NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Sintonizzati sulle Sorelle Marinetti

Il trio, rinforzato da una voce maschile, si è esibito ad Arzignano confermando il gran lavoro di ricerca dei brani che la radio suonava negli anni ’30 e ‘40

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Sintonizzati sulle Sorelle Marinetti

Mercoledì 24 novembre, al teatro di Arzignano, è andato in scena il concerto delle Sorelle Marinetti, accompagnate dall'Orchestra Maniscalchi, diretta dal Maestro Christian Schmitz. Il trio en travestì ha proposto il repertorio anni '30 e '40 che l'ha reso celebre. Ulteriormente affinati nella tecnica, il gruppo ha presentato un ulteriore cantante solista, nella parte della voce maschile, Gianluca De Martini. Alla fine del concerto, il produttore Giorgio Bozzo, è salito sul palco per raccontare come è nato il progetto "Sorelle Marinetti" e ha rivolto al pubblico un appello: «Aiutate il teatro, non lo fate soltanto per noi, ma soprattutto per voi stessi».

 

State continuando la vostra ricerca nel mondo della radio anni '30: i Queen in "Radio Gaga" si auguravano che non diventasse solo un suono di sottofondo perché, già all'epoca, loro dicevano che c'era un'invasione di immagini e che c'era bisogno di usare le orecchie. Oggi, chi è appassionato di musica si lamenta che la gente conosce solo ciò che passa in radio e che in radio passano solo certe cose. Dai vostri studi, che differenze e quali similitudini avete trovato nel concetto di fare radio tra ieri e oggi?

Marco Lugli: «La radio era un modo di esprimersi differente, portava la spensieratezza, le notizie e le novità in un mondo che, come oggi, aveva problemi anche gravi. Ora la radio è diventata qualcosa che è tutto tranne che radio, fin troppo commerciale anche dal punto di vista di un prodotto che nasce e si esaurisce nello stesso tempo in cui passa. Ora c'è anche molta concorrenza con la tv. All'epoca c'erano molti live: la gente cantava dal vivo in radio per far sentire canzoni e musica. Anche la figura del dj, quello che metteva i dischi e che scopriva cercando i dischi, non c'è più: adesso mandano il prodotto e chi più investe, più passa».

Nicola Olivieri: «Quando c'era la radio, c'era più spazio per l'immaginazione: non si vedeva l'artista, le Lescano non le ha mai viste nessuno se non in un film che avevano girato negli anni '40, che si chiamava "Ecco la radio", quindi si poteva soltanto sognarle, questo era molto bello e affascinante e si è perso».

Con voi ora c'è un quarto cantante solista, questo vi permetterà di creare anche delle situazioni sceniche più articolate dal punto di vista degli sketch?

M.L.: «Sicuramente, perché abbiamo intenzione di ampliare e rinnovare lo spettacolo con delle nuove scene e questo quarto elemento vorremmo sfruttarlo al meglio non solo per la sua bellissima voce, ma anche per le qualità attoriali».

N.O.: «Possiamo rappresentare musicalmente i brani che le Lescano cantavano con i solisti all'epoca, presentando uno spaccato musicale dell'era della radio che noi cerchiamo di raccontare in maniera leggera con questo spettacolo».

Avete anche pensato di proporre un repertorio legato alle colonne sonore dei film dell'epoca oppure quella delle canzoni diventate famose grazie ai film è una realtà più legata agli anni '50?

M.L.: «A noi è successo ultimamente di fare qualcosa di legato al cinema perché abbiamo fatto un concerto in onore dei 75 anni della Fox e dell'uscita del blueray di "Moulin Rouge" e di "Romeo+Juliet" di Buz Luhrmann. Da lì abbiamo preso 4 brani da entrambi i film tra cui anche "Roxanne", in versione swing. Ci piace molto fare queste cose e nello spettacolo di Natale ci piacerebbe riuscire a metterle».

L'ultima volta che ci siamo visti ci avete detto che vi piacerebbe fare un musical: è una cosa che si può concretizzare, visto che ora siete molto ben rodati e siete molto più sciolti anche nell'interpretazione attoriale e coreografica? Vi sentite pronti a fare qualcosa di più articolato, con una scenografia, eccetera?

Andrea Allione: «Diciamo che ci sono dei progetti nel calderone, per ora vediamo di sviluppare quello che stiamo pensando, poi ben venga se succede qualcosa di questo tipo».

N.O.: «Anche perché questo spettacolo dobbiamo portarlo in tutta Italia, nel mese di gennaio saremo finalmente in Sicilia. Eravamo stati a Palermo, ma finalmente potremo portare lo spettacolo nei teatri di tradizione e di provincia della bellissima Sicilia».

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