NR. 01 anno XXV DEL 01 FEBBRAIO 2020
la domenica di vicenza
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Il ballerino è come un’orchestra

Intervista con il coreografo Ismael Ivo, che ha portato in scena al comunale l’evento “Babilonia, il terzo paradiso”

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Il ballerino è come un’orchestra

La stagione della danza del Teatro Comunale di Vicenza si è definitivamente conclusa per quest’anno con lo spettacolo evento “Babilonia –il terzo paradiso” ad opera del coreografo e direttore della Biennale Danza Ismael Ivo e proposto all’interno della rassegna collaterale di Vicenza danza Il ballerino è come un’orchestra (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)“Luoghi del contemporaneo”, dedicata alla danza di ricerca. In scena, i ballerini del centro di perfezionamento nella danza contemporanea Arsenale della Danza. Lo spettacolo è stato preceduto da uno splendido numero interpretato da tre giovani studenti del Junior Balletto di Toscana [nella foto a sin.], con coreografia di Mauro Bigonzetti e musiche di David Byrne, in omaggio alla memoria del Marchese Giuseppe Roi. Appassionato mecenate della danza, il Marchese Roi è stato ricordato nella presentazione introduttiva come “una persona che ha sempre teso a far sì che non venisse mai meno il concetto che la bellezza è una virtù civica che produce del bene all’individuo e che l’arte aiuta a superare le difficoltà del quotidiano”. Lo spettacolo di Ismael Ivo, organizzato da Arteven in collaborazione con la Biennale Danza, è stato molto apprezzato dal pubblico, coinvolto dalla pièce che si è rivelata estremamente articolata sul piano simbolico e ricca di profondi riferimenti alla pittura, alla psicologia, alla sociologia, alla letteratura e alla filosofia. Il balletto di Ivo non si fonda su una narrazione convenzionale ma mette in scena un dualismo continuo tra intelligenza collettiva e individuale, uno scontro tra immagini contemporanee e musica barocca, il tutto in un ambiente bianco e asettico ma al tempo stesso irregolare e versatile: una vera e propria scatola scenica in cui tre pareti intonacate irregolarmente assorbono luci dai colori forti e complementari, figure stilizzate pronte ad essere interpretate dallo spettatore a seconda della sua esperienza emotiva interiore. Una coltre di fumo che ha invaso tutta la sala ha aperto la scena impedendo una visione chiara di ciò che accadeva sul palco per poi diradarsi mano a mano che l’azione veniva portata avanti. Scomposto in vari momenti scenici, il balletto si alterna continuamente tra dualismi contrastanti e ripetuti ma al tempo stesso mai uguali, come se le varie scene fossero delle curve sinusoidali di uno schema che si incontrano e si distanziano con il ritmo regolare di una rima alternata. Ivo propone delle domande proponendo il suo punto di vista e fornendo spunti di riflessione ma al tempo stesso mostra, così com’è oggi, la condizione dell’essere umano contemporaneo, diviso perennemente tra Il ballerino è come un’orchestra (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)uomo sociale, filosofico, istruito, libertà d’espressione e impedimento e incapacità di esternare stati d’animo. Voci in lingue diverse si confondono tra loro fino a diventare urla che fanno da contraltare a una crisalide che si apre delicatamente per creare un butterfly effect finale. Con “Babilonia-il terzo paradiso” Ismael Ivo conclude una trilogia in cui ha indagato il rapporto tra essere umano e ambiente circostante. Il celebre coreografo ci ha concesso qualche domanda per cercare di approfondire la comprensione della sua opera.

Questo spettacolo chiude la trilogia iniziata con “Waste Land” e “Oxygen”. Qui lei indaga la comunicazione tra gli esseri umani. Secondo lei, una maggior comunicazione tra le persone e una ulteriore ricerca nei linguaggi dell’arte, possono migliorare il rapporto con la natura e in che modo? Cultura, società e tecnologia sono collegate tra loro oppure si scontrano distruggendosi?

Ismael Ivo: «Al momento posso dire che si scontrano distruggendosi, sfortunatamente. È una riflessione che ho fatto anche con i ballerini di questo spettacolo: stiamo vivendo un mondo incerto, non si sa quando avverrà il prossimo terremoto o tsunami, anche adesso con l’allarme del nucleare, pensiamo di vivere al sicuro nel nostro appartamento ma basta guardare cosa è successo in Giappone, un paese in ginocchio il giorno dopo. Il livello umano, esistenziale e di sopravvivenza: dove avverrà la prossima caduta economica? Che tipo di futuro c’è per noi e per la gioventù che verrà? Viviamo un mondo babilonico dove c’è molta confusione. Penso che la speranza sia comunicare, ciò che abbiamo fatto fin’adesso sta crollando sia a livello economico che sociale. Parlare e scontrarsi, aggiustare le nostre differenze, piano piano cercare una nuova strada. Ma questo si può fare non solo con un paese, una nazione o una persona ma tra uno e l’altro, trovando un dialogo, creando una possibilità che forse non è la mia o la tua ma una’altra che forse è quella ideale per questo momento. Quindi il dialogo è importante».

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