NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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“Venezia città aperta”: un saggio dello storico Andrea Zannini

Il libro è stato presentato nella Sala degli Stucchi a Palazzo Trissino dall’associazione cittadina “Nessuno escluso”, animata e presieduta dal consigliere provinciale Matteo Quero.

di Mario Bagnara
mario.bagnara@fastwebnet.it

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“Venezia città aperta”: un saggio dello storico An

Nell'animato dibattito sui flussi migratori che negli ultimi decenni hanno investito anche l'Italia, oltre agli altri paesi europei, soprattutto dopo la caduta del muro di Berlino, sorprendenti e molto attuali contributi offre il recente volume pubblicato da Marcianum Press e scritto dal prof. Andrea Zannini, professore associato di Storia Moderna all'Università di Udine, già apprezzato autore di studi di storia economica e sociale della Serenissima e collaboratore per la Storia di Venezia edita dalla Fondazione dell'Enciclopedia Italiana. A proporne la presentazione nella Sala degli Stucchi a Palazzo Trissino, due settimane fa, è stata l'Associazione cittadina "Nessuno escluso", animata e presieduta dal consigliere provinciale Matteo Quero e particolarmente impegnata nel processo di integrazione sociale degli immigrati, peraltro partecipi in qualificata rappresentanza anche alla discussione che ne è seguita. Con l'autore e Quero presenti al tavolo dei relatori anche il senatore Massimo Livi Bacci, uno dei più importanti demografi italiani e docente di Demografia all'Università di Firenze, e Franco Rocchetta, fondatore e responsabile storico della Liga Veneta e della Lega Nord.

VENEZIA CITTÀ APERTA

Molto indicativo dell'ambito geografico e storico del problema affrontato lo stesso titolo: Venezia città aperta. Gli stranieri e la Serenissima XIV-XVIII sec., con una bella riproduzione in prima e quarta di copertina del Martirio di San Marco (particolare) di Vittore Belliniano, discepolo di Gentile Bellini che alla morte nel 1516 lasciò a lui la bottega e il compito di portare a compimento le più importanti commissioni ricevute, compreso questo capolavoro, completato nel 1526 e ora conservato alle Gallerie dell'Accademia. Si tratta del primo frutto editoriale che la Fondazione Duomo di Mestre insieme con l'editrice veneziana Marcianum Press ha promosso per approfondire i problemi della "convivenza" presente e futura, partendo dallo studio del passato. Il Presidente della Fondazione Paolo Costa nella sua Presentazione afferma: «Crescono assommando persone, le nostre città. Crescono accogliendo nel proprio seno genti diverse... Accade in ogni città d'Europa. Ed ogni città d'Europa affronta una crescita che è insieme e soprattutto differenziazione. L'immigrazione sferza le metropoli del terzo millennio, e le obbliga a cercare nuove ragioni e nuovi metodi che consentano ai cittadini di con-vivere davvero. E da ogni città viene forte l'appello: ricerchiamo insieme le regole per costruire una convivenza nuova, pena la fine della città stessa». Ed è propria in tale ottica proiettata verso il presente e il futuro che è stato programmato anche il secondo volume della collana Metropoli, dedicato a Mestre novecentesca (autori Michele Casarin e Giuseppe Saccà).

Rigorosa l'impostazione storica di Zannini che analizza il lungo periodo di quasi cinque secoli del fiorire del potere veneziano sulla base di puntuali eventi storici e di relativi studi scientifici che nelle cinque pagine finali la Bibliografia riporta ben suddivisi per argomenti.

"GLI STRANIERI A VENEZIA: UN PATRIMONIO DA INCREMENTARE"

Indubbiamente Venezia nei cinque secoli considerati, sino alla sua caduta alla fine del ‘700, è stata una metropoli mondiale e, al pari delle metropoli moderne, come tale si è dovuta comportare, anche perché la forza che la caratterizzava e che le permetteva di reggere l'urto ricorrente di altri concorrenti europei e mediorientali, derivava dal suo predominio commerciale e necessariamente anche militare che andava ben oltre i limiti geografici dei territori direttamente controllati. E, come osserva nella sua Prefazione Giuseppe Del Torre, «si confrontò lungo tutta la sua storia con la necessità di assorbire dall'esterno manodopera qualificata per alimentare le sue strutture commerciali e manifatturiere... Le differenze culturali e religiose (pensiamo a quelle con i turchi, con i quali la Repubblica si trovò anche spesso a combattere lunghi e durissimi conflitti militari; oppure con i tedeschi che dopo la riforma luterana in gran parte divennero anche dei "nemici nella fede") non furono mai degli ostacoli insuperabili al mantenimento di relazioni stabili di collaborazione economica, cosicché la presenza degli stranieri in città costituì una ricchezza e un patrimonio da incrementare piuttosto che un pericolo da combattere».

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