NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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Dopo la Grecia solo Vicenza

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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oreste

Il coro è interpretato da dei ragazzi in gita scolastica. Tra l'altro ci sono dei momenti in cui la gestualità è organizzata in maniera quasi coreografica. Cosa ha portato a questa soluzione?

«Arriva da un'esperienza che ha avuto il regista nel teatro antico di Epidauro: quando andò per fare la prova della scenografia, arrivarono dei ragazzi in gita, dalla Spagna, li vide rappresentare dei pezzi di teatro antico, alcuni erano anche bravi e lui pensò che sarebbe stato strano se fossero apparsi i personaggi veri e si fossero confrontati con i ragazzi. Così gli è venuta l'idea dei ragazzi che hanno un'esperienza metafisica con questi personaggi. Per la cosa coreografica: questo regista è molto preciso e dettagliato e alcuni movimenti che dovrebbero essere naturali danno la sensazione di essere coreografati ma non c'è nessuna coreografia».

Le tragedie greche hanno lasciato un segno profondissimo nella cultura occidentale, pensiamo per esempio alla psicanalisi. Oggi è sempre più difficile che i grandi cambiamenti culturali avvengano attraverso un'opera letteraria. Questo perché la gente ha perso interesse nella cultura oppure perché i mezzi d'espressione sono talmente tanti che si rischia di perdersi e disperdersi nella marea delle informazioni? In Grecia c'è ancora questa passione per la cultura?

«Ci sono molti autori giovani che tentano di fare cose nuove ma non hanno la forza e la potenza di cambiare le cose. Nell'antica Grecia era l'unico modo per comunicare con il pubblico, oggi ci sono miliardi di modi e quello più facile oggi è sicuramente internet».

Proporre le tragedie in abiti moderni contribuisce a farle apprezzare o capire meglio?

«A capirle meglio forse, perché oggi è diventato tutto molto più facile e bisogna trovare un modo che non sia facile ma che al tempo stesso permetta al pubblico di non fare un grandissimo sforzo per capirti. Così penso che questo aiuti a trasmettere meglio».

Elettra e Oreste sono simbiotici. Di solito si chiede all'artista cosa gli abbia lasciato il personaggio che interpreta. Anche il personaggio di Oreste ti ha lasciato qualcosa?

«È la seconda volta che recito Elettra e questa volta mi sono più legata al peso che porti dai tuoi avi: c'è tutta una catena che viene da molto lontano, dalla nascita dell'umanità praticamente: Elettra è una ragazza giovane che arriva con questo peso e questo è tutto un grande mistero».

Ma in Grecia si sente ancora il peso della vostra grande cultura del passato?

«Questa è la nostra maledizione!! Noi greci ci portiamo dietro questo peso!».

Ci sono delle caratteristiche dei personaggi del teatro classico che si ritrovano anche in quelli contemporanei?

«Io penso che tutte le cose che ci portano a pensieri e dubbi siano cose di tutte le epoche. Ci sono delle caratteristiche che si trasportano nel tempo ma cambia il modo di esprimerle. Qua, nelle tragedie greche, sono molto assolute e chiuse, nel cinema e nel teatro contemporanei si mescolano ma sono sempre le stesse. Finché l'uomo non risolve il problema della morte, saranno sempre le stesse cose».

nr. 35 anno XV del 2 ottobre 2010

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