NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Due donne contrapposte

“Le fuggitive” questo il titolo della commedia francese che ha visto in scena Valeria Valeri e Milena Vukotic

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Due donne contrapposte

Martedì e mercoledì, al Remondini di Bassano e giovedì a Lonigo, Valeria Valeri e Milena Vukotic sono state le protagoniste di una commedia francese molto brillante dal titolo "Le fuggitive". Due donne si incontrano su una strada, di notte. Quella più anziana, Claude, è scappata dall'ospizio in cui l'ha rinchiusa il figlio dopo la morte del padre, l'altra più giovane, Margot, ha abbandonato la famiglia il giorno del diciottesimo compleanno della figlia. Due caratteri molto diversi che hanno in comune la ricerca di un riscatto personale, di un "altrove" che loro stesse forse non sanno definire. Una commedia che offre numerosi spunti di riflessione grazie a battute profonde sulle dinamiche familiari e di coppia e che sta riscuotendo un notevole successo di pubblico e critica.

Due donne contrapposte, il percorso della loro vita le fa incontrare su una strada vera e propria: questa commedia è molto leggera eppure è ricca di input molto profondi, toccati con delicatezza e senza ipocrisia. Il pubblico che viene a vederlo coglie le sottigliezze nascoste in questo testo?

Milena Vukotic: «Sì, le coglie e ne è colpito perché sotto questo aspetto leggero c'è un pensiero che credo si possa attribuire a tutti».

La pièce porta la firma di due giovani autori - attori. La caratteristica delle commedie francesi, sia di cinema che di teatro, è quella di presentare situazioni ironiche, di mostrare una profonda ricerca della struttura dei personaggi, il tutto sorretto da un ritmo molto veloce che però non toglie la sensazione di assistere a un lavoro molto articolato, poiché spesso vengono trattati con libertà anche argomenti un po' insoliti. Questo stile di ricerca e di scrittura è possibile anche in Italia secondo voi?

M.V.: «Certamente, cambiano i tempi ma gli esseri umani no, poi dipende dall'ambiente: Pirandello era italiano. Gli autori non sono così giovani, sono venuti fuori adesso con questa commedia ma è molto che scrivono».

Valeria Valeri: «Le signore che scappano facendo l'autostop, è un paradosso inverosimile, però è geniale e originale. È teatro e spettacolo. Io ho fatto moltissime commedie francesi, da "L'anatra all'arancia" a "Fiore di cactus" e le trovo deliziose».

La motivazione dei due personaggi è esplicitata nel titolo eppure questa è solo una sembianza esterna perché in realtà loro due fuggono da delle realtà molto diverse che sono il risultato delle loro scelte o non scelte. In realtà cos'è che le accomuna davvero?

M.V.: «Forse la solitudine, il bisogno di ritrovare una libertà e anche la ansietà di vivere. La libertà di Claude è stata soffocata e Margot cerca la libertà di potersi finalmente esprimere perché dice che nessuno la farà più stare zitta, nessuno la rimetterà al suo posto, perché nessuno lo sa qual è il suo posto».

La commedia presenta due donne di età differenti: una sembra poter avere ancora qualche possibilità che forse lei stessa non è in grado di affrontare direttamente, l'altra invece racconta il momento in cui la donna, ad una certa età, diventa trasparente per l'uomo pur continuando a desiderare la comunicazione e il desiderio con l'uomo e per l'uomo e che non chiede più nulla perché pare brutto. È però Claude che, pur rimpiangendo, rimane comunque più propositiva ed energica. Viene mostrato lo stereotipo in cui si è "ancora" belle però arriva un punto in cui non ti puoi più permettere alcune cose. Sembra che la pièce suggerisca che c'è una stagione per ogni cosa ma il tipo di scrittura fa pensare che ci sia anche dell'altro.

V.V.: «Forse per chi è giovane non è facile da cogliere: quando una donna è abituata ad essere guardata dagli uomini, arriva un certo momento in cui non ti guardano più, e questo succede a tutti, ti guardano ma guardano al di là di te, come se fossi trasparente. È un concetto bellissimo anche se è micidiale».

Ma si riesce ad esprimersi sempre e solo in funzione dell'uomo secondo lei?

V.V.: «No, certo, sarebbe da spararsi! Ma se affrontiamo l'argomento succede questo, poi uno se ne frega, non è che non ci dorme la notte».

Sì ma in scena non c'è mai niente che non serva: il fatto che lo si rappresenti vuol dire che forse nella società c'è un'esigenza di esprimere questo disagio.

V.V.: «Perché accade! Claude, che è abituata ad essere amata e desiderata dagli uomini e li ha amati e desiderati, questa differenza la nota».

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