NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Perché Vicenza ha ormai dimenticato il suo grande editore Neri Pozza?

Una domanda posta ad Angelo Colla che della casa editrice vicentina fu il direttore fino al 1999 dopo esserne stato capo redattore e segretario del fondatore dal 1976

di Giuseppe Brugnoli

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Perché Vicenza ha ormai dimenticato il suo grande

Un dubbio scuote, o forse no, il sonnacchioso ambiente culturale vicentino: si celebra piuttosto sontuosamente, ogni anno, con il premio a lui dedicato, Guido Piovene, si stanno recuperando dopo una lunga dimenticanza sia Fogazzaro che Zanella, si ricorda un po' episodicamente, ma con presenze piuttosto distribuite Virgilio Scapin, ogni tanto ci si ricorda di Parise, ma Neri Pozza niente. E sì che, tra gli scrittori vicentini, è quello che è stato per tutta la sua vita più vicino alla città in cui visse, e in cui la sua presenza non solo fu continua, ma anche parecchio vivace, per i suoi impegni di editore, di artista e di esponente politico. Che cos'è il silenzio che è calato su di lui? Una dimenticanza o una voluta esclusione, per un personaggio della cultura vicentina spesso spigoloso e bastian contrario? Lo chiediamo ad Angelo Colla, che di Neri Pozza è stato, dal 1976 al 1988, suo attento segretario e capo redattore della casa editrice che si chiamava come il suo fondatore, appunto "Neri Pozza" e che da Vicenza e da Venezia fu una presenza attiva e importante nel panorama editoriale italiano e soprattutto veneto. Alla scomparsa dell'insigne personaggio vicentino nel 1988, Angelo Colla fu determinante nella sopravvivenza della "Neri Pozza", di cui divenne socio e poi, fino al 1999, direttore. Ora, dopo che l'Athesis ne ha assunto pienamente la proprietà, la "nuova Neri Pozza", diretta da Giuseppe Russo, è diventata una delle più efficienti e redditizie case editrici italiane, che non sbaglia un colpo nella pubblicazione di romanzi, soprattutto bestseller stranieri, e che ha i suoi uffici di redazione e segreteria a Vicenza, anche se a Milano conserva la Direzione, l'ufficio diritti e l'ufficio stampa.

Angelo Colla, invece, gestisce una Casa editrice da lui fondata che ha sede a Costabissara e che, a somiglianza di quella del maestro, porta appunto il suo nome, "Angelo Colla Editore" (ma anche i mobili e gli arredi, mi dice, sono quelli della vecchia "Neri Pozza"). Sempre seguendo l'esempio di Neri Pozza, Colla si è specializzato nella saggistica, con particolare riguardo alla storia della cultura, dei comportamenti e delle idee, alla storia del Rinascimento italiano ed europeo, alla cultura popolare del Veneto, alla filosofia e, ultimamente, ha avviato una collana di romanzi e racconti frutto di una accurata ricerca tra le preziosità inedite della narrativa italiana e le migliori pubblicazioni straniere. L'intervista con lui non può che partire da una domanda diretta.

Dottor Colla, Vicenza si è dimenticata di Neri Pozza, di un personaggio che ha riempito per decenni la vita non soltanto culturale vicentina?

«In effetti, a 22 anni dalla sua scomparsa, non è che Neri Pozza sia particolarmente presente nei ricordi dei vicentini. Mi pare che Vicenza non gli abbia neppure dedicata una strada, del resto nemmeno a Magagnato e a Cevese che sul piano della storia dell'arte sono delle colonne, ce n'è però una intitolata a Giuseppe Faggin. Forse non ha giovato a Neri Pozza la sua poliedricità. Fu editore ma anche scrittore, scultore e grande incisore, oltre che uomo politicamente impegnato, sempre presente nei dibattiti culturali di Vicenza, dal teatro al museo d'arte moderna e contemporanea, due iniziative per realizzare le quali fu assai attivo».

Non le pare che anche oggi, perfino in un certo milieu culturale vicentino, egli sia interpretato più come un personaggio quasi folkloristico, che come uno scrittore o un artista di statura nazionale?

«L'impressione potrebbe essere questa, ma sarebbe ingenerosa. Ricordo ad esempio il convegno che l'Accademia Olimpica gli dedicò nel 2008, ricorrendo il ventennale della morte. Avrebbe potuto essere un convegno importante, che lumeggiasse le varie facce di un prisma complesso com'era Neri Pozza, ma avrebbe avuto bisogno di una lunga preparazione e del coinvolgimento di competenze scientifiche varie e di grande spessore. Invece ne venne fuori una serie di "affettuose" testimonianze, quasi un amarcord, di amici ed estimatori, che dimostrò la persistenza di una larga simpatia per la figura del personaggio, ma che non disse nulla di nuovo, che non approfondì le diverse tematiche che la sua personalità e la sua attività offrivano a un esame non superficiale. Insomma, le solite cose risapute, dette quasi per dovere, e per mettere a tacere sensi di colpa. Del resto, che Neri Pozza fosse un personaggio difficile, lo sapevo anch'io, che ho lavorato con lui per tanti anni. Anch'io ho avuto prova di quanto Neri Pozza fosse e ancora sia lontano da una mentalità corrente a Vicenza. Si dice, abbastanza genericamente, che fu incisore. Ma di che natura, tempra, grandezza? Non c'è mai stato un discorso serio su questo aspetto della sua creatività. La sua produzione non è mai stata studiata nel contesto della grande arte incisoria italiana, mai messo a confronto con i grandi maestri, per esempio con Castellani o con Morandi, ai quali può stare accanto con pari dignità. L'unica iniziativa messa in atto in questo campo è stata la mostra delle sue vedute di Vicenza (con una piccola appendice di paesaggi dei Colli berici), ordinata dalla direttrice di Palazzo Chiericati Elisa Avagnina e dall'architetto Mauro Zocchetta in occasione del ventennale, utilizzando la monografia da me pubblicata sulle Cento vedute di Vicenza incise da Neri Pozza nel corso della sua vita. Ma non ha avuto alcuna eco, neppure nella nostra città, anche se le sue incisioni, difficili da trovare (ne sono sprovvisti perfino i mercanti d'arte vicentini), sono molto ricercate».

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