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Nel rapporto tra il territorio e le prestazioni erogate c'è quindi un certo squilibrio, che si misura soprattutto in termini di liste di attesa per i ricoveri, anche se la sanità vicentina riesce comunque a "tenere botta". A Vicenza, la Delibera 600 del 2007 - con la quale la Regione Veneto ha definito il piano operativo per ridurre le liste d'attesa delle prestazioni sanitarie, definendo i codici di priorità per gli esami e i tempi massimi di attesa - ha sortito i suoi effetti negli ultimi 3 anni. Anche se ci sono meno code, resta però il fatto che gli acquisti esterni, compresi i ricoveri, non vengono decisi da ogni singola unità locale, ma è la giunta Regionale a stabilire il tetto, con una delibera centralizzata. Ai direttori sanitari spetta invece il compito di distribuire il plafond. Questa forma di centralismo, sulla quale in passato gli stessi direttori ospedalieri locali hanno avuto da ridire, segue un criterio ben preciso. La spesa annua per le cliniche convenzionate si calcola infatti con la valutazione dei costi standard dell'anno precedente, aumentati di circa un 3%, vale a dire in base al tasso di inflazione. In certi casi, magari dove ci son più strutture, la decisione della Giunta potrebbe andare bene, ma in altri casi risulta essere insufficiente.
Non avendo voce in capitolo sulla questione, le Ulss non possono valutare se l'efficienza del privato è adatta a rispondere a tutte le domande del cittadino. A Villa Eretenia, Villa Berica e Villa Margherita - le specializzazioni sono limitate solo ad alcuni campi di intervento: riabilitazione cardiologica, recupero tossicodipendenti, prestazioni disturbi alimentari, ortopedia, giusto per fare qualche esempio. Se in tutto il Veneto, in 10 anni, la sanità è passata da 27 mila a 17 mila posti letto, i ricoveri privati crescono solo in aree che, da un certo punto di vista, sembrano più fertili. È anche vero che i tagli della Regione, che colpiscono anche le risorse destinate alla sanità convenzionata, molto probabilmente andranno a colpire quelle situazioni nelle quali lo sforamento è certificato. A Rovigo, ad esempio, 25 mila ricoveri costano 120 milioni di euro, mentre a Vicenza, per 35 mila, la Regione ha speso circa 80 milioni di euro.
Il "segreto" delle strutture vicentine lo spiega lo stesso Mingardi: «Siamo riusciti a mettere le risorse ambulatoriali assieme, arrivando ad un processo di alta integrazione». Diabetologia a Villa Berica, ad esempio, che è integrata fin dal 2003 con l'adesione alle linee guida dell'Ulss, oppure gli interventi sull'ernia del disco - una volta a settimana - sempre a Villa Berica e la riabilitazione cardiologica a Villa Margherita. «L'integrazione - aggiunge Mingardi - si fa anche con il territorio, con i medici di base che devono indirizzare nelle strutture convenzionate, altrimenti gli ospedali si intasano, mentre gli ospedali dovrebbero garantire le emergenze che noi per legge non possiamo fare». Una struttura come Villa Berica vive per il 90% di convenzionato e l'apprensione per la prevista sforbiciata di Venezia è ovviamente molto presente. Da questo punto di vista il direttore è comunque abbastanza fiducioso. «La Regione purtroppo è sempre più ristretta e di conseguenza siamo costretti a ridurre le prestazioni, già così siamo bravi a tenere il personale che abbiamo, ma mi sembra di capire che la realtà di Vicenza sia meno a rischio di tagli». Una domanda viene quindi spontanea: ma costa così tanto al pubblico questa integrazione con il privato? «Non siamo solo quelli che fanno il debito - risponde Mingardi - basta dare un'occhiata ai nostri contratti di lavoro: costano la metà di quelli del pubblico».
nr. 43 anno XV del 27 novembre 2010