NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Quella lattina sul cranio di Bonimba

Coppa dei Campioni 1971 a Moenchengladbach: Boninsegna, centravanti dell’Inter, viene colpito da una Coca Cola lanciata dagli spalti - Così nasce un confronto che dura tre partite, che rimette in orbita un Inter quasi reduce dai trionfi con Helenio Herrera, quadro di un calcio non più esistente - Stefano Tomasoni ci ha scritto un libro

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Quella lattina sul cranio di Bonimba

(g. ar.) - Il confronto calcistico tra Germania e Italia prescinde dalla data e perfino dalle formazioni, siano di rappresentativa nazionale o di club. Prescinde e sorvola, ad eccezione, si capisce bene, del risultato. Quello no, perché è il centro e l'obiettivo messo a fuoco e raggiunto, è la sintesi di un vero e proprio rito sacrificale in cui il calcio paradossalmente sembra entrarci quasi occasionalmente. L'amore/odio -più amore che odio, per la verità- è invece l'ingrediente essenziale e irrinunciabile di questo disporsi su un qualunque campo faccia a faccia, mostrando denti e gengive e promettendosi reciprocamente il peggio.

Come già Italia-Germania dei mondiali 1970 in Messico -un 4 a 3 dopo due supplementari sviluppato e sublimato attraverso 120 minuti di rovesciamenti di fronte e di risultato che costarono le coronarie a più d'un telespettatore- anche il confronto di Coppa Campioni tra Inter e Moenchengladbach contribuisce potentemente ad alimentare il ricordo di rivalità e voglie di rivincite. E ogni volta che un qualunque Italia/Germania si affaccia all'altare della celebrazione canonica tutti i pezzi vanno a posto da soli nella scacchiera. Non c'è bisogno di spiegare o esortare: si sa che sarà così, che sarà una guerra senza frontiere anche alla faccia dei regolamenti, e quando alla fine uno dei due vincerà all'altro non rimarrà che il prossimo appuntamento, magari col nodo alla gola di una rabbiosa commozione difficile da inghiottire: come fu molto più recentemente per la semifinale dei mondiali 2006 a Dortmund, ai supplementari tanto per cambiare, anche quella conclusa con l'azzurro in cima al podio, premessa per il titolo a spese della Francia di Zidane.

Ma torniamo al Moenchengladbach, squadra notevolmente decaduta dai fasti di quel 1971. Allora era capofila del calcio tedesco/federale e mantiene nel ricordo della storia documentata un record senza precedenti: tre partite al posto di due, un risultato annullato per la scriteriata decisione di un sostenitore tedesco che preso da raptus poi pagato a carissimo prezzo lanciò in campo una lattina di Coca Cola. La lattina colpì Boninsegna (detto Bonimba, manco a dirlo protagonista in azzurro anche della semifinale dell'anno prima in Messico) e il successivo risultato di 7 a 1 maturato nel fosco ambiente di un confronto compromesso fu alla fine annullato.

Di quella lattina ora si parla in un libro dal titolo La Coca Cola Di Boninsegna; l'autore è Stefano Tomasoni, responsabile di comunicazione e stampa di Confindustria Vicenza, ma qui nella non inconsueta veste di scrittore-cronista. È un bel libro. Non per niente la controfirma in presentazione appartiene a Luigi Maria Prisco, liceale all'epoca, testimone oculare e soprattutto figlio di Peppino Prisco, per decenni vicepresidente dell'Inter e anima in cancellata e legal-sentimentale della società del Biscione nerazzurro. Anche a un non interessato al calcio questo libro piacerà. È un quadro di altra epoca. Suscita moltissimi e irrimediabili rimpianti. Per quello che il calcio è diventato nel frattempo. Praticamente irriconoscibile.

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