NR. 13 anno XXVI DEL 28 MARZO 2021
la domenica di vicenza
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Il ballerino è come un’orchestra

di Elena De Dominicis
elenadedominicis@virgilio.it

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Il ballerino è come un’orchestra

Lei ha spesso fatto riferimento alla letteratura, nei suoi lavori. Quando si pensa alla danza si pensa subito alla musica. Che tipo di ispirazione si segue per mettere in scena la letteratura senza seguire i canoni del teatro, visto che è danza?

«Vede, in “Babilonia-il terzo paradiso”, il processo di livello creativo è stato: si pensa al paradiso, un nuovo luogo, si pensIl ballerino è come un’orchestra (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)a al sogno dell’esistenza dell’uomo. L’uomo che cosa vuole? Un uomo senza una finestra di fantasia e di sogno non è un uomo completo, allora il sogno antico di volare, l’essere umano vuole volare con la sua fantasia e l’immaginazione . Abbiamo studiato la mitologia di Icaro e la mitologia greca, l’angelo caduto è un po’ un paragone con la nostra esistenza attuale. Poi abbiamo studiato un racconto di Gabriel Garcia Marquez, dove c’è un angelo vecchio con una grande ala. Il realismo magico della letteratura brasiliana, tutto solo come inspirazione per creare tra un’improvvisazione, un momento fisico con Icaro o Gabriel Garcia Marquez. Con questo materiale, confezionando la coreografia, non letteralmente logica ma come un luogo di immaginazione: in “Babilonia” abbiamo fatto la citazione de “L’ultima cena” di Veronese, la Chiesa gli diede l’incarico, ma la sua visione era troppo umana e la Chiesa rifiutò l’opera. Questo noi lo facciamo nello spettacolo. Il ballerino, nella danza, lavora per associazioni molto diverse di immagini o di letterature».

Noi viviamo appunto un’epoca molto particolare, ci sono molte idee valide ma al tempo stesso c’è una grande crisi delle idee stesse. Come si riconosce oggi ciò che sarà imprescindibile: il cubismo, il dadaismo l’espressionismo di domani?

«È un’incognita, è molto difficile dirlo. Il ballerino non si fa solo dentro uno studio di danza facendo la sbarra: dopo lo studio io li porto in strada a vedere la vita, a fare un’improvvisazione in vaporetto, al mercato del pesce, a vedere la persona tipica veneziana che parla il dialetto, che comunica. Questo scontro con la vita vale per il corpo del ballerino come un artista che vuol portare un dialogo, un’espressione, un’idea».

Quindi nutre il corpo attraverso la visione e l’esperienza.

«Certo».

Il ballerino è come un’orchestra (Art. corrente, Pag. 2, Foto generica)Molti musicisti dicono che per capire un linguaggio difficile come quello della musica non basta imparare ad ascoltare ma bisogna almeno approcciarsi a uno strumento. Secondo lei la danza è un tipo di arte più accessibile alle persone o necessita per forza di uno studio dedicato, per essere capita?

«Io penso che l’arte della danza abbia un vantaggio nella comunicazione perché è una cosa corporale ed energetica: c’è un ponte tra la persona non solo con l’aspetto visuale. E quando dico energetico è la presenza fisica di una persona che cambia un ambiente o un luogo. Stare da solo è una cosa, stare insieme modifica l’ambiente e la prospettiva e questo per me è importante. Io vedo oggi il corpo del ballerino come un’orchestra dove ogni parte suona uno strumento, il ballerino oggi deve essere capace di essere questa orchestra ed essere anche il suo proprio direttore d’orchestra: suonare la testa, la mano, il corpo e creare questa vibrazione tra persona e corpo a corpo, il corpo è un’orchestra di suoni».

Quindi la compagnia è un’orchestra ma il ballerino stesso, da solo, può essere un’orchestra.

«Esattamente».

 

nr. 20 anno XVI del 28 maggio 2011

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