto recitare in modo da permettere una comunicazione con il pubblico contemporaneo: il pubblico se gli parli in un modo diverso dal quale è abituato a sentire, non capisce. La regia prevede abiti moderni e questo comporta problemi di recitazione».

Cosa vuol dire per una compagnia importante come la vostra, fare teatro greco classico in un posto come il teatro olimpico?
«È importantissimo: abbiamo creato un allestimento per un teatro chiuso e utilizzato la scenografia esistente che tra l'altro richiama alla Grecia perché sono le 7 porte di Tebe. Abbiamo utilizzato questa situazione, rispettandolo come si conviene ad  un luogo sacro, dove quando si entra succedono delle cose molto strane. In Grecia utilizzavamo una scenografia, che è il palazzo degli Atridi, Elettra e Oreste, qui abbiamo utilizzato la scenografia dell'Olimpico come se fosse stata quel palazzo».

Le musiche sono molto in contrasto con la violenza di ciò che succede e che viene detto. Come sono state scelte?«Queste musiche vengono scelte dal regista e sono di compositori greci, contemporanei, di musica classica. Di solito lui fa questo gioco di contrasto, dove la musica va da una parte e l'azione da un'altra. A volte viene fuori una bella cosa interessante, in altri casi non riusciamo noi a fare questo gioco».

"Oreste" è una tragedia che non è molto rappresentata, eppure questo è un personaggio che ha influito molto nella cultura, sia dei secoli passati che di quelli più recenti fino ad oggi. Come mai ha influito così tanto su musicisti e poeti?

«È un personaggio che è rappresentato in molte tragedie: lo troviamo anche nell'"Elettra" di Sofocle e di Euripide , ne "Le coefore" e "Le Eumenidi" di Eschilo. È un personaggio che fa un grande percorso nelle tragedie greche e questa è quella più contemporanea, diciamo, ed è quella meno rappresentata perché non è una vera e propria tragedia, viene da quel tipo di tragedie che erano quelle più nuove, che avevano un finale più "allegro" comunque aperto, non è una vera tragedia. Per questo molti registi non vogliono affrontare questo testo, perché spesso non sanno come affrontarlo».

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