NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Noi, l'albero e il parco che non c'è

Dopo il primo novembre, Vicenza si interroga sul suo futuro, a partire dalla partecipazione sulle scelte urbanistiche e territoriali. Del “Patto per Vicenza” e di “Un futuro di pace” ne parliamo con Ubaldo Alifuoco e Ciro Asproso

di Pietro Rossi

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Noi, l'albero e il parco che non c'è

È veramente un'iperbole mettere in relazione la vicenda del "pioppo nero", tagliato la scorsa settimana con un blitz ed uno spiegamento di forze pubbliche quasi da contro-guerriglia, l'alluvione del giorno di Ognissanti e l'agognato parco al Dal Molin? Da un certo punto di vista, le questioni potrebbero anche convergere. Perché potrà anche sembrare retorica ma, comunque sia, una rotatoria nuova vuole dire ancora urbanizzazione e un albero in meno, anche se non in stato di ottima salute, non vuol dire semplicemente un albero in meno. Da quel pioppo che ormai non c'è più, da quel lavoro pubblico che ci sarà e da una risorsa (il parco Dal Molin) ancora nel limbo, si può infatti partire per fare una riflessione sulla Vicenza del futuro a dichiarato rischio idro-geologico. Ma sopratutto si può riflettere sullo stato di salute dei metodi partecipativi che l'amministrazione comunale, al di là dei buoni propositi del Pat, intende mettere in campo per coinvolgere i cittadini sul destino della città. Lo abbiamo fatto con una doppia intervista a forma circolare. A Ubaldo Alifuoco, uno dei promotori, con l'associazione Vicenza Riformista (e assieme a Impegno per Vicenza e Cittadinanza Attiva) di una proposta per l'utilizzo a scopi di prevenzione, quali una base per la Protezione Civile e una per i Vigili del Fuoco, di quella parte dell'ex aeroporto che dovrebbe andare ai cittadini; e a Ciro Asproso, del coordinamento vicentino di Sinistra Ecologia e Libertà, che analizza la vicenda del pioppo tagliato come un esempio di negazione della progettazione partecipata e introduce il convegno "Un futuro di pace" che si terrà ai Chiostri di Santa Corona il prossimo sabato. Due proposte che possono convivere?

 

Alifuoco e il "Patto per Vicenza"

Scritto due anni fa e rilanciato in questi giorni, ad un mese dall'esondazione del Bacchiglione, il "Patto per Vicenza" parte dal concetto di destinare una parte dell'area a est dell'ex Aeroporto Dal Molin a base per la Protezione Civile, da localizzare nel lato est utilizzando una parte dell'area già infrastrutturata».

Alifuoco, partiamo da un'area verde più piccola, anzi microscopica: il pioppo di Borgo Scroffa.

«Alcune rotatorie sono felici, altre infelici. Ad esempio quella in prossimità della caserma degli americani. Per quanto riguarda Borgo Scroffa, mi chiedo se sia veramente utile una rotatoria più grande in quel posto. D'accordo, verranno piantati altri alberi, ma alla fine il risultato è che un'altra parte di Vicenza risulta mutata. E questa è una realtà, non una questione di ideologia».

A proposito di cambiamenti, perché tirare fuori dal cassetto oggi il "Patto di Vicenza"?

«In realtà questa proposta nasce adesso: nel luglio 2008 è stata solo ufficializzata. In sede di Consiglio Comunale varie volte ho presentato l'idea di una grossa base per la Protezione Civile, dato che Vicenza, da questo punto di vista, è carente, come purtroppo abbiamo sperimentato con l'emergenza alluvione e con l'emergenza neve. Quello che oggi cambia è che abbiamo la prova tangibile che il sistema idrogeologico non regge più e che dobbiamo essere attrezzati per esigenze sempre più frequenti, che sono la vera priorità».

Troppo cemento?

«Non si può dire che non si può cementificare solo in queste occasioni di emergenza ambientale e poi dimenticarsene quando si fa il Pat. Io sono per prendere alla lettera l'indicazione che nei Pat bisogna evitare di consumare superficie agricola. Su questa cosa bisogna riflettere da subito, e nulla vieta che il Pat si possa riprendere in mano, perché alla fine quello che conta è il piano degli interventi».

Riprendere in mano dove, ad esempio?

«Tutta l'area della cittadella sportiva, che in realtà è una grossa trasformazione di area agricola in area edificabile con l'intento preciso di fare capannoni. E parliamo di una delle ultime aree verdi rimaste».

E al Dal Molin?

«La destinazione di una base nell'area verde lasciata libera dalla pista di volo sarebbe molto utile dove poter trasferire la Protezione Civile e magari dare una casa ai Vigili del Fuoco, visto che adesso sono in affitto».

Anche lì ci sarà un parco, però...

«A Roma hanno chiesto come compensazione un parco, un parco da 650 mila metri quadrati. Sono dimensioni enormi, ma qui siamo a Vicenza e non a New York. Mi sembra quindi una cosa improbabile amministrare un'area così vasta, ci sarebbero problematiche sia dal punto del vista gestionale che da quello economico. Credo invece si possa tranquillamente fare un parco di dimensioni più limitate e una base civile che andrebbe costruita con un contatto stabile con la Regione e con le strutture universitari».

 

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