NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Ritorna all’originale splendore il salone centrale della Basilica

Messe in evidenza dai grandi lavori in corso, le differenze architettoniche tra il corpo centrale e il doppio ordine di logge, opere del Palladio, che lo racchiudono

di Mario Bagnara
mario.bagnara@fastwebnet.it

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Ritorna all’originale splendore il salone centrale

Visitare oggi, nel cuore della città di Vicenza, la Basilica e le Logge Palladiane ritornate al primitivo splendore, forse ancor più affascinante di quello originario del periodo umanistico-rinascimentale, significa non solo provare una gratificante emozione, dopo averne constatato il preoccupante degrado, ma anche essere sollecitati a rievocarne la tormentata e nello stesso tempo esaltante storia.

La Basilica del ‘400

Anche per evitare l'abituale errore di definire, senza opportune distinzioni, come "Palladiana" l'intera Basilica, è utile ricordare che ora, meglio che in passato, nonostante l'armonia dell'intero complesso monumentale, sono più evidenti le differenze architettoniche tra il corpo centrale e il doppio ordine di logge che lo racchiudono. Il primo infatti è il gotico Palazzo della Ragione, il Palatium Novum che Domenico da Venezia tra il 1449/50 e il 1460 progettò e realizzò sui resti del Palatium Vetus e del Palatium Communis, distrutti da un incendio nel 1444. Già allora il salone centrale, destinato alle riunioni del Consiglio dei Quattrocento, aveva la copertura a carena di nave rovesciata, realizzata con enormi archivolti in legno e lastre di rame ad imitazione del Palazzo della Ragione di Padova, costruito nel 1306.

Le logge palladiane

Sfortunata invece, ma, per certi aspetti, anche fortunata la costruzione delle logge di cui si avvertì subito la necessità funzionale ed estetica: quelle costruite da Tommaso Formenton tra il 1481 e il 1494, furono, dopo soli due anni dalla fine del cantiere, compromesse da un crollo dell'angolo sud-ovest che diede origine a una discussione di oltre quarant'anni, coinvolgendo illustri architetti del tempo tra cui anche Jacopo Sansovino, Sebastiano Serlio, Michele Sanmicheli e Giulio Romano, fino ad arrivare al giovane Andrea Palladio il cui progetto, sostenuto dai nobili Gerolamo Chiericati e Alvise Valmarana, fu approvato nel 1549. Il primo ordine di arcate settentrionali e occidentali sarà concluso nel 1561, il secondo livello, iniziato nel 1564, sarà completato nel 1597 e il prospetto su Piazza delle Erbe nel 1614, ben trentaquattro anni dopo la morte del progettista.

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