NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La campanella non suona tre volte

Tutti i problemi e i vantaggi a seguito dell’introduzione nelle scuole del badge d’ingresso e dell’appello tecnologico

di Pietro Omerini Zanella
pedro-zanna@hotmail.it

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La campanella non suona tre volte

«Per arrivare a timbrare il cartellino d'entrata alle 8.30 precise Fantozzi, sedici anni fa, cominciò a metter la sveglia alle 6.15, oggi dopo esperimenti e perfezionamenti continui, è arrivato a metterla alle 7.51, vale a dire, al limite delle possibilità umane...». Così nel 1975 Paolo Villaggio descriveva, nell'incipit del primo film dedicato allo sfigatissimo ragioniere, la vita dell'impiegato moderno. Trentasei anni dopo, l'agonia del cartellino colpisce, anche, lo studente liceale. Sempre più istituti superiori, infatti, hanno deciso di sostituire il tradizionale appello, quello che permetteva allo studente ritardatario di infilarsi in classe con qualche minuto di ritardo contando sulla magnanimità del professore e sulle iniziali giuste, lontane dalla A, con strumenti più tecnologici e fatalmente, per la condotta, precisi.

Passano gli anni e cambiano le terminologie. Il cartellino ora è un badge dotato di banda magnetica e microchip, l'obliteratrice si chiama totem, la nevrosi, però, resta inequivocabilmente la stessa.

Tutti in fila con il badge tra i denti, per non perdere minuti preziosi. Guai a gettarlo alla rinfusa in tasche troppo profonde, o nei meandri di zaini che spesso, oltre ai libri, contengono spaccati di una vita da adolescente.

Certo, i corridoi della scuola non sono quei luoghi inumani e lunghissimi della satira fantozziana, ma, di questi tempi, c'è poco da scherzare, meglio essere allenati per non farsi sorprendere dall'ultimo scatto di reni in vista del Totem mangia cartellini.

L'ultimo, per ordine di tempo, liceo della città ad adottare, in virtù della semplificazione tecnologica, le macchine timbra cartellino, è stato il Pigafetta, dimostrando che efficienza e tecnologia sono valori che vanno oltre la precisione del perito, veri e propri classici (scusate il gioco di parole) della vita moderna.

Da ottobre, infatti, il liceo, dopo un primo mese di sperimentazione, ha dato il via alla stagione dei badge e dell'appello tecnologico.

Al di là di qualche protesta iniziale, roba da romantici dell'appello, la novità sembrava non aver portato sostanziali modifiche alla vita degli studenti, esclusa ovviamente la preoccupazione di non trovare il badge o di esserselo dimenticati a casa. I conti, però, si fanno alla fine, perché proprio in virtù della precisione oraria del nuovo metodo, circa quaranta ragazzi si sono visti appioppare il temuto sette in condotta a fine trimestre, causa ritardi. Il regolamento interno prevedeva, infatti, una regola piuttosto severa: dopo il settimo ritardo via un voto dalla condotta fino ad arrivare al massimo al sei, che se confermato a fine anno, così come il sette, provoca da sempre la bocciatura, quella per motivi di disciplina, quella, appunto, per cattiva condotta.

«Il problema - spiega Filippo Zordan, rappresentante degli studenti - coinvolge soprattutto chi viene da fuori città. Capisco che la scuola abbia adottato certi metodi per punire quegli studenti che pur vivendo in centro arrivavano sempre in ritardo contando sui minuti che il professore normalmente spende per fare l'appello e tirare fuori il registro. A volte, però, basta non riuscire a trovare il badge per arrivare in ritardo. Tra l'altro, la decisione di mettere i totem è stata presa dal consiglio d'istituto l'anno scorso, anche con il voto dei vecchi rappresentanti che, però, al riguardo non avevano consultato gli studenti, quindi quest'anno si è potuto fare ben poco. A ottobre ce li siamo trovati lì e abbiamo imparato ad usarli. Credo, comunque, che la linea dura sui ritardi verrà cambiata dalla scuola, intanto, con l'abitudine anche i mugugni e le proteste iniziali che ci pervenivano dagli studenti stanno diminuendo».

Intanto, però, il sette in condotta rifilato a quaranta studenti a causa dei ritardi, rimane agli atti e, se per alzare la media normalmente la ricetta è una: studiare di più, è ancora tutto da capire quale meccanismo cambi il voto in condotta.

continua »

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