NR. 43 anno XXVIII DEL 23 DICEMBRE 2023
la domenica di vicenza
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La Biennale: una “macchina del vento” che ogni due anni scuote la foresta

Impressioni sulle luce ed ombre della 54^ Esposizione Internazionale d’Arte di Venezia in base alle indicazioni programmatiche del presidente e della curatrice e alle dichiarazioni del curatore del Padiglione Italia

di Mario Bagnara
mario.bagnara@fastwebnet.it

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La Biennale: una “macchina del vento” che ogni due

Tentare di esprimere a caldo una valutazione complessiva sulla 54^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia, inaugurata sabato 4 giugno scorso dopo tre giorni di affollatissima vernice, può sembrare presuntuoso. Ma vi sono stimolato dalle accese polemiche che ne hanno preceduto e accompagnato l’inizio, talmente vivaci e talora imbarazzanti, che rischiano di far prevalere la visione negativa di un evento così importante che documenta il panorama artistico mondiale.

 

Puntuali e chiare le indicazioni programmatiche

La Biennale: una “macchina del vento” che ogni due (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)Eppure i principali responsabili, in primis il presidente della Biennale Paolo Baratta [a sin.] e la curatrice svizzera, Bice Curiger, sono stati molto chiari e rassicuranti nei loro comunicati. «La Biennale è come una macchina del vento – afferma Baratta – Ogni due anni scuote la foresta, scopre verità nascoste, dà forza e luce a nuovi virgulti, mentre pone in diversa prospettiva i rami conosciuti e i tronchi antichi… La Biennale è un grande pellegrinaggio, dove nelle opere degli artisti e nel lavoro dei curatori si incontrano le voci del mondo che ci parlano del loro e del nostro futuro… L’arte è qui intesa come attività in continua evoluzione». Gli fa eco la Curiger [a des.], famosa curatrice di musei e mostre a livello mondiale e direttrice di prestigiose riviste La Biennale: una “macchina del vento” che ogni due (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)specializzate: «Che cos’è una Biennale?… Se la 54^ Esposizione Internazionale d’Arte della Biennale di Venezia reca il titolo ILLUMInazioni, la speranza è anche quella di gettare luce sull’istituzione stessa… ILLUMInazioni si incentra sulla luce, un tema classico dell’arte strettamente legato a Venezia. Al contempo, mettendo in rilievo il finto suffisso “nazioni”, il titolo non subisce solo un’estensione semantica fino al mondo del reale e all’interno delle dimensioni sociopolitiche, ma sottolinea il rimando alla situazione particolare della Biennale di Venezia con i suoi padiglioni nazionali».

 

Record assoluto di adesioni

E a queste indicazioni progettuali, meglio esplicitate dalla curatrice con cinque precise domande poste a tutti gli artisti e curatori (1. La comunità artistica è una nazione? 2. Quante nazioni ci sono dentro di lei? 3. Dove si sente a casa? 4. Che lingua parlerà il futuro? 5. Se l’arte fosse uno stato, cosa direbbe la sua costituzione?), le risposte sono state esaltanti: 89 i paesi partecipanti (erano 77 nel 2009, 61 nel 1999), alcuni presenti per la prima La Biennale: una “macchina del vento” che ogni due (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)volta (Andorra, Arabia Saudita, Repubblica Popolare del Bangladesh, Haiti), altri ritornati dopo passate partecipazioni (India, Repubblica Democratica del Congo, Iraq, Zimbabwe, Sudafrica, Costa Rica e Cuba).

83 artisti provenienti da tutto il mondo (32 i giovani nati dopo il 1975, 32 le presenze femminili) costituiscono un più o meno armonico insieme espositivo che si sviluppa per diecimila metri quadrati dal Padiglione Centrale dei Giardini all’Arsenale. E proprio all’Arsenale c’è anche l’immenso Padiglione Italia (con una superficie di 6.000 metri quadrati, più del doppio rispetto alla passata edizione, con un grande soppalco per l’interessante Museo della Mafia di Salemi) che, curato da Vittorio Sgarbi, ospitaper ora (ma il numero, considerato il criterio coraggioso e rivoluzionario adottato, potrebbe crescere) 270 artisti italiani famosi, meno noti e sconosciuti, segnalati non da esperti del settore ma da personalità del mondo culturale (per il vicentino Silvio Lacasella, ad esempio, Fernando Bandini e Valerio Magrelli). A questi “privilegiati”, anche se “stipati” negli spazi del Padiglione talora con imballaggi ancora chiusi, si devono aggiungere tutti gli altri (sempre del Progetto Sgarbi, in numero per ora non reso noto) provenienti da 20 Accademie di Belle Arti d’Italia, dagli 89 Istituti Italiani di Cultura e dalle regioni italiane le cui amministrazioni hanno offerto la loro collaborazione per esposizioni decentrate. Se poi si considerano tutti gli altri artisti ospitati in palazzi, chiese, conventi, scuole… del centro storico e delle isole della laguna, la folla degli artisti della Biennale diviene già di per sé un fenomeno epocale. Dati da record assoluto, anche per quanto riguarda l’assalto a Venezia da parte degli appassionati d’arte e le innumerevoli inaugurazioni con ricevimenti e feste in prestigiose residenze storiche, che hanno messo a dura prova la viabilità di calli e canali veneziani.

 

Dai giornali aspre critiche

Vari giornali, in questi giorni, del “fenomeno” hanno fornito già nei soli titoli una prima valutazione alquanto problematica, per non dire negativa, anche se non mancano segnalazioni interessanti, riguardanti però quasi esclusivamente ipadiglioni esteri (non solo dell’Africa e dell’America Latina, ma anche della Grecia e della Gran Bretagna) sia dei Giardini che dell’Arsenale e le mostre-eventi collaterali, anche indipendenti dalla Biennale: “Biennale. All’ingresso Tintoretto ma La Biennale: una “macchina del vento” che ogni due (Art. corrente, Pag. 1, Foto generica)è slealtà“, “Biennale. Il fumo dell’arte”, “Pericoloso per Gillo Dorfles il padiglione dell’Italia organizzato da Vittorio Sgarbi. Gran bazar dove si espone il vuoto come opera”, “Arriva Bice e fa troppa luce… le lampadine sono in eccesso”, “Artisti italiani più stipati che stimati”.

Criticata anche la scelta della curatrice di trasferire dalla Chiesa di San Giorgio e dalle Gallerie dell’Accademia nella sala grande del Padiglione Centrale ai Giardini tre stupende tele del Tintoretto, ammirate, in un certo senso, anche dagli oltre duemila piccioni di Maurizio Cattelan [foto a des.] che, quasi fossero stati catturati in Piazza S. Marco e quindi trasferiti nello spazio più importante della Biennale («intrusi o estranei?» si domanda la curatrice), già esibiti nello stesso luogo nel 1997, sono appollaiati sulle travi del soffitto anche di altre numerose sale, «incerti se scendere a terra o volare via», ha scritto Angela Vettese su Il Sole 24 Ore.

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