NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Monorotaia? Coro di sì (anche del sindaco) per valutare il progetto che fa rima con la fermata Tav

Un doppio binario per portare la fermata dell'Alta capacità in Fiera e disponibilità a valutare il progetto monorotaia. Nasce la mobilità del futuro?

di Luca Faietti
faiettil@tvavicenza.it

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Monorotaia? Coro di sì (anche del sindaco) per val

Monorotaia e Tav, due facce della stessa medaglia? Potrebbe essere. Una lettura affascinante di quello che sarà la mobilità del futuro a Vicenza o solo un sogno? La politica si interroga al riguardo, ma restando sulla terra intanto il progetto Intamin presentato sulle colonne della Domenica di Vicenza incassa un primo sì da parte del sindaco Achille Variati che si sarebbe detto disponibile ad incontrare i vertici della ditta svizzera in grado di finanziare un project financing per realizzare l'opera a Vicenza sul binario ipotizzabile che corre da park Bassano a piazza Matteotti, dipanandosi verso il nuovo tribunale e la stazione dei treni fino in zona fiera, proprio laddove il sindaco pensa ad una fermata della Tav o alta capacità ferroviaria.

«La Tav andrà presto prima in commissione Territorio e poi in consiglio comunale», ha affermato il sindaco. Il tutto dopo l'esito di uno studio commissionato dalla Camera di Commercio che ha individuato diverse ipotesi, consegnate ai primi di novembre, dove spicca la soluzione considerata migliore: fermata sì a Vicenza, ma a ovest della città, alla Fiera, considerata ottimale.

Concorda? È la soluzione ideale?

Federico Formisano, capogruppo PD: «Ho sempre sostenuto che: bisogna fare tutti gli sforzi possibili perché la TAV interessi anche la nostra provincia; non possiamo "pagare" questa scelta con eccessivi sacrifici per il nostro territorio (l'affiancamento al vecchio tracciato o all'Autostrada comporta eccessivi sacrifici per la Riviera Berica e non solo). La soluzione migliore avrebbe potuto essere la galleria. Di fronte a questa soluzione che non ho ancora avuto modo di studiare e di comprendere fino in fondo, ritengo che si debba necessariamente fare un approfondimento, senza esprimere contrarietà preconcette e valutando la nuova ipotesi soprattutto per quanto riguarda il tragitto nel suo insieme e non solo nel punto di diretto contatto con la città».

Maurizio Franzina, capogruppo PdL: «La fermata a Vicenza Ovest per la TAV la propose il Prof. Crocioni 9 anni fa, e questo è ampiamente documentato nel piano strategico che nel 2002 approvammo in Consiglio Comunale. Per cui nulla di nuovo. Attenzione però che Crocioni non propose gallerie, e che dietro a questa proposta "milanese" potrebbe esserci proprio la tesi di ITALFER e cioè il passaggio in affiancamento all'autostrada in superficie. Dico che è una "variatata" perché proporre due gallerie, una da sette e l'altra da cinque chilometri, la seconda passante per il centro cittadino (e questo punto non si capisce perché) significa proporre una cosa non fattibile. Variati propone spesso cose che non sono fattibili, tanto poi è abile nello scaricare le colpe sul governo, sulla regione, sulla provincia e, se serve, sul "destino cinico e baro". Se invece ci si vuole armare di realismo e si individua un percorso per la TAV tangente alla città, con una stazione in zona industriale ovest, e con al massimo tre/quattro chilometri di galleria per gli attraversamenti più impattanti, si fa una scelta seria. Ma non mi pare sia questa la proposta.

Per altro se queste due faraoniche gallerie, per un totale di dodici chilometri fossero realizzate, le falde acquifere del vicentino, e tutta la sua idrografia, ne risulterebbero sconvolte per sempre. Altro che i pali al Dal Molin».

Stefano Soprana, Vicenza Capoluogo: «Per un gruppo come il nostro l'idea che il nostro capoluogo si doti di un'altra stazione per l'alta capacità è positivo perché aumenta l'offerta di servizio su rotaia, vera struttura per lo sviluppo della mobilità. L'introduzione dell'alta capacità permetterà di implementare la metropolitana di superficie (SFMR, sistema ferroviario metropolitano regionale) che auspichiamo sia realizzata contemporaneamente. È la particolare conformazione della provincia di Vicenza , modello essa stessa nel nord est per diffusione di ricchezza economica e culturale in tutto il suo territorio, che rende il nostro capoluogo non il centro nevralgico della stessa , al pari di Verona e Padova, ma parte integrante con i suoi autorevoli comuni. Per questo immaginiamo che sarà la metropolitana di superficie che collegherà tutti i principali comuni tra loro, unificando le grandi potenzialità della nostra provincia e, innestandosi con l'alta capacità, ci collegherà alle altre provincie e regioni. Inoltre, collegandosi agli aeroporti (Verona- Treviso-Venezia) aprirà la nostra mobilità con il mondo. Posizionando quindi una nuova stazione su Vicenza si individuerà un nuovo baricentro sul nostro territorio che è già circoscritto da tre grandi autostrade (Milano-Venezia, Valdastico e Pedemontana). Questa sarà una stimolante prospettiva del nuovo secolo da poco iniziato, come lo fu nel secolo scorso l'introduzione della ferrovia e della rete ferroviaria che collegava tantissimi comuni della provincia gestita dalla mitica società FTV (Ferrovie e Tramvie Vicentine) come lo ricorda ancora il suo nome».

Ciro Asproso, Verdi: «Prima di discutere sulla possibilità di fermare l'Alta velocità in Fiera, piuttosto che ad Altavilla o alla Stazione di Vicenza, bisogna ricordare che esiste un solo tracciato sottoscritto da Comuni, Provincia e Regione (il quale fu inserito nella delibera CIPE del 2006): esso transita in galleria sotto la città di Vicenza e prevede di creare un nodo ferroviario in corrispondenza della Stazione del Capoluogo Berico. Tutto il resto - per citare il sindaco di Torri di Quartesolo - sono "soluzioni fantasiose". Quello che dispiace, in tutta questa vicenda, è il comportamento assunto da Variati. Egli ha indebolito il fronte dei Sindaci e abbandonato un progetto condiviso da tutte le forze politiche. Inoltre, anziché ricondurre la questione in Consiglio comunale, mi sarei aspettato un confronto pubblico con le popolazioni delle aree attraversate; una scelta impegnativa, ma di certo più rispettosa del lavoro fin qui svolto e del metodo democratico».

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