NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Il vincitore del Premio Campiello Giovani racconta “Con lo stupore negli occhi”

Ciro Gazzola, studente di Lettere a Padova, parla del riconoscimento che ha avuto per l’edizione 2010 del concorso letterario che gli è stato consegnato da Bruno Vespa e Giuseppe Tornatore

di Laura Campagnolo

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CON LO STUPORE NEGLI OCCHI

Ciro Gazzola, giovane studente iscritto alla Facoltà di Lettere a Padova, dopo il suo primo riconoscimento ricevuto ad un concorso a Firenze si è detto: «E adesso?». Il Campiello, a cui ha partecipato nella sezione giovani 2010, è stata l'occasione giusta per rimettersi alla prova come scrittore «una conferma per sapere da una giuria qualificata se avevo o no determinate abilità». Il racconto "Con lo stupore negli occhi" ne ha decretato l'ascesa letteraria.  

 

Sei stato vincitore del Premio Campiello giovani per l'edizione 2010. Da dove è partito questo slancio di partecipazione?

«Diciamo che è partito da molto lontano. Ho cominciato a scrivere quand'ero davvero piccolo piccolo, avevo appena sei anni ed essendo un lettore accanito mi divertivo a scrivere storie per la mia maestra mischiando personaggi tratti dai libri ed altri di mia invenzione. Poi, dopo molti anni in cui non scrivevo, a sedici anni ho deciso di riprovare. La mia professoressa di italiano mi ha proposto un concorso di scrittura a Pordenone. Il tema era lo sport, ed essendo io un grande sportivo, non potevo esimermi dal tentare, anche se a dire il vero non avevo troppe speranze. Invece è arrivato un terzo posto e soprattutto il coraggio per provarci ancora».

Il premio ti è stato consegnato da Bruno Vespa e Giuseppe Tornatore, nomi che rappresentano la cultura comunicativa italiana. Quali emozioni hai provato?

«Beh, all'inizio è stato soprattutto uno shock. Davvero, credo che il titolo del mio racconto rendesse bene l'espressione che dovevo avere in quel momento! Pensare che una giuria con tali personalità, presieduta da un regista che amo come Giuseppe Tornatore, potesse scegliere me, mi era passato per la testa, ma era soltanto un sogno, nient'altro. Diciamo che ho passato tutta la giornata della proclamazione in uno stato di sorpresa. Alla sera, sul palco della Fenice, ero talmente svuotato da riuscire ad essere quasi tranquillo. La consapevolezza è arrivata più tardi, a gradi. E forse non è ancora arrivata completamente, nonostante tutto!».

Come anticipato prima, hai partecipato anche ad un concorso letterario a Firenze. Quale?

«A diciassette anni ho partecipato al concorso "Allena il tuo cuore" in memoria di Gaetano Conti, organizzato dal liceo Galilei di Firenze. È stata una tappa molto importante per me, avevo scritto una fiaba in poche ore e l'avevo inviata il giorno stesso della scadenza del bando, dunque non credevo di avere molte chance. Invece è arrivata la vittoria, inaspettata, è arrivata un'altra bella dose di coraggio, ed è arrivata anche una bellissima esperienza, quella della cerimonia di premiazione».

Dopo il riconoscimento, quanto e in che modo sono cambiati la tua vita di ragazzo e il tuo percorso di studente?

«Cerco di gestire la mia vita nello stesso modo di prima. Certo, gli impegni sono diventati molti di più, fra promozione del concorso nelle scuole e incontri a cui partecipo. Ho dovuto in qualche modo abituarmi a parlare davanti ad un pubblico, ma non nascondo che la cosa mi diverte parecchio. Da questi confronti si impara sempre qualcosa, e sinceramente credo di avere ancora molto da imparare. Credo poi che questa vittoria debba essere l'inizio di un percorso e non la fine, dunque cerco di viverla nel modo più tranquillo possibile. Continuo a studiare, continuo a scrivere, continuo insomma a coltivare i miei sogni. Data la mia riservatezza, per molte persone è stata una sorpresa scoprirmi scrittore e forse il loro atteggiamento nei miei confronti è cambiato, ma i miei amici più cari mi sono stati vicini fin dall'inizio di questa "avventura" e per loro sono rimasto sempre lo stesso. Sono loro il mio punto fisso, dove appoggiarmi quando gli impegni si fanno gravosi o mi sento un po' impaurito per tutta l'attenzione che mi si è concentrata intorno».

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