NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Branciaroli, uno e trino nell’Edipo Re

Nel moderno allestimento presentato a Thiene l’attore interpreta Edipo, Tiresia e Giocasta. Pubblico non unanimemente entusiasta

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Branciaroli, uno e trino nell’Edipo Re

Battendo tutti sul tempo Thiene ha inaugurato Martedì 26 ottobre la stagione della prosa al Teatro Comunale con l'"Edipo Re" di Sofocle, in un allestimento moderno dove Franco Branciaroli interpreta Edipo, Tiresia e Giocasta. In un appassionante incontro pomeridiano con gli studenti dei licei, il celebre attore ha spiegato che Giocasta viene vestita in guepière per evidenziare l'idea di amante anziché di madre. L'allestimento ha diviso il pubblico tra perplessi ed entusiasti, ma la performance di Branciaroli è stata all'unanimità molto apprezzata. Lo abbiamo incontrato.

La scelta di mettere l'uomo girato di spalle è un chiaro riferimento alla psicanalisi: interpretare i tre personaggi con voci e gestualità diverse, fa pensare a una personalità multipla. Cosa vi ha portati a pensare che questi tre potessero esser una sola persona?

«Questa cosa si basa sulla teoria di un filosofo che si chiama René Girard. In un suo libro, "La violenza e il sacro", constata che negli uomini, quando si desidera tutti la stessa cosa, nasce il conflitto mimetico, la cui forma più banale è la gelosia. Lui dice che intere stirpi sono sparite per questo e per evitare questa cosa, che è quella che teme di più, cosa si è inventato l'uomo? Il capro espiatorio, che non deve essere uno di lì, altrimenti si scatena la vendetta dei famigliari, deve essere possibilmente uno sciancato ecc, deve avere delle caratteristiche per cui nessuno possa vendicarlo. La peste iniziale non è la peste, ma la discordia, questo conflitto mimetico che dilaga».

Quindi Girard spiega questa cosa come se Sofocle fosse stato cosciente di questa teoria.

«Secondo Girard loro lo sapevano benissimo, ma non lo rivelavano: non puoi dire che una civiltà si basa sul sacrificio umano. La funzione del re è quella di permettergli tutte le porcherie: ai re di certe tribù africane era permesso l'incesto perché così non lo faceva nessun altro, per poi ucciderlo quando incominciava ad invecchiare. Il re nasce già come capro espiatorio e sa che morirà. Quando vengono a mancare le differenze, scatta la violenza, tutti diventano identici. Le differenze quindi vanno mantenute se vuoi mantenere la pace. Tra Tiresia ed Edipo non c'è differenza, quando si incontrano litigano come pazzi e dicono le stesse battute: "il colpevole sei tu". Puoi prendere la battuta di uno e darla all'altro, non cambia niente. Giocasta è un mostro, come gli altri: Tiresia è stato donna 9 anni, Giocasta è incestuosa, sono 3 mostri, questo li accomuna e per questo li può fare lo stesso attore. Questo funziona perché nella tragedia greca non ci sono i personaggi, ci sono le maschere. Questi non hanno caratteri, non c'è psicologia: non sai se Medea era alta, magra, grassa. Euripide effettivamente un pochino ne mette, ma Sofocle è puramente ideologico: non sono personaggi, ma scontri di pensiero. Non si potrebbe fare con Shakespeare. Qui sono pensieri che volano. Loro facevano più o meno così: usavano la voce ed erano in tre che facevano 8 personaggi, quando usciva di scena uno, cambiavano maschera».

Edipo re è la tragedia che più è stata sfruttata dalla psicanalisi, forse anche impropriamente: Edipo non uccide il padre perché vuole poter stare con la madre, gli avvenimenti sono tutti assolutamente casuali, non c'è scelta nelle sue azioni, sono cose già decise dagli dei. Perché, secondo lei, si è creato questo equivoco culturale?

«Edipo, ripeto, non è un personaggio, è un mito. Freud dice che c'è una pulsione nell'uomo, quella del bambino che tira a uccidere il padre per stare con la madre: tu immagina all'epoca delle caverne quando tutto era promiscuo e il giovane tira da ammazzare il vecchio perché non gli vuole dare le donne. Nasce da lì questa cosa, dove c'è un vecchio che fa un sacco di figli con tutte le donne e magari ha anche un amore paterno, ma c'è un figlio che vuole ammazzare il capo. Freud sostiene che questa pulsione è inconscia. Poi metti quella società borghese di Vienna dove c'erano queste donne bellissime che la sera andavano a teatro e davano il bacino della buonanotte: i figli li facevano prestissimo, a 38 anni una donna stupenda poteva ritrovarsi con un figlio di 18. Poi molti sono contro la psicanalisi, come Elias Canetti. Freud però ha avuto un'intuizione geniale sulla tragedia greca: in "Totem e tabù" dice che il vero colpevole in ogni tragedia greca è il coro, che è piagnone, ma in realtà da lui nascono i casini. Qui il coro rappresenta la città, che ha delle colpe gravissime: non è riuscita a vincere la sfinge e ha dovuto chiamare lo straniero,Tebe ha dato in moglie la regina a chi vinceva la sfinge, come se fosse stata una lotteria».

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