NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
google
  • Newsletter Iscriviti!
 
 

Carmen, la lirica fa tappa a Bassano

L’opera di Bizet ha riscosso entusiastici consensi. Abbiamo incontrato il regista Francesco Rosa e il soprano israeliano Rinat Shahan

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

facebookStampa la pagina invia la pagina

Carmen, la lirica fa tappa a Bassano

Venerdì e domenica, a Bassano, per la stagione della lirica, è andata in scena la "Carmen" di George Bizet. Lo spettacolo è una nuova produzione LI.VE., Bassano Operafestival, Teatro Sociale di Rovigo, Comune di Padova. Eseguita dall'Orchestra Regionale Filarmonia Veneta, diretta dal Maestro Francesco Rosa, l'opera è stata presentata nell'allestimento firmato dal regista Ivan Stefanutti, che ha curato anche i costumi in stile anni ‘40. La "Carmen" è l'opera più famosa dell'autore francese George Bizet, che però non riuscì, dopo l'iniziale stroncatura della stampa dell'epoca, a vederne il seguente successo mondiale, poiché morì poco tempo dopo a soli 37 anni. Al libretto della Carmen partecipò lo stesso Bizet, che scrisse le parole della celebre habanera "L'amour est un oiseau rebelle". L'habanera è una danza di origine spagnola che è stata utilizzata anche da Ravel nel terzo movimento della sua "Rapsodia Spagnola". Lo spettacolo andato in scena a Bassano ha riscosso un grandissimo successo anche tra il folto pubblico dei giovanissimi presente al palasport. La platea ha tributato lunghi e calorosi applausi ai tutti i protagonisti, ben presenti sulla scena sia nell'esecuzione vocale che interpretativa, ma l'entusiasmo è stato più vivo per il soprano israeliano Rinat Shaham, che ha interpretato Carmen, il tenore Andrew Richards che ha vestito i panni di Don Josè e il baritono Nmon Ford nel ruolo di Escamillo. La scenografia non mostra la Spagna, ma un luogo indefinito in cui i personaggi vivono e si muovono, dando corpo ad emozioni fortissime e violente che, nonostante il passare dei secoli, riescono ancora a coinvolgere profondamente lo spettatore grazie a una narrazione strutturata, ma chiara e a una musica celebre in tutto il mondo. Abbiamo incontrato il Mº Francesco Rosa e il soprano Rinat Shahan.

 

Quest'opera andò in scena per la prima volta nel 1875 e fu un fiasco totale. In quegli anni anche la prima versione del "Lago dei Cigni" non riscosse il successo sperato e lo stesso accadde per molti altri autori che non riuscirono a far sì che le loro opere si accaparrassero le simpatie del pubblico. Che tipo di audience era quella di quel periodo? Come mai molte opere non vennero subito capite?

Francesco Rosa: «In questo caso si tratta di un argomento scabroso, non è una questione musicale, è la censura, come in Traviata: si faceva, ma non si diceva. La scabrosità dell'argomento decretava il successo o meno».

Le correnti musicali che hanno caratterizzato le varie epoche, si sono sempre rincorse e influenzate. Fino al XX secolo ci sono richiami ad autori precedenti, per esempio anche ascoltando Gershwin troviamo riferimenti a molti musicisti precedenti, come alcuni russi. Oggi ci sono degli autori di musica che riescono a riprendere qualcosa di precedente oppure la continuità della musica si è in qualche modo interrotta?

F.R.: «Domanda da un milione di dollari. Come tutto, anche la musica si è evoluta, magari però oggi abbiamo meno talento: la crisi dell'arte in genere, c'è un vuoto assoluto. Le colonne sonore sono scritte con vecchi stilemi: la musica di Harry Potter scritta da John Williams è come Tchaikovsky».

Si è vero, il tema più famoso è molto simile allo Schiaccianoci.

F.R.: «Strutturalmente potremmo scrivere come Brahms o Beethoven, ma non meditiamo più. Sono cose cicliche: dopo il Rinascimento c'è stato il vuoto. Negli anni '50 c'erano la Callas e i grandi direttori d'orchestra».

Il rock è quindi musica minore secondo lei?

F.R.: «No, io ho tutti i dischi dei Genesis e dei Pink Floyd. Ma oggi la musica valida... gli ultimi sono i grandi degli anni '60, al massimo gente come i Depeche Mode».

Spesso oggi si affidano ai cantanti dei ruoli che non corrispondono alla loro voce, per esempio un ruolo da soprano leggero a un soprano lirico o a un mezzo soprano o un ruolo da baritono a un tenore. Come mai succede questo?

F.R.: «Nell'ambito vocale, nulla è più soggettivo della vocalità, si può discutere per ore su una vocalità. Io non sono tanto per le classificazioni delle voci: gente come la Callas, la Scotto e la Caballet hanno cantato praticamente tutto».

 

continua »

Come installare l'app
nel tuo smartphone
o tablet

Guarda il video per
Android    Apple® IOS®
- P.I. 01261960247
Engineered SITEngine by Telemar