NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Paolo Lioy: l’artista

Ricordo del padre della paleontologia italiana del quale ricorre il centenario dalla morte

di Giuseppe Brugnoli

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Paolo Lioy: l’artista

«Scriveva or non è guari Matilde Serao che: «L'autore di "Notte" sa quello che avviene nell'oscurità, sui picchi alpini e sui chiassuoli, nelle foreste e sui laghi, nelle camere degli alberghi e sulle sponde deserte, nelle capanne montane e nelle sale festanti; amori di insetti, costumi d'animali, trasporti di fiori, stranezze di sogni, singolarità di penombre, illusioni ottiche, fantasticherie malaticce, morbosità isteriche, fenomeni stravaganti, quanto insegnano la fisiologia e la biologia e tutta questa storia naturale che pare un romanzo». È questo l'incipit della "prefazione dell'editore", che era nientepopodimeno che Nicola Zanichelli, del volume "Sui laghi" di Paolo Lioy pubblicato nel 1884 a Bologna. Potrebbe darsi che, nel momento in cui ci si ricorda dell'illustre vicentino soltanto perché ieri, giovedì 27 gennaio, ricorreva il centenario della sua morte, e si tenta di celebrarlo come uno dei più illustri scienziati dell'Ottocento italiano, oltre che patriota e politico, questa prefazione dello Zanichelli, che come editore di successo conosceva certamente i suoi autori, ci riconsegni Paolo Lioy non nelle divisa di studioso e ricercatore in cui vorremmo imbalsamarlo adesso, ma nel cliché un po' meno austero e alto con il quale era visto e tratteggiato ai suoi tempi. E infatti lo Zanichelli, impietoso, dopo aver citato la testimonianza di Matilde Serao, continua: «Il Lioy piace perché sopra tutto e anzi tutto è un artista. Lascia da parte le dispute solenni sui problemi più ardui, preferisce cogliere armonie inavvertite, fenomeni quasi impercettibili, segreti intimi della natura... Non è il gran quadro storico che più lo tenti, sceglie il quadretto di genere, la miniatura, il cesello, il ricamo; e se si lascia trasportare all'esame di una di quelle sfingi scientifiche intorno alle quali rompono invano, come onde su scoglio marino, i conati di tanta parte del moto intellettuale, lo fa perché in esso vede il fascino e la seduzione dell'inaccessibilità in cui si chiudono, del buio in cui si circondano».

Paolo Lioy, in un passo dei suoi scritti che non ritrovo più, se la prende con il Verne, e protesta che, se l'autore francese suo contemporaneo indulgeva a fantasie per le quali oggi si potrebbe definire, appunto, autore di "fantascienza", egli invece era sempre fermamente attaccato alla realtà della cose, e anche nei suoi romanzi che più indulgevano alle correnti psicologizzanti del suo tempo, egli manteneva ben distinte le osservazioni naturalistiche e le emozioni. Oggi potrebbe quindi essere paragonato ad un Angela, il fortunato autore di programmi televisivi di scienza, ma a noi piacerebbe anche accostarlo ad un suo tardo e non particolarmente celebrato epigono, quel Giuseppe Perin, fratello esterno nel collegio dei frati di don Calabria a Costozza, che, armato della sua laurea in biologia, portò i suoi "buoni fanciulli" in giro a cercare fossili e punte di freccia, e lasciò un libro "Scienza e poesia sui Berici", che ripete la meraviglia e l'entusiasmo di Paolo Lioy quando cominciò i suoi scavi nel lago di Fimon e diede inizio alla paleontologia italiana.

Laureato in legge a Padova, Paolo Lioy, erede di una nobile famiglia trasferita a Vicenza da Terlizzi, in provincia di Bari, marito della nobile figlia di un ufficiale borbonico, sposata tre anni prima che le Due Sicilie con la spedizione delle camicie rosse diventassero italiane, fu un fervido e fedele patriota, oltre che un bravo naturalista "fai da te", che tuttavia evitò sempre di prendere posizione nelle accesissime diatribe che allora dividevano, più ancora di oggi, il mondo scientifico sulle origini della vita e soprattutto sui eventuali precursori dell'uomo. E se egli è noto per le sue ricerche e soprattutto i suoi ritrovamenti nelle valli di Fimon, che costituiscono ancor oggi il nucleo più importante della collezione naturalistica nel museo civico di Vicenza, egli dovrebbe essere ricordato a Vicenza soprattutto perché donò alla città il "crocodilus vicentinus", che lo stesso Lioy recuperò dal monte Purga in Bolca, e, come scrive in una memoria presentata all'Accademia Olimpica, di cui era segretario, nel 1865 «io credo sia di un'importanza grandissima questo scheletro ultimamente dissotterrato nelle ligniti terziarie del Monte Purga, scheletro che ora forma un dei più preziosi ornamenti del Civico Museo di Vicenza, e che tra i fossili sui congeneri non ha rivali al mondo, tanto è meravigliosamente conservato».

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