NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Morte, sesso, politica e religione: ridiamoci su

Intervista a Giobbe Covatta che ha portato in scena “niente progetti per il futuro”, l’artista parla della sua esperienza umanitaria in Africa

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Morte, sesso, politica e religione: ridiamoci su

Al teatro Astra di Schio, è andata in scena la commedia “Niente progetti per il futuro” con Enzo Iacchetti e Giobbe Covatta. Lo spettacolo, promosso da Arteven, ha riscosso uno strepitoso successo di pubblico. La pièce racconta di un presentatore televisivo che si vuole suicidare per via di un inaspettato “trasloco forzato” sul viale del tramonto. Nello stesso luogo incontra un garagista intenzionato a commettere il medesimo gesto poiché la moglie, sarta degli studi televisivi, lo ha tradito.

Morte, sesso, politica e religione: ridiamoci su (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)I due protagonisti sono un presentatore settentrionale, elegante e di bella presenza, e un garagista meridionale vestito in maniera modesta. Questi sono due cliché molto sfruttati, come si riesce ad eviscerare argomenti profondi da un punto di partenza che invece suggerisce prevedibilità?

Giobbe Covatta: «Mah, prevedibilità: queste sono le maschere della Commedia dell’Arte che vanno avanti da centinaia di anni. Totò, Pulcinella, Arlecchino, Capitan Fracassa, Rugantino, esistono da sempre, sono personaggi che si vestono di volta in volta, pur mantenendo gli stessi caratteri, come dicevi poc’anzi, di abiti più eleganti o dimessi e di mestieri più o meno nobili, ma quello è, le maschere sono universali e continuano ad avere il loro peso. Vengono mediate da mille sfaccettature e sfumature relative alla cultura e al linguaggio del momento storico, io là sopra sono Pulcinella e lui è Capitan Fracassa».

Loro si incontrano di notte su un ponte dal quale vogliono buttarsi. Visto che il mondo della televisione sembra essere uno degli scenari sociali di maggior riferimento, come mai invece è stato scelto un momento di solitudine? Tra l’altro i due si incontrano in una situazione estrema di profonda intimità personale, non si incontrerebbero mai altrimenti.

«Io non voglio, come dire, ridurre le cose, rispetto a quelle che vengono raccontate a volte e percepite altre, ma questa è una commedia, con due personaggi, scritta apposta per me e per Iacchetti. Il fatto che ci siano due persone/maschere che si inMorte, sesso, politica e religione: ridiamoci su (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)contrano su un ponte che decidono di uccidersi, e quindi come argomento di conversazione primario, è l’idea della morte: questa è la base della comicità, in assoluto. Si ride su 4 cose: sulla morte, sul sesso, sulla politica e sulla religione».

E anche sulla fame, no?

«Non più! Si ride sulle cose che si conoscono, quindi ci deve essere un saputo del pubblico, altrimenti non ride. La fame non fa più parte del saputo del pubblico. il pubblico conosce la fame come un fatto esterno a sé. Gli sarà capitato di avere fame qualche volta, ma basta che va int’ o’ bar e magna. Il problema primario lo abbiamo risolto, quando intendo noi…».

Società italiana di oggi…

«O perlomeno chi sta seduto in teatro. Gli argomenti di cui si ride sono quelli che ti ho detto poc’anzi e le modalità sono state espresse da Freud in straordinario saggio che è “Il motto di spirito”, in cui elenca tutti i modi possibili per arrivare alla risata, un volume di lavoro fantascientifico. Tutto quello che è l’analisi del testo, una commedia, due personaggi, secondo me è più argomento di conversazione dei critici. Nella maggior parte dei casi, e credo che valga per tutta la storia dell’arte e dell’artigianato come spesso è il teatro, tutto quello che si legge, chi lo fa non lo sa, sarebbe terrificante se uno chiedesse a Picasso: “Perché hai fatto questo?” Lui ti risponderebbe: “Perché mi è venuto così”. Poi il critico decide che gli è venuto così perché quel giorno, perché la guerra, gli influssi della società. A quello gli è venuto così, punto».

Morte, sesso, politica e religione: ridiamoci su (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)La loro disperazione sembra determinata da motivi molto futili. Viviamo in una società tecnologicamente avanzata e di benessere materiale, questo dovrebbe permetterci di apprezzare maggiormente le capacità dell’essere umano e le possibilità di espressione di sé, eppure capita spesso di vedere che la vita ha sempre meno valore. Questi si ammazzano perché uno non ha più lo share e l’altro…

«Questi si ammazzano per i motivi, almeno il mio personaggio, per cui si sono ammazzate intere generazioni, cioè perché la moglie gli ha messo le corna, l’altro perché è un edonista e ha perso i motivi che lo rendono orgoglioso, che sono puramente estetici, l’esteriorità. Anche qui fa parte di una logica della nostra società».

Ma l’esteriorità dovrebbe essere di più facile accesso, per cui quando decade si potrebbe dire: “mi dedico a qualcosa di più profondo”, invece no.

«Bisogna vedere se hai gli strumenti per farlo. Io sostengo da molto che oggi in Italia è importante essere famosi, indipendentemente dai meriti. Ruby Rubacuori è famosissima e quella fa la zoccola, nel momento che perde l’ immagine non è che si mette a fare la filosofa, sempre la zoccola fa. Ognuno fa quello che è in grado di fare, poi per mille opportunità se è famoso indipendentemente dalle sue capacità quella è fortuna, sono le occasioni».

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