NR. 04 anno XXVII DEL 19 MARZO 2022
la domenica di vicenza
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Le mani della camorra sulle aziende vicentine

Un’operazione di Carabinieri e Direzione Investigativa Antimafia sradica un sodalizio criminale che voleva cannibalizzare imprese del nordest. Le categorie economiche fanno quadrato a difesa delle vittime

di Tiziano Bullato
bullatot@tvavicenza.it

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Le mani della camorra sulle aziende vicentine

«Abbiamo estirpato un cancro che si stava ramificando nel tessuto economico del Nord-est, speriamo solo che non vi debbano essere metastasi». Lo ha detto il colonnello Michele Sarno [a sin.] commentando la conclusione della prima fase dell'operazione “Serpe”, quella che ha portato a Le mani della camorra sulle aziende vicentine (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)disarticolare una organizzazione criminale collegata alla camorra dei casalesi e che stava prendendo piede a partire da Vicenza e Padova. L'indagine ha portato ad arrestare 25 persone, a recuperare assegni per un milione di euro, 40 mila euro in contanti, documenti di ogni genere, mentre si ipotizza che il danno complessivo all'economia veneta si attesti sui 4 milioni di euro.

L'indagine è partita dalla denuncia di un imprenditore vicentino, depositata nel settembre scorso ed è passata attraverso accertamenti e intercettazioni telefoniche e ambientali compiute in collaborazione dai Carabinieri del nucleo investigativo di Vicenza e dalla direzione investigativa antimafia di Padova, sotto il coordinamento della direzione distrettuale antimafia di Venezia.

Le mani della camorra sulle aziende vicentine (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Cosa si è scoperto? Si è capito che il napoletano Mario Crisci, 33 anni, vertice della piramide criminale, si era spostato con i suoi luogotenenti in Veneto. Aveva dato vita ad una azienda dall'apparenza normale, la Aspide srl. Faceva pubblicità e riceveva clienti ai quali proponeva prestiti che potevano andare da 10 mila a 350 mila euro. In questo modo sono stati agganciati almeno 130 imprenditori che, a fronte della crisi e della difficoltà di accedere al credito, hanno accettato denaro. Ma i prestiti costavano cari, fino al 180 per cento e con il ricarico di interessi sugli interessi. Insomma, per gli imprenditori diventava quasi impossibili far fronte agli impegni. E allora l'organizzazione poteva contare su due scelte: mandare gli esattori, picchiatori professionisti che facevano male e anche tanta paura, oppure proporre al debitore di cedere loro i crediti dell'azienda verso terzi. E quei crediti venivano subito posti all'incasso. Il debitore a sua volta non aveva soldi? Loro erano disposti a prestarli e la catena di Sant'Antonio riprendeva vigore. La finalità ultima dell'organizzazione, che poteva contare sull'apporto di forze locali, come il commercialista Ivano Corradin, 48 anni di Marostica o Diana Ziotti, 68 anni, era quella di appropriarsi delle aziende. Prima acquisendo pacchetti azionari,Le mani della camorra sulle aziende vicentine (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica) poi entrando nella gestione, infine cannibalizzando l'attività. Per i vertici dell'organizzazione non vi era alcun interesse a fare gli imprenditori. Volevano semplicemente monetizzare per trasferire immediatamente i proventi in Campania. Tessere PostePay servivano a versare “il mensile” a molti affiliati, anche a quelli in carcere.

Alla fine sono stati 135 gli imprenditori usurati, 100 le società estorte. Sono stati ricostruiti due episodi di sequestro di persona a danno di padre e figlio nel padovano: il padre è stato picchiato con la sua stampella davanti ai suoi operai per dare un segnale a tutti, per far capire che con l'organizzazione non si scherza.

«NoLe mani della camorra sulle aziende vicentine (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)n ci sono precedenti di una simile operazione – ha spiegato il procuratore aggiunto Carlo Mastelloni [a des.] – una indagine che ha portato a identificare un sodalizio che si comportava esattamente come una organizzazione mafiosa, con la stessa violenza e prevaricazione e che in breve tempo aveva realizzato una spaventosa penetrazione nel tessuto economico del Nord-est».

«Il quadro che abbiamo davanti – conferma il colonnello Sarno – ci dice che la mafia è arrivata nel Veneto e anche a Vicenza. Stavolta siamo riusciti ad intervenire in fretta, speriamo di aver estirpato il male alla radice».

Nel corso delle ultime ore sono state eseguite decine di perquisizioni fra Veneto, Lombardia, Campania, Sardegna. Molti gli elementi che gli investigatori hanno raccolto, moltissimi i documenti che dovranno essere sviluppati nei prossimi mesi.

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