NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Nel quarto anniversario della morte un ritratto di Scapin e della sua Vicenza

Sulla vicentinità dello scrittore, un’analisi di Mario Bagnara che parte da “Il chierico provvisorio”, e proseguendo per “I magnasoete” e “La giostra degli arcangeli”, si conclude con “La maschia gioventù” e I magnagati” in cui trova pieno coronamento la sua opera

di Mario Bagnara
mario.bagnara@fastwebnet.it

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Nel quarto anniversario della morte un ritratto di

Si è molto parlato e scritto della "vicentinità" di Guido Piovene (su questo giornale anche il 30 ottobre scorso in occasione della sesta edizione del Premio giornalistico a lui intitolato). Ma personalmente ritengo molto più spiccata e coerente, anche se solo apparentemente più epidermica e fisica, la "vicentinità" di Virgilio Scapin di cui il prossimo 27 dicembre ricorre il quarto anniversario della scomparsa a 74 anni.

Scapin é stato e rimane un vicentino "purosangue": infatti é nato a Vicenza, in Via Durando 14, l'11 Luglio 1932, ha frequentato le Scuole Elementari presso il Patronato Leone XIII e dopo i circa otto anni di studi compiuti presso i Padri Giuseppini a Montecchio Maggiore, S. Stefano Belbo e Ponte di Piave, a diciotto anni, "per la prima volta" nella sua vita "completamente libero", vi ha fatto ritorno il 30 maggio 1950, per non allontanarsene mai più. In città quindi completò il ciclo delle scuole medie superiori, prima dell'avventura universitaria veneziana. E per non essere tentato di lasciare la sua città, egli ha sempre confessato di non aver mai voluto guidare l'automobile (non ha mai posseduto la patente) e di non aver mai provato l'ebbrezza né dell'aereo né della nave. Sempre affezionato quindi alla sua città, anche se, da osservatore sornione, non le ha mai risparmiato argute ed intelligenti critiche.

 

Il chierico provvisorio

Espliciti riferimenti a Vicenza sono frequenti già nella prima parte del primo romanzo Il chierico provvisorio, pubblicato a Milano nel 1962 da Longanesi, ove, raccontando in prima persona e quindi in modo esplicitamente autobiografico, rievoca anzitutto la figura del padre, impegnato a gestire in città un magazzino di generi alimentari (vicino alla Chiesa di S. Marco), mentre egli bambino frequenta le Scuole Elementari al Patronato Leone XIII.

Ma ancor più suggestiva è la figura del bisnonno Marco, esperto e apprezzato mediatore di bestie, di cui ricorda l'attività mattutina al vecchio foro boario (ora parcheggio, nelle vicinanze dello Stadio Menti), le passeggiate, al termine del mercato, verso Piazza dei Signori e quindi la frequentazione del Caffé agli Stati Uniti (fino ad alcuni anni fa cartolibreria Galla), «a due passi dal monumento di Andrea Palladio», arredato con le stampe commemorative degli eventi del 1848.

Non mancano inoltre, sempre legati alla figura del bisnonno, i cenni all'inaugurazione dell'illuminazione elettrica della città avvenuta nel 1897, e all'attività del Politeama Comunale (poi Teatro Verdi). Scomparso il bisnonno nel Settembre del 1930, l'attenzione del nipote narratore si sposta sul nonno che, essendo caporale delle guardie del dazio, viene descritto mentre, presso la Barriera daziaria di S. Bortolo, controlla le merci che giungevano in città lungo l'Astichello.

Lo sguardo sulla città ritorna anche più tardi, quando nell'aprile del 1945, qualche giorno prima della liberazione, ragazzino di seconda media, egli deve lasciare frettolosamente il collegio di Montecchio Maggiore, sempre più minacciato dalle incursioni aeree, e fa ritorno a casa in una Vicenza duramente provata dalla guerra.

 

Supermarket provinciale

Completamente ambientato a Vicenza invece il secondo romanzo o lungo racconto, Supermarket provinciale, edito a Milano da Scheiwiller nel 1969: più che la città con le sue piazze e i suoi monumenti, qui é presente la società vicentina degli anni '50 e '60, tratteggiata, con il consueto umorismo, soprattutto nella sua disumanizzante corsa al progresso e al benessere. L'intraprendente protagonista Antonio Scanagatta (in realtà Geremia) da dettagliante del centro storico insieme con altri soci, trasforma la sua salumeria in un avveniristico supermercato di cui diviene il direttore; ben presto però si trova deluso non per i risultati economici, ma per la perdita di quei rapporti umani che tanto lo avevano precedentemente gratificato.

Non mancano riferimenti all'epoca fascista: dapprima la fiducia di Scanagatta nel "mascelluto" e poi, in seguito alla guerra non compresa dalla gente, la sua profonda delusione per "quel matto" che aveva oltrepassato ogni limite.

Anche in questa seconda opera Scapin vede la sua città con occhio "abrasivamente" divertito, ma sicuramente benevolo e innamorato.

 

I magnasoete e La giostra degli arcangeli

Dopo Il Chierico provvisorio e Supermarket provinciale, negli anni '70 e '80 Scapin nelle sue opere abbandona l'ambiente urbano e si lascia affascinare da quello provinciale, pedemontano, in particolare da Breganze. Ne I magnasoéte, edito a Verona nel 1976 e ripubblicato da Neri Pozza nel 1996, attraverso una serie di divertenti racconti di cui, oltre a Firmino, sono protagonisti i campi e gli animali rappresentati nella loro naturalezza e istintività anche lessicale, il paesaggio «é quello riconoscibilissimo di un'area appartata del vicentino», posta a ridosso dell'altopiano.

Un'area che viene meglio identificata ne La giostra degli arcangeli, pubblicato da Longanesi nel 1983: il lungo racconto, incentrato sulle vicende di Breganze in un arco di storia che va dall'annessione del Veneto all'Austria fino all'inizio della prima guerra mondiale, ha come protagonisti i tre fratelli Scotton (Andrea, Jacopo e Gottardo), potenti e influenti ecclesiastici, ma non mancano interessanti figure popolari come Toni Pitote e Catina Scarpeta.

 

Il bastone a calice

Scapin si riavvicina alla città con Il bastone a calice (Neri Pozza 1984) per il quale é stato finalista alla XXXIII edizione del Premio Campiello nel '95, ma rimane in un ambiente suburbano, forse facilmente individuabile, ma certamente più fascinoso nella sua indeterminatezza. È l'avvocato a tenere il collegamento tra la "villa" ove é ambientato l'avvincente racconto che ha come protagonista la figura di Maria, e la città che resta lontana e indefinita nei suoi contorni.

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