NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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Giustizia lenta? Ci pensa “Giudice Antonio”

Modi gentili e grande disponibilità così Antonio Baù convinceva le sue vittime ad affidarsi a lui. Ecco alcune storie

di Tiziano Bullato
bullatot@tvavicenza.it

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Giustizia lenta? Ci pensa “Giudice Antonio”

Se tutte le accuse mosse nei confronti di Antonio Baù [a destra], 63 anni residente ad Asiago in via Oberdan, fossero confermate allora una riforma della giustizia si dimostrerebbe non necessaria, impellente. Perché? Per il semplice fatto che secondo l'accusa Antonio Baù si fingeva un giudice in servizio al tribunale civile di Bassano, teneva la sua particolare segreteria privata in un agriturismo di Fara e qui, fra una mano di tressette e l'altra, si lasciava generosamente avvicinare dagli avventori. Si faceva raccontare di come la gente stesse faticosamente tentando di risolvere i propri problemi ricorrendo alla giustizia, soprattutto in campo civile. Impantanati nella burocrazia, fra mille rinvii e cavilli, cittadini insicuri e inermi di fronte alla giustizia, si appellavano al "Giudice Antonio", come lui si faceva chiamare, e lui offriva soluzioni. Meglio ancora, delle scorciatoie, per arrivare alla soluzione voluta o sperata. Ovviamente a pagamento.

Era tutto un falso, sostiene ora la procura, e il giudice delle indagini preliminari ha fissato a suo carico il processo che si aprirà il prossimo 11 maggio davanti al tribunale di Schio. Le accuse sono di truffa e sostituzione di persona, le parti offese del reato sono 22, molte delle quali si sono costituite parte civile con gli avvocati Cesare Dal Maso e Michela Betto. Se tutto questo dovesse trovare conferma processuale, dicevamo, significa che una riforma della giustizia è impellente perché certe forme di truffa non troverebbero terreno fertile se la giustizia e il ricorso alla giurisdizione fossero rapidi, chiari e inequivoci soprattutto nel campo della giustizia civile. Il ragionamento potrebbe apparire astratto, e proprio per questo vale la pena di dare uno sguardo ad alcune denunce presentate dalle parti offese. Con una avvertenza: si tratta del racconto di alcune delle persone che affermano di essere state truffate da Antonio Baù. I loro racconti sono ora parte integrante del capo di imputazione, ma sono, appunto, solo delle accuse che devono ancora essere vagliate e confermate.

È il 6 ottobre del 2009 quando negli uffici del nucleo operativo e radiomobile dei carabinieri si presenta G.P. 61 anni di Valli del Pasubio, pensionato e invalido civile. Ecco il suo racconto.

«Premetto che dal 1995, dopo il decesso di mio padre, i miei fratelli hanno intrapreso una azione civilistica nei miei confronti per problemi di eredità, tanto da instaurare un procedimento civile presso il tribunale di Vicenza, poi in appello a Venezia e poi in cassazione a Roma. L'esito del procedimento terminato nel mese di novembre del 2007, non è andato a buon fine per me, poiché mi è stato intimato di risarcire i miei fratelli. Nel mese di luglio del 2006, tramite un amico, ho conosciuto Antonio Baù da Asiago, quest'ultimo si è sempre qualificato come giudice in servizio al tribunale di Bassano del Grappa. Dopo circa un anno e precisamente nel mese di giugno del 2007, Baù Antonio si presentò a casa mia in compagnia della sua donna, tale Tatiana, cittadina ucraina. Nell'occasione spiegai allo stesso il contenzioso aperto con i miei fratelli rammaricandomi di aver perso la causa e lo stesso mi disse testuali parole: "Non ti preoccupare, dammi tutti in mano a me che sono giudice a Bassano del Grappa, ti risolvo io i problemi, faccio ricorso al tar e faccio venire la causa a Bassano del Grappa". A questo punto, giacché ho aspettato per anni di risolvere la mia questione, mi sono affidato al Giudice Antonio. Nella circostanza Baù Antonio mi ha chiesto la somma di 3800 euro per fare ricorso al tar e spese legali, somma che ho consegnato in contanti il giorno 7/7/2007 presso la mia abitazione. Non avendo la disponibilità di tale cifra, dovetti chiedere un prestito ad un mio amico. Dopo un paio di mesi telefonai al Giudice Baù Antonio chiedendo notizie in merito alla mia vicenda e lui rispose che il ricorso non era andato a buon fine, però i soldi erano serviti lo stesso per le spese legali. Nel mese di giugno 2008, il Giudice Baù Antonio si presentò a casa nostra e nell'occasione disse che avendo perso la causa ero costretto a vendere l'appartamento intestato a mia moglie, altrimenti le contro parti in causa lo avrebbero fatto pignorare. Impauriti di tutto questo, io e mia moglie decidemmo di vendere l'appartamento ed incaricare di questo il Giudice Baù Antonio, poiché si offrì di vendere la casa, poiché si era sempre vantato di avere molte conoscenze... Per la vendita della casa è stata ricevuta la somma di euro 93000 e precisamente 10000 come acconto e 83000 alla firma del rogito. La restante somma di euro 10000 sono stati versati al Giudice Baù Antonio per l'accatastamento dell'immobile. Lo stesso giorno 30/10/2008 io e mia moglie, accompagnati dal Giudice Baù Antonio, ci siamo recati in banca per versare l'assegno di euro 83000 ricevuto all'atto della vendita dell'immobile e il Giudice Baù ha chiesto e ottenuto da noi la somma di 38000 euro, soldi che sono serviti, a suo dire, per pagare gli avvocati intervenuti nel procedimento civile contro i miei fratelli. Preciso altresì che la somma di 38000 euro è stata consegnata alla presenza del direttore della banca. Nell'occasione il Giudice Baù Antonio si è offerto di investire la rimanente somma su un fondo bancario in modo da prendere più interessi, quindi dopo pochi giorni è stata consegnata al Giudice Baù la somma di euro 30000 per investirli. Preciso che non abbiamo mai ottenuto nessuna ricevuta da parte del Giudice Baù durante la consegna dei soldi, anche se è stato chiesto più volte. Nel mese di dicembre 2008 il Giudice Baù ha chiesto e ottenuto ulteriori soldi e precisamente la somma di euro 12000 per sanare completamente la posizione del procedimento civile... Nel mese di marzo 2009 il Giudice Baù mi ha telefonato chiedendo altri soldi e precisamente la somma di euro 10000 che dovevano essere consegnati ad un avvocato di Padova... In totale il Giudice Baù Antonio ci ha sottratto la somma di euro 103.800, prendendosi gioco di noi, incutendoci il terrore che se non avessimo versato quei soldi avremmo perso tutto... Eravamo sicuri che Baù Antonio fosse un giudice e solo dopo aver visto il quotidiano "Il giornale di Vicenza" ci siamo accorti che siamo stati truffati in modo vergognoso...».

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