NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Un romanzo sulle vittime dell’apartheid in Sudafrica ne “La forma incerta dei sogni” di Leonora Sartori

L’autrice vicentina, che nel suo racconto intreccia le proprie vicende personali con la tragedia della segregazione razziale, sta lavorando in questo periodo ad un secondo romanzo storico

di Gianni Giolo
giolo.giovanni@tiscali.it

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Un romanzo sulle vittime dell’apartheid in Sudafri

Cresce la narrativa vicentina con quattro nuove scrittrici di successo: "La vita accanto" di Mariapia Veladiano, lanciata dalla casa editrice "Einaudi", "L'ombra" di Francesca Sarah Toich, edita da "Edizioni Miele", "Bolle d'infanzia" della bassanese Elisa Faccio, edito dall'Editrice artistica bassanese di Andrea Minchio e "La forma incerta dei sogni" di Leonora Sartori, pubblicato da Edizioni Piemme, che in questi giorni è stato tradotto da Jean-Luc Defromont e distribuito nelle librerie francesi con il titolo "L'autocollant" che in italiano significa "L'adesivo". Un adesivo è infatti al centro della narrazione: vi sono raffigurati "i sei di Sharpeville", cinque uomini e una donna condannati a morte nel 1984 nel Sudafrica dell'apartheid senza prove per aver partecipato ad una manifestazione che si concluse con l'omicidio di un console.

I SEI DI SHARPERVILLE. La vicenda diede vita a campagne internazionali di solidarietà cui presero parte anche i genitori di Leo, la protagonista del romanzo, che a vent'anni decide di volare in Sudafrica per incontrare le persone raffigurate sugli adesivi di cui era tappezzata la casa in cui viveva. Nel libro si intrecciano quindi le vicende personali della protagonista e il racconto dell'apartheid in Sudafrica. Per Leonora Sartori, nata a Vicenza nel 1978 e da tre anni vive a Milano dove lavora come giornalista per "D-La Repubblica delle donne", il successo è arrivato all'improvviso quasi inaspettato. In precedenza aveva scritto i testi di "Ustica", un fumetto dedicato alla strage, pubblicato da BeccoGiallo. La stesura del romanzo è iniziata dopo la laurea in scienze della comunicazione durante la sua permanenza a Fabbrica, il centro di ricerca sulla comunicazione fondato dal gruppo Benetton e da Oliviero Toscani in provincia di Treviso, nel dipartimento di scrittura che le ha fatto vincere una borsa di studio. L'opera ha poi attirata l'attenzione delle case editrici Piemme in Italia e Liana Levi in Francia.

UN SECONDO ROMANZO. L'autrice, precisa Nicola Rezzara nel Giornale di Vicenza, sta ultimando in questo periodo il suo secondo romanzo ispirato sempre a un fatto storico: al centro dell'opera ci sarà la storia di un gruppo di prigionieri del fronte africano della seconda guerra mondiale deportati dagli inglesi in Italia. «Avevo sei anni. - scrive l'autrice - C'era un adesivo sulla mia cassettiera, con disegnati cinque uomini e una donna di spalle. Si capiva che lei era una donna perché gli altri avevano i pantaloni, lei, invece, portava la gonna. Erano sei persone con le mani legate dietro alla schiena. Non si vedevano le facce. Ma si capiva che la situazione non gli andava a genio. Avrebbero voluto andare via. Scappare. Ma c'era un motivo per cui non lo facevano. Il motivo, secondo me, era l'orgoglio». Le cinque ombre diventano il filo conduttore involontario dell'infanzia di Leo e del fratellino, al seguito di due genitori attivisti convinti che, anziché portarli al parco giochi, li trascinano in manifestazioni contro il nucleare, contro la guerra, l'apartheid o la vendita di armi. Leo decide quindi di andare a Shaperville, di andare a vedere in faccia i sei senza volto.

QUEI SEI VOLEVO VEDERLI. «Quei sei che erano stati sempre girati di spalle davanti ai miei occhi, ogni istante prima di prendere sonno, ogni momento di relax, quei sei per cui la gente si era mossa, per cui si era scritto, manifestato, camminato e cantato, io volevo finalmente vederli, capire se ne era valsa la pena». Leo telefona a uno di loro Duma Khumalo e vola in Sudafrica, conosce gli eroi di suo padre e di una intera generazione. Li conosce uno a uno. Ricostruisce le loro vite, incrocia i loro sguardi, cerca un contatto con le loro anime. E così conosce di persona Mojalefa Reginald Sefatsa, Reid Malebo Mokoena, Theresa Ramashamole, Duma Joshua Khumalo, Oupa Moses Diviso, Francio Manetenza Mokhesi.

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