NR. 46 anno XX DEL 19 DICEMBRE 2015
la domenica di vicenza
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Una strana raccolta di souvenir
nella mostra “Vicenza Città bellissima”

di Resy Amaglio

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Una strana raccolta di souvenir<BR>
nella mostra

Dal genio alla materia del fare: con Pietre Poeti Parole, Lorenza Visintin e Luciano Battaglin, studio Edison & Rossi, presentano alcuni prototipi in pietra di Vicenza, a simboleggiare il progredire nel tempo della sostanza grezza trasformata da mani creative; gli stessi si dilettano anche ad incapsulare nel vetro modellini di monumenti, ben inteso palladiani, che, scossi, si coprono della celebre "neve." Revival, gioco, nostalgia delle bancarelle dei robivecchi, chissà.

Pensata per un piacere tattile, la mappa soffice interattiva Soft Plan di Beatrice Pasquali è un simpatico stradario, un po' straniante, ma sufficientemente leggibile, da consultarsi in maniera inusuale collegandosi ai monumenti da visitare tramite fustelle estensibili che ne anticipano la visione; c'era una volta la guida turistica...

Si avvale piuttosto di una sfumatura intellettuale la collezione Palladio Bags di Elena Gastaldon, che riproduce vari disegni tratti dai Quattro Libri dell'Architettura su materiali di pregio, quali il tessuto arazzo gobelin, unendo così praticità, raffinatezza e riferimento culturale.

Essere Andrea Palladio, suggerisce poi Marco Chiurato, proponendo un cubo di cioccolato da cui lo spettatore potrà ricavare il monumento preferito; goloso e deperibile, compiacente e provocatorio insieme.

Tra le numerose riproduzioni della Basilica se ne incontra la Cupola, lampada a firma di Fabio Guerra e Giuseppe Guzzo, mentre Carlo Rossi maschera da formaggiera La Rotonda.

E c'è il gioiellino grazioso Gentilissima Signorina di Barbara Barbantini, leggera collana arricchita da medagliette con immagini ricavate da vecchie cartoline: un'idea molto soft, impercettibilmente venata di toni decadenti, ma assai attuale quanto all'utilizzo delle tecniche e dei materiali, metalli di nuova produzione e molta attenzione al vintage, come di tendenza.

Ancora gioielli in materie povere, perline, vetro, plastica, cristalli e cotone, nel prototipo bianco-rosso di Camilla Bin I colori di Vicenza; né poteva mancare il santino della Madonna di Monte Berico, che Elvezia Allari incastona in anelli monumentali, Preghierine da passeggio.

Alla fine compare il simbolo popolare più gustoso della città, quel gatto celebrato, coccolato, nonché cotto e mangiato, del quale favoleggiano le antiche cronache.

Sul selciato del cortile d'ingresso, alcune foto del noto felino già introducono allo spazio espositivo. All'interno, esso si trasforma in piccola pasticceria di pasta frolla ed è il Bisgatto di Joe Velluto, oppure si presenta allegramente ghiottone con il nome di Vince, il vincentino di Milena Zanotelli. Prende forma dal segno accurato di Alberto Casiraghy, l'editore lombardo conosciuto per i suoi mini libri quotidiani d'arte e poesia, il bel micio serio e composto della plaquette Benvenuti a Vicenza, che pare uscito dal cinquecentesco leggio di Monte Oliveto per arrivare tranquillo sin qui, a rispetto e onore dell'intera razza.

Impossibile citare tutti, ideatori e opere. Una visita alla mostra fornirà utili ragguagli su tanti percorsi spesso ignorati se non misconosciuti. Si troveranno lavori meritevoli d'attenzione, altri invero trascurabili: memorabilia et inutilia, diremmo.

E tuttavia, leggendo le biografie di questi creativi, un dubbio sorge: a quale età si smette di giocare?


nr. 06 anno XVI del 19 febbraio 2011

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